L’importanza delle parole
Che seduzione le parole!
Isole Vergini.
La prima volta, le ho “conosciute” ai tempi della scuola disegnate sull’atlante: mi attirava l’arco di arcipelaghi che riempiva di minuscoli nomi il Mar dei Carabi e scorrendolo da nord a sud, quando ho letto “Isole Vergini” ho smesso di seguire la lezione e dal mio banco in terza fila, sono evasa col pensiero fin laggiù. Che fossero vergini fino al punto da esserlo perfino per definizione e nome proprio, mi esaltava. Vi dico subito che il loro nome non è – come quasi avevo sospettato – il frutto di un bravo copywriter per una strategia di marketing turistico del tipo “Costa turchese”, “Laguna blu”, “Riviera Maya”.
È un nome che si portano dietro da più di Cinquecento anni: glielo mise Cristoforo Colombo quando le scopri nel 1493 durante suo secondo viaggio. La cosa importante, una di quelle che me la fa amare, è che vergini lo sono rimaste in gran parte fino ad oggi.
Merito di una politica evolutiva che ha messo davanti a tutto le priorità della natura e della sua conservazione.
Così, le British Virgin Islands che ormai sono conosciute anche con l’acronimo BVI, mi sono apparse fin da subito un modello esemplare di felice convivenza tra la natura selvaggia e gli edonismi tropicali, miei e di tutti voi che sognate i tropici.
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Mi son data nome Alice, un nome che ho amato fin da quando lessi la favola di Lewis Carrol, anche se a me piace soprattutto perché è il nome di un pesce. Un pesce azzurro (che si avvicina al blu, mio colore preferito) che col suo guizzo argentato solca instancabilmente tutti i mari, da piccolo grande migratore quale è...