Sugar Mill Hotel… appetitoso!!

3 luglio 2009 da Alice

Vi ricordate le pietre di Liverpool che si trovano nella parete del ristorante del Sugar Mill Hotel a Tortola?
Ve ne ho parlato di recente, qualche post fa. Oltre le pietre, vi raccontavo la fama della suo ristorante.

Il giorno dopo che avevo scritto del Sugar Mill Hotel mi è capitato tra le mani un appetitoso libro dal titolo altrettanto gustoso: Caribbean Cookbook. 51bxtff07qlPer un sorprendente gioco di coincidenze, sapete chi l’ha scritto?
Jinx e Jefferson Morgan, una coppia di californiani che sono, guarda un po’, i proprietari del Sugar Mill Hotel. E oltre a gestire il Sugar, tengono la rubrica “Entertaining Made Easy” sul mensile Bon Appetit.
Si legge nella prefazione: “Questo libro è dedicato alla gente delle BVI che ci ha accolto e fatto sentire come a casa nostra”.
Nei loro quindici anni di vita alle BVI, infatti, i due californiani hanno stretto amicizia con moltissime persone. Oltre a condividere con loro i pic nic, gli amici delle BVI hanno dato da mangiare ai loro gatti, fatto scoprire posti meravigliosi, insegnato come pulire una conchiglia e trasmesso i loro piccoli segreti sugli ingredienti della cucina caraibica.
Appena sbarcati sull’isola di Tortola, Jinx e Jefferson hanno subito notato quel vecchio hotel con il ristorante costruito in pietra. Era in vendita. Pur consapevoli di non avere alcuna esperienza nel campo della gestione alberghiera, ma forti della loro attività di scrittori di articoli di cucina e di vino, lo hanno comprato. Sfruttando il loro sense of humor e la capacità di sognare ad occhi aperti, il Sugar Mill Hotel è diventato qualcosa di veramente speciale, elegante ed unico nel suo genere, grazie anche alla sua posizione nella splendida baia dove si trova la Appleby Plantation.
Sia per la fama del loro ristorante e sia per il libro, Jinx e Jefferson devono ringraziare i numerosi  cuochi che hanno lavorato ai fornelli del Sugar Mill Hotel. Le ricette più famose: Creole Peanut Soup, Gingered Carrot and Pear Bisque, Stamp and Go, Crab Cakes with Shrimp Sauce, Tuna Salad with Tangerine Vinaigrette…
Mettetevi il tovagliolo al collo perché, prossimamente, vi passerò alcune di queste gustose ricette caraibiche!

Alle BVI venti in poppa per gli investimenti

24 giugno 2009 da Alice

Dici “Isole Vergini Britanniche ” e pensi subito agli alisei e alle barche a vela, al sole e alle spiagge incantevoli, alla natura da sogno ed ai gustosi sapori caraibici.
Con questo pezzo vi stupirò: cambio il mio look casual, sostituisco le mie infradito con scarpe tacchi a spillo 12 cm,  indosso un tailleur da donna in carriera e vi parlo, udite udite, di finanza. In fatto di investimenti sono un disastro, quindi non aspettatevi analisi da esperta economista.
Allora, nei primi anni ’80, quando le BVI formarono una giurisdizione a sé, ci fu una straordinaria crescita dei mercati finanziari.
Nel corso di una generazione l’economia è cresciuta fino a raggiungere un reddito pro capite di circa  40.000 dollari! Mica male. Ciò fa delle  BVI uno dei luoghi più ricchi al mondo, oltre che uno dei più belli. Parecchie società finanziarie hanno la loro sede estera proprio qui. Per completare il quadro, ecco due cifre: circa 750.000 le compagnie presenti, oltre 65.000 società finanziarie locali in più rispetto allo scorso anno. Le BVI  sono oggi una giurisdizione ideale per i fondi di investimento. Questa crescita inizia nel 1996 con l’introduzione del Mutual Fund Act. La collaborazione tra settore pubblico - privato e i servizi finanziari delle BVI consente di offrire vantaggi agli investitori della comunità internazionale. Conosciuto come THE BVI ADVANTAGE, questo accordo significa: sostenere la stabilità economica e politica; una vasta gamma di prodotti e servizi finanziari innovativi; un regime di regolamentazione moderno, flessibile e solido; ambiente operativo  efficiente e favorevole alle imprese; un team di professionisti con grande esperienza e conoscenza; l’uso del dollaro USA come valuta corrente; impegno politico nell’attuazione di norme e leggi che soddisfino le necessità degli investitori e proteggano l’integrità delle BVI. Io aggiungerei il valore aggiunto della BVI: isole da mille e una notte. Anzi, mi viene il sospetto che tutte queste società  e questi professionisti hanno scelto di venire alle BVI proprio per il panorama! Ad esempio, gli avvocati: le Isole Vergini Britanniche sono l’unica giurisdizione dei Caraibi che vanta la presenza di sei tra le più grosse compagnie di consulenza legale del mondo, con una grande presenza di avvocati penalisti e civilisti. L’ICF (Centro Finanziario Internazionale delle BVI) si muove molto bene nella diffusione dei vantaggi che può offrire una sana competitività territoriale e si impegna a promuovere grandi eventi come le conferenze internazionali. Con un capillare programma informativo, il BVI IFC vuole spingere la comunità internazionale ad investire in servizi finanziari. Questo programma globale è stato ben recepito all’estero, soprattutto dai principali centri del business come New York, Londra, Hong Kong, Singapore, Miami, Ginevra, Zurigo e Shanghai.
Mi rimetto le mie infradito, mi infilo i mie pantaloni di leggero cotone bianco e vado a farmi una bella passeggiata a Tortola. Come avrete capito, i miei investimenti alle BVI sono di tutt’altro genere! :-)

Le pietre del Sugar Mill Hotel

15 giugno 2009 da Alice

Ci ho preso gusto. Dopo avervi raccontato la storia del Bitter End vi porto con la fantasia alle BVI sulle ali di un’altra storia.
Dopo Virgin Gorda, ci spostiamo a Tortola. Si tratta del Sugar Mill Hotel,Sugar Mill restaurant 23 stanze, aria condizionata, collegamento Wi-Fi ad internet, piscina, ristorante da favola ed altre delizie.  Facciamo un salto indietro nel tempo, nel 1640, quando il commercio di rhum e, purtroppo, di schiavi, era nel pieno dell’attività. Le navi salpavano dai Caraibi con le stive piene di casse di zucchero e rhum, rotta verso l’Inghilterra. Al ritorno, per fare zavorra e dare stabilità alla nave, era in uso portare a bordo cose pesanti. Gli ufficiali svegliavano la ciurma nel pieno della notte e comandavano a questi poveracci di recarsi a terra per recuperare grosse pietre e pezzi di acciottolato dalle strade di Liverpool, con grande disappunto dei cittadini che si trovavano le strade sempre piene di buchi. All’arrivo nelle Isole Vergini Britanniche, le pietre venivano poi scaricate e usate nelle piantagioni di canna da zucchero per costruire le Great Houses (Grandi Case). Avete già capito: qualcuna di quelle grosse pietre si possono vedere oggi sulle pareti della sala ristorante del Sugar Mill Hotel. Dell’antica Great House è rimasto poco ed è tutto vicino al parcheggio. L’hotel sorge a fianco della vecchia piantagione di Applebay, che ha sua volta ha dato il nome alla baia di Apple.
Verso il 1830 iniziò il crollo dell’economia delle piantagioni. Le Great Houses andarono anch’esse in rovina perché vennero lasciate in balia dell’abbandono e delle intemperie.
La sala del ristorante del Sugar Mill Hotel è ricavata dal vecchio locale in cui si distillava il rhum. La grossa caldaia di rame, che oggi da vita ad una suggestiva cascatella nel giardino, è ancora quella che veniva usata nel processo di fermentazione della canna da zucchero. La vecchia distilleria ha prodotto dell’ottimo rhum fino al 1957 e ancora oggi si può vedere l’alambicco usato nella distillazione, basta fare un giretto nei giardini che conducono ai vari gazebo dell’hotel. Per mettere in moto i vari macchinari, alcuni buoi azionavano una grossa macina che ora non c’è più. Indovinate cosa c’è al suo posto? Una fantastica piscina.
Ancora oggi, nelle notti stellate, sembra di sentire i suoni della vecchia distilleria portati da una leggera brezza che fa tremolare La luce delle candele sui tavoli del Sugar Mill Restaurant. L’atmosfera è decisamente romantica ma, vi giuro, ho visto gente commuoversi davanti al menu. A detta di chi la sa lunga, il ristorante del Sugar Mill è infatti uno tra i quattro migliori dei Caraibi.

La storia del Bitter End Yacht Club raccontata da una pirata

8 giugno 2009 da Alice

Mi ha sempre incuriosito conoscere i retroscena di un posto, soprattutto alberghi e resort.
Prendiamo il Bitter End Yacht Club, una chicca di resort che si trova nell’isola di Virgin Gorda, nel North Sound. Oggi le sue acque turchesi sono protette, calme e tranquille, mentre più di tre secoli fa erano decisamente agitate. I primi “turisti” furono i pirati e i navigatori solitari provenienti dall’Inghilterra, gente d’azione come Sir Francis Drake e Sir John Hawkins. Arrivavano, gettavano l’ancora al largo di spiagge bianche e soffici come borotalco e via con le loro incursioni. L’intrepido pirata Hawkins rimase legato a queste acque: narra la leggenda che il suo corpo è in fondo al mare, da qualche parte.
Facciamo un bel salto indietro nel tempo ed eccoci al 1964, quando la famiglia Hokins mise piede nell’isola di Virgin Gorda.
La naturale bellezza di North Sound affascinò a tal punto gli Hokins che ne divennero assidui frequentatori. L’unico punto in comune con i pirati è che amavano andar per mare.
Un’estate si accorsero che in una baia era sorto un pub, circondato da cinque cottage, chiamato Bitter End. Un pioniere degli yacht locale, tale Basil Symonette, lo aveva fatto costruire apposta per i noleggiatori di barche. Non era un cinque stelle, ma aveva il suo fascino. La sistemazione era di tipo rustico: letti con fogli di carta, nei bagni scorreva solo acqua fredda, di sera la luce si accendeva grazie ad un piccolo generatore a diesel. Quando arrivava qualche visitatore per la cena non si recava alla reception. Semplicemente, attraccava lungo un molo di legno e suonava il corno ad aria. Se l’eccentrico Basil era in giornata, avrebbe risposto con un megafono e i visitatori potevano scendere e mangiare una buona bistecca. Myron e Bernice Hokins divennero ben presto assidui frequentatori del Bitter End durante le loro crociere invernali alle Isole Vergini Britanniche. Durante una delle ultime visite, Myron chiese a Basil di poter acquistare o affittare un piccolo pezzo di terreno per costruire il proprio cottage. La risposta di Basil arrivò dopo qualche settimana ed era un tondo “no”. O meglio, era un “no” alla concessione del terreno, ma “sì” all’acquisto di tutto il Bitter End. Gli Hokins non poterono rifiutare, così nel 1973 diventarono i nuovi proprietari. Nonostante nessuno di loro avesse esperienza nella gestione alberghiera, l’entusiasmo era alle stelle. Coi loro nipoti e un cestino da pic-nic, cominciarono ad esplorare le isole, scorrazzando da Anegada ai Dogs. La barriera corallina circostante offriva la possibilità di fare snorkeling e immersioni. Le altre isole e baie erano lussureggianti e vi si potevano cercare tantissime conchiglie. Le acque offrivano una variegata fauna marina. La zona era l’ideale per navigare, pescare, fare snorkeling, immersioni e tantissimi altri sport acquatici. bitter_end_yacht_club_virgin_gorda.JPGInsomma, le caratteristiche c’erano tutte per poter condividere questo paradiso con altre persone. Le escursioni che oggi si possono fare al Bitter End si ispirano a queste considerazioni famigliari degli Hokins. Anche i nativi erano entusiasti. Grazie al loro aiuto, nel corso di tredici anni il Bitter End Yacht Club è diventato il resort più esclusivo al mondo per sport acquatici.
L’architetto Peter Brill si è occupato del progetto, lavorando su tre aggettivi: organico, funzionale, bello.
Giuro che c’è riuscito.
I miei occhi da “pirata” hanno subito rubato lo splendido parco tropicale, la preziosa spiaggia isolata, il tesoro rilassante del centro benessere e la perla di una comoda piscina.

Tre passeggiate a Tortola, l’isola delle sorprese

1 giugno 2009 da Alice

Andiamo troppo di fretta. I francesi hanno inventato un’arguta battuta per prendere in giro chi va forte in auto: “ Ha dimenticato a casa il fazzoletto”. Corriamo, corriamo… e ci perdiamo il meglio.
Io ho riscoperto il gusto di passeggiare con calma alle Isole Vergini Britanniche. È vero, da queste parti non ha senso andare di fretta. Soprattutto a Tortola. Una bella passeggiata all’interno dell’isola è il modo miglore per apprezzarne le bellezze naturali. Camminando con un’andatura calma ho capito che è più facile concentrarsi sui dettagli. Vedi e apprezzi ogni minima cosa: una splendida conchiglia arancione proprio ai tuoi piedi, un gruppetto di fiori multicolori avvinghiati alle viti…
Anche le orecchie diventano più sensibili. Per me, il suono più magico di Tortola è il trillo del cuculo delle mangrovie. Ha l’abitudine di nascondersi tra le fresche foglie del fico.
Se giri l’isola in macchina o in taxi te la scordi questa fantastica collezione di suoni, immagini e profumi.
La mia passeggiata preferita è quella di Long Bay, una bella distesa di spiagge bianche, situata a nord dell’isola.beach.jpg Long Bay è lunga quasi due chilometri, ma vi giuro che non mi sento stanca dopo averla percorsa tutta; anzi, ogni volta provo una sensazione di benessere fisico.
La spiaggia di Long Bay è una scultura sempre diversa. Come una bambina, ogni volta rimango affascinata davanti alle sue trasformazioni. Long Bay è donna, cambia spesso vestito e i più belli li sfoggia di sera: una volta è ampia e bassa, un’altra sottile come un nastro, con le onde che arrivano fino alle piante di vite e agli arbusti di piante grasse che fanno da confine tra mare e terra. Anche la sabbia è civettuola: a volte è compatta e puoi camminarci facilmente; altre volte, se le onde sono alte e la sabbia viene continuamente rimescolata, è come camminare dentro un porridge. Non conoscete il porridge? È una specie di polentina fatta con avena, acqua e latte.
Preferisco passeggiare insieme ai miei pensieri, da sola. Unica eccezione alla sera, e in particolar modo a Long Bay. La gente del posto si ritrova qui dopo il lavoro e si incrocia con i turisti che soggiornano al Long Bay Beach Resort. Capisci subito chi sono i turisti dall’abbronzatura: hanno gradazioni che vanno dal rosa intenso al bronzo.
Da noi queste passeggiate serali le chiamiamo struscio. Ed il senso dell’incrociarsi e sfregarsi c’è anche qui, però a Long Bay lo “sfregamento” è più socializzante.

La straordinaria storia di Foxy Callwood, Membro dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico

25 maggio 2009 da Alice

Vi voglio raccontare una storia strana, ma proprio per questo, interessante.
Tutto inizia dall’OBE, l’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico (The Most Excellent Order of the British Empire). Parole pompose adatte a definire l’ordine di cavalleria britannico istituito da re Giorgio V il 4 giugno 1917. Quest’ordine è composto da cinque classi.
Per la nostra storia conta conoscere solo l’ultima, la MBE (Member of the Order of the British Empire).
Attualmente la lista degli iscritti al MBE compre alti funzionari al servizio del paese: professori, uomini politici, ricercatori scientifici, atleti olimpici, medici, ambasciatori e… il proprietario di un bar. Sapete dove è nato? Alle Isole Vergini Britanniche .
Il suo nome è da film: Philicianno Callwood di Jost Van Dyke, conosciuto in tutto il mondo come Foxy (vuoi vedere che è il papà di tutti i Foxy Bar?). Verso la fine di dicembre del 2008, il simpaticone di Foxy riceve una chiamata dal governatore David Pearey, che gli dà la bella notizia. ‘Mi disse di non parlarne a nessuno’ racconta Foxy. Qualche ora dopo la notizia di una grande festa per l’anno nuovo era già sulla bocca di tutti i clienti del Callwood’s Tamarind Bar, e giunse fino alla segretaria del governatore. Persino la BBC ne aveva parlato.
Nella notte di capodanno del 2008 Foxy sfoggiò una delle sue mise migliori: cappello di panama, abito bianco, occhiali con la scritta 2009 lampeggiante e uno dei suoi migliori sorrisi. Applausi scroscianti di oltre mille persone.
Siccome Foxy lo conosco anch’io, volevo scoprire come e perché gli era stato conferito un simile onore. Non lo sapeva nemmeno lui. In realtà Foxy è stato nominato ambasciatore in patria e all’estero per i suoi numerosi contributi dati al turismo e alla conservazione delle tradizioni locali. ‘Ciò servirà soprattutto per le nuove generazioni, perché capiscano che mantenere vive le tradizioni è un fatto reale, mentre abbandonare la tradizione per qualcosa di nuovo non è affatto reale’. Foxy è un personaggio richiesto e corteggiato. È stato addirittura invitato alla cerimonia di ventidue nuove investiture a Buckingam Palace, al Castello di Windsor e in altri siti regali. Ci ha pensato a lungo ma poi ha concluso dicendo: ‘Non voglio andare, è inverno, non è posto per me’. Foxy è un uomo felice, preferisce andar per mare a caccia di aragoste, suonare la sua chitarra e cantare le sue ballate.

Sunfun Gospel: tutta l’ironia caraibica nel nuovo libro di Julian Putley

20 maggio 2009 da Alice

bvi_julian_putley_sunfun_calypso.jpgCi ho preso gusto ha presentarvi i libri che raccontano, con sfumature e tagli diversi, le Isole Vergini Britanniche. Cosa volete, è più forte di me: la letteratura che ha come sfondo posti meravigliosi o tratta di viaggi mi piace da impazzire. Oggi vi voglio presentare un autore locale, Julian Putley.
Questo personaggio, che tra l’altro è anche capitano, ha scritto diversi libri sulle BVI. Virgin’s Tresure Isle (L’isola vergine del tesoro, un titolo che fa il verso al capolavoro di Stevenson), narra le vicende reali di pirati e tesori sulla Norman Island. La guida The Baths e A to Z of the Sea (Il mare dalla A alla Z) prende in giro, con toni umoristici,  il mondo della navigazione. Diciamocelo: è vero, spesso chi va per mare se la tira. Ne so qualcosa io con il mio amato skipper…
Un altro suo libro, Sunfun Calypso, è diventato anche una fiction.
Se vi piace la satira, potete passare delle piacevoli ore e spesso vi scoprirete a sorridere. Tutto gira attorno alla vita caraibica e alle avventure di un capitano di yacht. Il nuovo libro di Putley è uscito fresco di stampa a febbraio. S’intitola SunFun Gospel, e questo la dice lunga sulle capacità di marketing del capitano scrittore: se è andato bene il primo Sunfun, andrà bene anche il secondo. Senza svelarvi troppo, ecco il succo della storia. sunfun-gospel.jpg
Siamo sull’isola di Dominada (pura invenzione, non esiste). Un miracolo cambia la tranquilla vita degli abitanti di quest’isola. Il pastore Frazer rinasce cristiano e comincia a fare sermoni nella chiesa parrocchiale. Ordinato sacerdote comincia a fare affari raccogliendo denaro durante le serate di canti Gospel.
Tutte le storie hanno un filo conduttore: la guerra delle banane. L’organizzazione mondiale caraibica per il commercio delle banane ha decretato che presto questo frutto non avrà più sbocchi commerciali verso il mercato europeo. I piantatori cercano di salvare le loro piantagioni che si stanno impoverendo. Ma ecco che arriva l’uomo cattivo, il presidente della United Fruti Company, che vuol prendersi tutto con una manciata di soldi e… Mi fermo qui, così non vi tolgo il gusto di leggerlo!
La parte a mio avviso davvero spassosa e interessante del libro è la descrizione minuziosa della gente locale: rifugiati, devoti parrocchiani, muscolosi contadini, un rasta fumatore di ganja, un poliziotto pasticcione, un politico corrotto, seducenti ragazze, un gruppo di cantanti di gospel e un intero gruppo di visitatori a bordo di uno yacht…
Se amate la colorita cultura caraibica e lo stile di vita beato dei suoi abitanti, dovete comprarlo. Un consiglio: leggetelo comodamente sdraiati sulla spiaggia, all’ombra di una palma o sul ponte di un lussureggiante yacht. Alle BVI, of course!

Viaggiatori pionieri: le BVI prima dell’era del turismo

15 maggio 2009 da Alice

Ho avuto la fortuna di scoprire un libro stupendo, intrigante già dal titolo: “Travels with Myself and Another”. Lo ha scritto Martha Gellhorn, un’intrepida giornalista corrispondente di guerra. In Italia è stato tradotto da Guido Lagomarsino ed edito da FBE nella Collana La Mongolfiera. In poco più di 300 pagine, Martha racconta cinque “horror trips” (cinque orribili viaggi) vissuti in prima persona e con “qualcuno” accanto. Sapete chi è questo “qualcuno”? Ernest Hemingway! Martha ed Ernst si erano sposati nel 1940 e il viaggio raccontato alle BVI risale al 1942.
Il bello del libro sta proprio in quella data, perché dalle pagine emerge la fotografia di com’erano le BVI prima dell’era del turismo, degli yatch, delle strutture alberghiere.
Invidio Martha perché anch’io avrei voluto scoprire da pioniere Tortola e le altre isole.
Non c’erano porti d’attracco, né aeroporti. Di banche neanche l’ombra. L’energia era prodotta da piccoli generatori a diesel. Quando Martha approdò a Tortola nel 1942 trovò ospitalità nella guesthouse Social Inn, gestita da privati sulla Main Street. La sua camera era quasi nuda, la pioggia entrava dal soffitto e da sotto la porta. Indovinate chi c’è oggi in questo storico edificio, rinnovato e ampliato? L’emporio di spezie e la galleria d’arte Sunny Caribbee, di cui vi ho parlato alcuni post fa.
Durante il suo viaggio Martha scopre un’icona delle BVI di allora: l’island loop, la corvetta delle isole.
Queste tradizionali imbarcazioni trasportavano i prodotti dell’artigianato locale da Tortola a St Thomas per venderli in cambio di cibo. Per Martha queste corvette furono l’unico mezzo di trasporto che lei usava per spostarsi durante i suoi viaggi, aiutata da un giovane capitano locale chiamato Carlton De Castro, che ne possedeva una da 30 piedi chiamata Pilot.
Già che ci sono vi segnalo un altro bel libro, “Two on an isle”, stampato nel 1953. Nel 1958 uscì anche un film, Virgin Island, con Sydney Poitier e John Cassavetes. Oggi il libro è introvabile, ma il film è disponibile in DVD da Pusser’s Company Store a Road Town e da Pusser’s Marina Cay.
È stato scritto da altri due intrepidi pionieri che arrivarono alle BVI nel 1937: Rob and Rhodie White. Si erano appena sposati negli Stati Uniti quando la depressione economica li convinse a fuggire.
Giunti a Tortola, iniziarono a cercare un posto ideale per poter realizzare il loro sogno: trovare una piccola proprietà. Con una corvetta acquistata per pochi soldi e dopo parecchi viaggi per mare, approdarono a Marina Cay. Qui costruirono la loro prima dimora, all’ombra di un piccolo albero di fico, all’estremità della spiaggia di Privateer’s Bay. A Marina Cay la casa dei White è stata trasformata in un accogliente bar-libreria della catena Pusser’s  che propone ristoranti e negozi insieme. Non ci crederete,
ma il piccolo albero di fico descritto da Robb nel suo libro si può vedere sulla spiaggia proprio davanti all’ingresso del Pusser’s Restaurant. Io l’ho visto.

Anegada: piatta sul mare, rotonda di bellezza

10 maggio 2009 da Alice

Una rivista di viaggi inglese mi ha chiesto di scrivere un articolo su Anegada. Secondo voi, ho accettato o no?  Ho accettato, ho accetato… Ad una condizione però: due biglietti, andata e ritorno. Esclusivamente per voi, vi trascrivo i miei appunti personali di questa escursione di un solo giorno.
Ho buttato giù dal letto il mio amato skipper  molto presto perché il ferry da Road Town per Anegada parte alle sette del mattino. Il sacrificio di alcune ore di sonno è stato premiato: l’alba alle BVI è uno spettacolo da brivido.  Per il primo tratto di viaggio siamo stati sulla parte superiore del Ferry, poi abbiamo dovuto spostarci sul ponte coperto a causa del forte vento, così ho potuto  leggere il mio libro senza litigare con le pagine svolazzanti. Dopo circa un’ora ecco profilarsi chiaramente dal finestrino la sagoma di Anegada  con i suoi alti alberi di ananas. Ed ecco  il Reef di Horseshoe, una delle barriere coralline più vaste del mondo. Si snoda  come una lunga coda attorno all’isola.
Anegada è notoriamente piatta. Lo svela anche il suo nome di origine spagnola: isola sommersa, annegata. Ma attenzione, è piatta solo perché il suo terreno compatto come la roccia è a zero metri sul livello del mare, mentre è bella rotonda in fatto di bellezza e fascino… Il suo ecosistema è completamente diverso da quello delle altre Isole Vergini Britanniche. Per scoprirlo basta noleggiare un’auto.
Ci siamo diretti a nord e abbiamo fatto una piccola tappa a Bone’s Bight (probabilmente il nome di qualche pirata), per fare una passeggiata sulla spiaggia; poi ci siamo diretti verso la foresta dell’interno. Il mio skipper mi ha buttato lì un’acuta osservazione: “Se per ammirare la bellezza di un fiocco di neve occorre il microscopio,  la bellezza di Anegada va vista in un solo colpo d’occhio”.anegada_beach_bg.jpg
Non lo pensavo così romantico!
La foresta di Anegada è il paese delle meraviglie: splendidi fiori, arbusti spinosi, piante grasse ed eleganti orchidee mozzafiato che crescono avviluppate ai cespugli. Mentre camminavamo, all’improvviso, arriva una magia. Poco al di sotto del sentiero,  più di cento fenicotteri rosa ci stavano guardando dal Red Pond. Che spettacolo!!
Eppure Anegada non è solo famosa per la sua natura: le aragoste che si gustano qui sono leggendarie. La gente del posto le chiama card e le cattura al largo del reef . Noi le abbiamo assaggiate a Pomato Point sulla costa occidentale dell’isola: esageratamente deliziose!
A fine pranzo abbiamo visitato il museo di Pomato Point, all’interno dello stesso ristorante. Sono esposti oggetti trovati nei relitti tipo monete, anfore e argenteria varia recuperata dal fondo del mare. La collezione è di proprietà di Wilfred Creque, un abitante dell’isola. Più di 200 barche hanno fatto naufragio nei pressi del reef di Anegada nei secoli scorsi.
Il mio skipper dice che chi governava quelle barche non ci sapeva fare… Lo so: oltre ad essere romantico è anche un po’ spaccone :-)

Tempo caldo, Racing di fuoco: finisce alla grande la BVI Spring Regatta 2009

5 aprile 2009 da Alice

Chi si è svegliato questa mattina, 5 aprile, e ha guardato il cielo, non poteva crederci. Com’è possibile, proprio l’ultimo giorno della Spring Regatta, ritrovarsi il cielo coperto da nuvole nere? Vuoi vedere che piove e non vedremo un filo di vento?! Gente di poca fede: le BVI non deludono, non ti lasciamo mai in “braghe di tela”!! Ed infatti, le nuvole sono state solo una piacevole protezione solare e lungo tutto il Sir Francis Drake Channel ben 122 imbarcazioni hanno gareggiato con vento da 12 a 14 nodi. bvisr_3april.jpg
Ho aspettato le barche al loro rientro in porto. Per me è un momento magico osservare le facce dei vari equipaggi alla fine delle competizioni. Nei loro occhi ci puoi leggere un affascinante romanzo di avventura.
Il volto di Philip Lotz, proprietario e skipper di Arethusa, arrivata seconda dietro a Vincitore nella divisione A, era raggiante: “ Qui è tutto stupendo. Il prossimo anno ci ritorno e voglio convincere altri proprietari di Swan 42 a partecipare”. Nella divisione B, Three Harkoms ha vinto con un margine di sette punti su Lost Horizons II di Jamie Dobbs. Sulle labbra di James Heddleston , proprietario di Three Harkoms, ho letto questo bilancio:  “È una delle regate meglio organizzate a cui abbia mai partecipato da diverso tempo”.
Nella categoria C, il grande vincitore è stato Bad Girl, con dieci primi posti e un secondo: era veramente duro batterli. Spirit of Montpellier e Safir III si sono piazzati primo e secondo nella Performance Cruising A, mentre al terzo posto c’è Miss MaJic, un J/46, comandato dallo skipper portoricano Jim Baus. Nota di colore: a bordo di Miss MaJic c’era Ella, una protagonista assoluta della Spring Regatta. Ella non è una miss, ma una simpatica cagnetta. Un’altra particolarità di questa barca è che Baus e la moglie Heather hanno comprato Miss MaJic lo scorso anno ed hanno partecipato alla Spring Regatta assieme agli ex proprietari, con in quali  hanno stretto una grande amicizia. Una bella storia che poteva succedere solo alle BVI. In alcune classi c’è stata una lotta accanita fino all’ultima regata. Addirittura si è ricorsi al tie-break nella classe dei 30 metri modificati. L’ha spuntata Diva di Robin Tattersall, residente alle BVI.
Anche nella classe Bareboat A c’è stata battaglia.  Le tre migliori imbarcazioni hanno ottenuto tutte 14 punti in cinque gare, ma sono stati il californiano Justin Barton e Pressley King delle BVI  che si sono divisi lo scettro della vittoria arrivando primi a pari merito.
Gara fantastica anche nella classe Large Multihull, con Richard Wooldridge delle BVI che ha portato alla vittoria il suo trimarano Kelsall, del Team di Nanny Cay, davanti a Soma, un Formula 40. Questione di millimetri.
Prima di partecipare alla festa finale, preparo le valigie. Domani parto. Per mia fortuna avrò accanto il mio skipper del cuore. Sta già pensando alla prossima edizione della BVI Spring Regatta. Quanti giorni pensate che resista a Milano, vicino all’Alzaia del Naviglio Grande?