Dalla Foresta Nera a Virgin Gorda: la storia di Regine
Nella vita ci vuole fortuna.
Se oltre la fortuna, poi, si ha dalla propria parte anche un po’ di spiccioli, la vita è ancora più bella. Prendiamo ad esempio la storia di Regine Hodeige. Agli inizi degli anni novanta, lei e suo marito partono dalla loro casa in Germania, ai bordi della Foresta Nera, e arrivano alle BVI.
Fin qui tutto normale, un bel viaggio. Ma ecco che la fortuna ci mette lo zampino. Girovagando per Virgin Gorda, un piccolo incidente d’auto blocca Regine a Katitche Point. Piuttosto che arrabbiarsi, la coppia si guarda attorno: dal promontorio vedono la baia, le acque cristalline che brillano come in nessun altro luogo, le candide spiagge, la purezza del paesaggio… Amore a prima vista, Regine e consorte decidono di costruirsi la casa per le vacanze a Katitche Point. Da qui in poi entrano in scena gli spiccioli. Cercano, trovano ed acquistano un pezzo di terra, costruiscono una casa. Beh, il termine “casa” non rende l’idea.
Si tratta di una villa spettacolare: 5 grandi suite con vista sulle più belle gradazioni di blu che si possono immaginare.
Così è nata Katitche Point Greathouse di Virgin Gorda, oggi membro dei Small Luxury Hotels of the World.
Per la mia amica Regine la bellezza naturale dell’isola ha giocato un ruolo fondamentale. Nell’introduzione del suo bel libro fotografico, Carribean Dreams, butta lì un interessante pensierino: “Le parole ‘presto’ e ‘brevemente’ non hanno alcun significato qui. Ci si sente in pace con sé stessi e con il mondo, i giorni hanno un ritmo che ci permette di avvicinarci alla natura”.
Dato che è un libro di immagini, Regine ha coinvolto il famoso fotografo tedesco Michael Wissing. Ho sfogliato le pagine del libro e devo dire che Michael è riuscito ha raggiungere l’anima dei Caraibi perché ha mostrato la realtà rimanendo lontano dai soliti cliché. Le foto riflettono non solo ciò che si vede, ma ciò che si sente dentro a noi stessi. Dal monocolore verde della Foresta Nera agli azzurri, turchesi, lapislazzuli e oro di Virgin Gorda. Basta avere fortuna, e un po’ di spiccioli.
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Mi son data nome Alice, un nome che ho amato fin da quando lessi la favola di Lewis Carrol, anche se a me piace soprattutto perché è il nome di un pesce. Un pesce azzurro (che si avvicina al blu, mio colore preferito) che col suo guizzo argentato solca instancabilmente tutti i mari, da piccolo grande migratore quale è...