Sapore di mare
In giornate come queste, quando l’inverno, bene che vada, tira fuori un sole freddo, mi viene voglia di partire al caldo. Nel mio armadio, il guardaroba estivo non è mai riposto ai piani alti. È tutto lì, nell’anta di sinistra a portata di mano: se anche non dovessi usarlo, già vedere i miei bermuda e la sacca dei costumi mi regola l’umore.![]()
C’è un’altra cosa che mi regola l’umore e mi fa riassaporare il languore del Caribe: cucinare le polpette di pesce alla creola, come quelle che ho gustato al Sugar Mill, un ristorante di Tortola che occupa una vecchia distilleria di rhum. Mi erano piaciute così tanto che mi feci dare la ricetta.
Per carattere, non riesco mai a seguire pedissequamente le ricette ma questa è semplice davvero e, nelle sere d’inverno mi fa evadere in quel mondo speziato rimasto nella memoria dell’olfatto e del palato.
Io ve la trascrivo e se vi va di farla, poi ditemi se non è vero che anche il gusto è un vero viaggio.
Ingredienti:
1 kg di polpa di pesce bianco
1 bicchiere di latte di cocco
300 grammi di farina di cocco
olio di oliva
zafferano
pepe fresco
zenzero fresco
Spinate accuratamente il pesce ancora crudo (il trancio di un grosso pesce facilita l’operazione) e sminuzzatelo su un tagliere senza schiacciarlo così da conservarne la fibra. Mettete in una terrina e aggiungete 1/2 cucchiaino di zafferano, pepe fresco e i 3/4 della farina di cocco preventivamente stemperata nel latte di cocco. Mescolate e fate riposare 15 minuti. Preparate piccole polpette del diametro di 4-5 centimetri e impanatele sul restante cocco grattugiato. Cucinate in casseruola con un filo d’olio di oliva e servite con una grattugiata di zenzero fresco.
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Mi son data nome Alice, un nome che ho amato fin da quando lessi la favola di Lewis Carrol, anche se a me piace soprattutto perché è il nome di un pesce. Un pesce azzurro (che si avvicina al blu, mio colore preferito) che col suo guizzo argentato solca instancabilmente tutti i mari, da piccolo grande migratore quale è...
29 febbraio 2008 at 02:31
che bei ricordi, Alice!
sono stato ospite del Sugar Mill assieme alla mia ragazza qualche anno fa: a me è piaciuto molto anche il bar sulla spiaggia che a pranzo diventava luogo di ritrovo un po’ per tutti e davvero non aveva nulla da invidiare al famoso ristorante (suggestivo, certo, ma un po’ troppo fighetto per pranzare ancora pieni di sabbia e salsedine) dell’hotel!
non ricordo il nome.. peccato! magari lo conosci??
giorgio (MI)
29 febbraio 2008 at 02:36
si chiama ISLANDS beach bar – il grill bar del Sugar Mill e, concordo con te, Giorgio, è davvero un posto carino!
come amano definirsi: A small hotel for a few special people
Alice
3 marzo 2008 at 14:21
Mi sembra qualcosa che offrivo agli amici che mi chiedevano di cucinare la pasta nei tropici. Mio padre ed io facevamo i venditori di latte di cocco, perciò mi vienne l’idea di scambiare il pomodoro o la panna per la crema delle noci di palma.
Più o meno come fai te, invece del pesce aggiungo frutti di mare a sapori forti, come gamberi, granchi, cozze e vongole. Li aggiungo a seconda del tempo di cottura – prima quelli che ci mettono di più e per ultimissimo quelli que quasi non si deve cuocere. A parte faccio bollire delle fettuccine, le faccio saltare in questa salsa e via. Non ho pensato allo zenzero gratuggiato – che mi pare qualcosa di più orientale – ma lo proverò