Alba chiara a Virgin Gorda

3 Luglio 2008 da Alice

chiedo venia a tutti coloro che hanno trovato la pagina non aggiornata per un po’..
Non sono stata troppo bene ultimamente, ma adesso sono in forma, e ha contribuito a tirarmi un po ‘ su il morale il ricordo delle mie isole.. ad esempio, guardate qua questo scatto di una bellissima alba a Virgin Gorda :-)

Alice

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I frutti della pesca

20 Giugno 2008 da Alice

A uno scrittore da me molto amato, piaceva molto pescare. Faceva uscire a pesca anche il personaggio protagonista di certi suoi romanzi, un certo Montale. marlin - tks to guidebvi.comEgli un giorno, uscendo in barca con le sue canne sottobraccio aveva detto che “Pescare era secondario. Solo un omaggio da rendere a questa immensità”. Non per tutti è così: per alcuni, pescare è uno sport che sfiora i connotati della malattia, una vera fissazione. Ma per molti, invece, uscire in barca, sistemare l’attrezzatura e aspettare che un segno annunci l’inizio dei “giochi”è davvero uno dei modi più esaltanti di vivere il mare. Di conoscerne i segreti, di godere della luce che riverbera sulla superficie, di esplorare il luogo che si è scelto per mezzo di un pretesto favoloso.
I pescatori d’altura, infatti, favoleggiano – chi più chi meno – di prede avvistate o mancate; se non di quelle pescate delle quali si esagera sempre un poco circa le dimensioni reali. Alle isole Vergini, non ce n’è bisogno: il mare circostante, qualche miglio oltre le coste, è attraversato da specie di passo innumerevoli. Kingfish, tonni, marlin, BVI Billfish Tournament logo - tks to bvibillfishtournament.comsnapper (il nostro dentice), barracuda. Ovvio, dunque, che la pesca d’altura sia una delle grandi attrattive dell’arcipelago. Per gli amanti del big game, c’è in particolare un appuntamento che li riguarda: il BVI Billfish Tournament. Cinque giornate di grande pesca (dal 19 al 23 luglio prossimo), da trascorrere in flotta (non oltre 30 barche) e a partire dal Bitter End Yacht Club situato nel North Sound a Virgin Gorda.

Le barriere dell’amore

12 Giugno 2008 da Alice

L’amore è quello degli squali e le barriere sono quelle coralline di Anegada.Sharks in Anegada reef - tks to http://www.gallagherstravels.com/international_places/Caribbean/BritishVI/
Alcuni anni fa sono andata a vedere se era vero, come un’amica mi aveva raccontato: se era vero che gli squali, durante l’estate dei Caraibi si accoppiano in pochi palmi d’acqua e che tra i luoghi preferiti ci sia la laguna di Anegada. Era un fine agosto senza vento (in quel mese anche gli alisei vanno in vacanza) e il luogo suggeritomi, Loblolly Bay, era immobile, trasparente come il fondo di un bicchiere. Come indicatomi, attesi l’imbrunire sulla spiaggia ché gli squali (come di consueto) si avvicinano alla riva quando la luce non è più violenta. La specie diffusa tra le isole, come in gran parte dei mari tropicali è lo squalo di barriera detto “pinna bianca”: una specie non pericolosa che si limita a pattugliare la barriera in cerca di pesce cui nutrirsi e solo all’età di quattro o cinque anni comincia a riprodursi. Ovvero, quando ha raggiunto la sua lunghezza massima: poco più di un metro. Vive generalmente fino a 25 anni ed è abitudinario circa il luogo scelto per l’accoppiamento. Per questo sono andata fiduciosa a Loblolly Bay. Ci sono arrivata in bicicletta partendo dalla pista sabbiosa di Settlement, l’unico minuscolo villaggio di Anegada. Isola piatta come l’istmo di un atollo: perfetto per andare in mountan bike, tanto più che gli stagni salmastri a ridosso dal mare sono frequentati dai fenicotteri rosa che sembrano scortare il tuo passaggio.
Verso sera, mentre aspettavo in silenzio seduta su una duna della riva, li ho intravisti, finalmente. Erano cinque o sei, nuotavano nel bassofondo a cento metri dalla riva e distinguevo la sagoma e le pinne ed il loro lento movimento. Poi all’improvviso è sceso il sole e il buio sopraggiunto ha protetto i loro giochi e la loro intimità. Quella notte ad Anegada mi sono addormentata pensando a quanta vita ci fosse dentro la laguna; a tutta la vita visibile e invisibile che sempre e comunque procura un’emozione.

Dire spiaggia è riduttivo

30 Maggio 2008 da Alice

Quando leggo sui giornali le classifiche di Condé Nast Traveller e la vedo, sul podio delle spiagge più belle del mondo, mi dico che sì: tra le migliaia che ho visto, The Baths è davvero di irripetibile bellezza. the Cave at VG Baths - tks to ciasaiMa poi, pensandoci, chiamarla solo spiaggia non dà l’idea della follia geologica che la contraddistingue. La spiaggia esiste, certo, e si allunga per quasi 900 metri ma la sua prerogativa è la sequenza del granito, scolpito in massi enormi che in modo grandioso e surreale ne disegnano anfratti, grotte, piscine naturali.
Dal villaggio di Spanish Town, la strada che porta ad ovest dell’isola di Virgin Gorda, finisce dove il promontorio comincia ad essere tempestato di rocce tondeggianti. Virgin Gorda, The Baths - tks to BVI TBUn bistrot a palafitta di foggia coloniale (si chiama Top of The Baths) vi dice che siete quasi al dunque.
Un sentiero scende tra le agavi e le bouganville, serpeggia fin alla prima luna di sabbia dove l’esuberanza del granito che si erge sulla riva è una magnifica visione. Ma siamo solo all’inizio. Dall’ultima imponente roccia a sinistra della spiaggia, si apre un varco minuscolo che è l’incipit del sentiero più stupefacente che abbia visto mai. A tratti, è “addomesticato” da un camminamento in teak che consente di percorrere il dedalo fantastico tra i massi di granito e le anse marine che tra questi si nascondono. Chi ce li ha messi qua? Viene da chiedersi. Sembrano giganti posati sulla riva da una mano ribelle e visionaria. L’eco dei passi e delle voci si stempera nell’acqua che ha il colore perlaceo del turchese. Ogni tanto, le sculture di granito danno tregua ad una piccola spiaggia dove verrebbe voglia di fermarsi. Ma i passaggi successivi, rasenti a quel granito rosa affondato nella sabbia, inducono in tentazione irrimediabile. Un’emozione primitiva ti fa desiderare di voler essere l’unica persona – anzi la prima – ad aver scoperto quella meraviglia. Tra te e te, dici che – domattina ci tornerò da sola, all’alba, per sentirne fino in fondo la forza primordiale. The Baths vista dal mare è una bizzarra e spettacolare spiaggia; ma penetrata dentro il suo segreto non è più soltanto spiaggia. È la forma fantasiosa e impertinente di un’architettura naturale formatasi per imperscrutabili dinamiche geologiche. È un corto circuito dell’energia di terra e mare, che ha generato uno scenario non riproducibile.

Virgin Gorda, The Baths - tks to ciasai

Speziato.. che bell’aggettivo!

26 Maggio 2008 da Alice

Pesce, molluschi, conchiglie e sopra.. spezie a volontà!
È questa la cucina dei Caraibi che personalmente preferisco: fresca, aromatica, piccante. Ad alcuni non è così gradita e dunque sulla tavola, trovate infinite possibilità di gustare pesce o carne cucinati da chef “tolleranti” e comprensivi circa le universali abitudini del gusto. Eppure, vi consiglio di chiedere, anche là dove il menù non li riporta, i piatti semplici e veraci della cucina tradizionale delle Vergini di Sua maestà.
Il Conch, ad esempio, è una grossa conchiglia il cui guscio rosa viene usato come elemento di decorazione, e il mollusco pregiatissimo Conch - tks to capturedambiance.comviene marinato nella crema di cocco e lime, o stufato in fricassea o semplicemente grigliato. È squisito, ve lo assicuro.
La Lobster Salad è un’insalata freschissima a base di aragosta, cipollina cruda e foglie verdi ma altrettanto gustose sono la Tuna Salad e L’Avocado Salad.
La Callolou Soup è invece una zuppa di verdure e spezie che da sempre è il piatto principale della tavola domestica delle BVI. Un toccasana che ha il pregio di essere buonissimo.
Il dessert autoctono, nonché peccaminoso, è il Plantain, a base di banane fritte e la vaniglia fresca.
Infine, credo troverete ovunque gli Shrimp Creole, Shrimp creole - tks to http://rachelsbite.blogspot.comgamberetti conditi con spezie piccanti e scorza di lime, ottimo snack da gustare quando si vuole.
Ho nostalgia di quei sapori.. Ho tentato di cucinare allo stesso modo a casa mia ma il risultato, nonostante avessi abbondato con il chili, era davvero sbiadito.. Ma, in fondo, è un bene che le cose vadano così: che non tutto sia esportabile, replicabile, ripetibile. Il Caribe è Caribe.

A volte val la pena sorvolare..

23 Maggio 2008 da Alice

Ne vale la pena soprattutto quando si sorvolano le isole: dall’alto, una visione entusiasmante. Volare mi piace e non mi fa paura; semmai, a volte provo solo un timore contenuto e ragionevole. Mi piace perché volando – che si tratti di una breve tratta o di un volo intercontinentale - mi si svela sotto gli occhi tutta la geografia che ho amato nei libri della scuola.
Al check-in, chiedo sempre un posto-finestrino e se riesco ad ottenerlo, il volo mi tiene incollata al doppio vetro dell’oblò. Mi piace vedere lo zoom alla rovescia che dal decollo in poi, fa della terra un paesaggio di puro graficismo. Mi piace entrare nelle nuvole, per poi superarne il primo strato e ritrovare nei diecimila metri, il sole. Mi piace sorvolare gli oceani e guardare la loro splendente e reiterata solitudine. Mi piace, dall’alto, indovinare il profilo di una costa, associarlo ad un reale nome. Certe volte, in volo, vorrei tanto andare nella cabina di comando, e chiedere ai piloti mille cose che lassù, solo lassù mi vengono alla mente.
Però, tra tutte le variabili del volo, quella che ho sempre preferito accade sui piccoli aeroplani da “turismo”. Volano più bassi e meglio mi consentono di conoscere e di riconoscere. Uno dei voli più spettacolari della vita l’ho fatto sopra l’arcipelago delle BVI. Eravamo in tre: io il pilota e un fotografo impegnato a fare un reportage aereo. In quel caso, il fotografo fece smontare il portellone destro del piccolo veivolo per poter fare le riprese “comme il faut”. Io ero passeggera e niente più, ma il fotografo in questione mi chiese la cortesia di passargli le pellicole man mano che gli scatti della Nikon le esaurivano. Dissì di sì – con piacere. Il Piper decollò dalla pista sabbiosa di Anegada e in pochi secondi, si aprì alla nostra vista un miracolo visivo. Il mare della laguna era turchese ma tempestato di macchie blu cobalto. Un blu, che faceva male agli occhi. La cintura del reef era segnata da un pizzo di schiuma delle onde che vi si rifrangevano e dall’alto, segnavano un eccitantissimo contrasto con il blu oceanico. Io ero ipnotizzata. A certe cose non ci si abitua mai.
D’improvviso, il fotografo cambiò la sua pellicola e in tono perentorio mi chiese di porgergli la successiva. Io non ero pronta. È vero, mi ero impegnata a farlo, ma ero stata soggiogata da quel film dal vero che mi aveva presa per la gola. Spazientito ed irritato per aver perso alcuni magici secondi, riprese a scattare. E scattò. Per un’ora intera. Scattò sugli ultimi lembi di barriera corallina di Anegada. Scattò sui profili verdi-azzurri di Dog Island e Peter Island. Macinò fotogrammi al momento di sorvolare Virgin Gorda. Immortalò tutte le isole.veduta di Guana Island - tks to BVI TB Dava al pilota ordini del tipo: “ripassiamo sopra quel fondale celeste, ma voglio avere alla mia destra i graniti di The Baths! Capito? ”
Si ripassava allora sopra quella meraviglia: lui, il fotografo pensava giustamente alle sue immagini da scattare giuste rispetto alla direzione della luce. Io, che avevo imparato a scartargli e passargli le pellicole in automatismo, pensavo solo a quello che vedevo. Quello che vedevo, era irresistibile. Domani, forse, sarei andata laggiù a piedi nudi tra i graniti e la sottilissima sabbia. Ma in quel momento, assorbivo la visione di un mondo ideale, visto integralmente. Emozionata dalle infinite varianti degli azzurri. Sedotta dalle lusinghe di uno scenario così forte e impertinente.
Sono atterrata dopo un’ora di volo trascorsa sopra ad una cosa che somiglia all’idea di perfezione. Sono scesa a terra con un bagaglio che prima di salire non avevo ma che da allora, non voglio scrollarmi più di dosso perché ad esso è legata la mia facoltà di discernere le cose semplicemente belle, dalle cose così belle da sembrare irraggiungibili.

http://www.fly-bvi.com

Aloe Vera che più vera non si può..

21 Maggio 2008 da Alice

Nell’attesa che l’anticiclone delle Azzorre si stabilizzi sul Mediterraneo e ci consenta di prendere il sole come piace a noi latini, vi suggerisco il modo per non andare incontro a scottature e conservare il vigore della pelle. Ero sulla spiaggia di Savannah a Virgin Gorda, stesa senza moderazione al sole come tante volte ho letto che non si deve fare. A un certo punto è passato sulla spiaggia un ragazzino con un cesto pieno di foglie di Aloe Vera. aloe veraNe ho acquistata una e ho fatto come spiegatomi da lui e come poi ho saputo che si fa da sempre al sole dei Caraibi. Si apre la carnosa foglia ed ecco che la polpa verde si presenta esattamente come il gel che compriamo in farmacia. Ci si spalma il corpo: prima dopo e durante il sole. La pelle beve il prodigioso succo e il sole, da nemico potenziale, diventa amico, docile, tingendoci la pelle senza i suoi collaterali effetti. Anzi, nutrendola di preziosa clorofilla e donandole tono ed elasticità. Alle Vergini, l’Aloe Vera cresce spontanea dappertutto: la trovate fresca e davvero vera.
A Tortola, la Clinica Olistica ne ha fatto la base dei suoi trattamenti medici ed estetici.

The Sanctuary Holistic Therapy Centre, Tortola: sanctuary@surfbvi.com

La diagnosi di un’isola

13 Maggio 2008 da Alice

Ho sempre pensato che ogni isola è “privata” per definizione, dato che il suo perimetro delimita uno spazio eletto. Eppure, quand’essa è privata anche nel senso più concreto del termine, acquista certamente un appeal particolare. Come Peter Island, che ospita l’omonimo resort e che Condè Nast Traveller ha inserito nella sua classifica di “Best Places to Stay in the World” and “Top 20 Islands”.
Una prerogativa, quella di un dorato isolamento marino, che accende in ogni ospite che lo frequenti la sensazione di un profondo privilegio, di una identificazione con l’isola stessa come fosse un’entità vivente che lo riflette, che lo assimila alla sua insularità.
Lo scrittore Lawrence Durrell, analizzò questa sorta d’incantesimo nel suo romanzo Riflessi di una venere marina. Scrisse così:
“Da qualche parte, ho trovato una volta un elenco di malattie non ancora classificate dalla scienza medica; tra queste compariva il termine “islomania”, descritta come un’afflizione dello spirito rara, ma per nulla sconosciuta. C’è gente che trova le isole irresistibili. La semplice consapevolezza di trovarsi su un’isola, un piccolo mondo circondato dal mare, provoca loro un’inspiegabile ebbrezza.”
Soffro anch’io di quella malattia e non ne guarirò mai. Credo che ne soffrisse anche il magnate norvegese Torolf Smedvig che alla fine degli anni ’60 sperimentò di Peter Island i doni di una natura verginale. Vi costruì il lussuoso ma discretissimo resort che tutt’ora contagia di quella malattia chi vi si abbandoni con il corpo e con la mente. È allora che l’isola la si sente respirare e a poco a poco, prenderci per mano e accompagnarci nel segreto delle sue cinque spiagge.Deadman Bay at Peter Island Resort - thanks to ciasai

Rivivere la Spring Regatta..

9 Maggio 2008 da Alice

Sentire il profumo del mare, avere la brezza che scompiglia i capelli, provare l’emozione della corsa, avvertire un brivido di adrenalina come fanno i veri lupi di mare.. tutto questo è la Spring Regatta!
Ho già scritto della competizione di quest’anno, dell’evento velico con vascelli storici a cura di Foxy Callwood.. insomma, alle BVI la vela si sente sulla pelle ..
Se, come me, volete rivivere le emozioni della Spring Regatta Vi invito a vedere ITINERARI, la trasmissione di viaggi curata dal mio amico giornalista e velista Stefano De Franceschi.
Stasera, venerdì 9 maggio, alle 20.30 su TeleCapodistria (e in replica domenica 11 maggio alle 17.30
ma anche via satellite su “hot bird 3″ o su internet: www.rtvslo.si/capodistria oppure sul sito www.terrediitinerari.it
“IL PARADISO DEI VELISTI” è il titolo della puntata interamente dedicata alle ISOLE VERGINI BRITANNICHE. E per chi volesse leggere il “diario” di Stefano, vi segnalo il link alla pagina in cui narra della sua avventura fra i mari delle BVI:
http://www.terrediitinerari.it/mostraviaggi.php?codice=140
In occasione della 37^ edizione della BVI Spring Regatta, come dicevo, Stefano ha avuto la possibilità di visitare in barca a vela alcune di queste isole:
Stefano al timone durante la Spring Regatta 2008 - tks to DoraTortola, Virgin Gorda, Peter Island, Norman Island sulle orme dei pirati che un tempo popolavano queste acque!

Non perdetevelo!!

Notte di note

3 Maggio 2008 da Alice

In realtà, la musica suonerà quasi ininterrottamente per tre giorni e tre notti a Cane Garden Bay.
Ogni anno (quest’anno il 23, 24 e 25 maggio) il Bvi Music Fest trasforma la lunga spiaggia a nord di Tortola in un anfiteatro naturale dove il meglio della musica caraibica da spettacolo di sé.
La baia di Cane Garden ha già una sua indole mondana, animata dai tanti locali pieds-dans-l’eau che sfilano uno dietro l’altro sulla sabbia. Ma in quei giorni saranno le voci più talentuose dei Caraibi a scaldare il già caldo ambiente della spiaggia. L’anno scorso, mentre si esibivano gli artisti più amati della cultura musicale caraibica, Wyclef Jean e Percy Sledge, il sole stava tramontando e infuocò il cielo di un rosso che sembrava un effetto speciale procurato da un abilissimo regista ingaggiato per il festival.
Chi, tra le migliaia di persone accorse anche dalle isole lontane ballava al ritmo del merengue, del reggae o del calypso, lo faceva a piedi nudi su quella sabbia ancora calda di sole. La baia è tondeggiante come la cassa armonica di una chitarra e l’acustica è perfetta. Se vuoi abbassare il volume non hai che da passeggiare sulla riva e allontanarti quanto basta per trovare il giusto arco di distanza. Forse, c’è un solo punto debole che può alterare l’ascolto dei tanti musicisti che si alternano: il mare. Se il mare in quelle tre giornate srotolerà le sue morbide indolenti onde, insinuerà la musica degli strumenti con la sua dolce partitura. E a pensarci bene, questa è una variabile bellissima. Se così fosse, una polifonia tra la natura e l’uomo.