Wish I was here..

4 ottobre 2008 da Alice

secondo voi c’è bisogno di scrivere un post per commentare la bellezza di quest’immagine? :-)

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Rockfeller che aveva visto giusto

25 settembre 2008 da Alice

Invidio sempre un po’ coloro i quali hanno avuto il privilegio di “scoprire” un luogo.
Voglio dire – scoprirlo prima di chiunque altro – e immaginare come poterlo rendere fruibile, godibile, abitabile; ma senza snaturarlo, anzi, cercando di sommare alla bellezza naturale l’ingegno, il tatto e l’opera dell’uomo.
Questa è la storia di uno dei resort di maggior pregio al mondo incastonato in una baia che continua ad essere tra le più belle del mondo: il Little Dix Bay. spiaggia del Little Dix Bay - thanks to Mariapaola
Era l’inizio degli anni Sessanta quando il magnate e filantropo newyorkese Laurence Rockefeller andò in vacanza sull’isola di Virgin Gorda, quasi deserta allora.
Acquistò quell’accecante mezzaluna che segnava il profilo di un fondale dai colori indicibilmente blu. Blu intermittenti ai celesti, ai turchesi, agli smeraldi.
Sì, era il posto giusto perché lì sorgesse un rifugio esclusivo e totalmente immerso nell’habitat della natura: e il Little Dix Bay nacque con quella precisa vocazione che per Rockefeller era una conditio sine qua non.
Rockfeller fu forse il primo nel mondo a concepire e a costruire con la visione che oggi chiamiamo eco-turistica: in fondo, era proprio lui a capo di numerose fondazioni americane che istituivano e sostenevano parchi naturali in tutto il mondo.
Oggi, dopo un restauro sapientissimo che ne ha conservato l’indole discreta, il Little Dix Bay continua ad evocare gli albori del turismo a cinque stelle ai Caraibi, pur con tutte le possibili sfumature di agio e di servizio.
Da parte mia, ricordo con nostalgia i giorni passati al Little Dix Bay nel corso degli anni: è sempre un piacere svegliarsi la mattina e restare abbagliati dalla bellezza della spiaggia, dal mare che luccica e sentire la brezza marina che soffia dolce. Unico dilemma del giorno: scegliere fra una passeggiata sulla sabbia o lasciarmi scivolare in acqua, fare un tuffo in mare o lasciarsi coccolare nella Sense Spa del resort. Devo dire che sorrido ancora se ripenso alla prima volta che il mio amico Gerard mi ha regalato un trattamento alla SPA del Little Dix: “Come faccio a rinchiudermi qua dentro? è scandaloso! questo panorama, questa bellezza e io devo rinunciare a stare all’aria aperta?”- Accettai per cortesia, pensando di rimpiangere la mia scelta. E, con mio grande stupore, subito cambiai idea quando vidi che la Sense Spa è cesellata tra le palme e le rocce. Una piccola infinity pool fa da sala d’attesa durante i minuti che anticipano i trattamenti scrub alle alghe e i massaggi alle essenze di aloe vera. Il personale, accogliente e gentilissimo, è abilissimo nel proporre i trattamenti che più sono indicati in base alla personalità di ognuno. Ed è un mondo ovattato, circondato da un lusso discreto e un’atmosfera di pace che rapisce mente e sensi. Da quel giorno la mia visita a quell’oasi di benessere è diventato un rituale di puro piacere che amo ripetere cullata dalla brezza marina e dal moto del mare ogni volta che visito le mie isole.

Fuga da New York

15 settembre 2008 da Alice

No, il film di John Carpenter non c’entra: la fuga da New York di cui voglio raccontarvi è quella di Davide Pugliese. Quante volte avete sentito dire – o addirittura pensato voi stessi: “lascio tutto e vado a vivere su un’isola”.
Lui l’ha detto e poi l’ha fatto. E non che la vita gli andasse poi così male, anzi. Davide, nato a Torino e cresciuto a Firenze, era partito ventenne per New York dove nel cuore di Manhattan aveva aperto il suo studio fotografico. Ha lavorato tanti anni con successo: servizi di moda per Vogue e Cosmopolitan, entourages di artisti, via vai di bellissime donne. Il suo studio era un crocevia sempre affollato e Davide, tra un set e l’altro amava cucinare per gli amici. E cucinava bene. Tutti a dirgli: “dovresti aprire un ristorante!” Un giorno, mentre era in Australia per vacanza, conobbe Cele, un’australiana che navigava a vela in giro per il mondo e che divenne sua moglie. Anche a Davide Pugliese piaceva molto il mare. Tanto che poco tempo dopo presero insieme la grande decisione: fuggire da New York. Cercare un’isola dove inventare un’altra vita.
Entrambi conoscevano le Isole Vergini Britanniche e scegliere Tortola fu una scelta naturale. Oggi la loro casa si chiama Brandywine Bay; e a mio parere è il miglior ristorante di Tortola: affacciato sulla spiaggia che guarda il Sir Francis Drake Channel, è ideale per assaporare piatti deliziosi in una cornice straordinaria. Chiudete gli occhi: non vi immaginate già li? Eccovi: una terrazza sul mare, cena a lume di candela, e Davide che vi illustra come ha saputo combinare i sapori del mare e quelli della terra, giostrando magistralmente l’incontro tra gli ingredienti locali con quelli mediterranei: conch e callaloo, basilico e olio di frantoio extravergine di oliva, la pasta all’uovo fatta a mano, pesce caraibico e ottimi vini.
E non è finita: c’è anche il gusto di sapere che i sogni si possono tradurre in vita vera. Bisogna solo crederci e partire.
Ieri ho voluto salutarli e ci siamo parlati su Skype, a chiacchierare di come sono andate le vacanze. Per Davide e Cele non sono ancora finite, il Brandywine riapre a fine ottobre.

Necker Island, seconda puntata

17 agosto 2008 da Alice

A marzo scorso vi avevo raccontato del mio sontuoso viaggio a diecimila metri sul jumbo della Virgin Atlantic, da Londra verso Necker Island. Oggi voglio dirvi del mio arrivo all’isola, dove sono atterrata con l’elicottero messo a disposizione degli ospiti che vi soggiornano.
Necker non è un’isola- resort né un hotel.
Necker è l’isola privata di un imprenditore che si chiama Richard Branson che tra le palme ha fatto costruire la sua villa completa di quattro dependance, utili a ricevere ed ospitare i suoi amici. Amante dello stile coloniale balinese ha fatto edificare la sua casa tutta in legno dagli artigiani che quindici anni fa fece arrivare da Bali. Branson si gode la sua isola due mesi l’anno e nei dieci mesi rimanenti la affitta a chi come lui ama il mare vero. Perché anche se affittare Necker Island costa 15 mila euro al giorno è la verginità che si paga cara; la semplicità che nell’era dell’artefazione acquisisce il valore di una pepita d’oro. L’ho compreso appena entrata nella stanza a me riservata. Settanta metri quadri di pavimento in assi di legno dipinto all’acquerello di anilina; chaise-longue di teck e cuscini rivestiti di batik, tende bianche di mussola che il vento muove dolcemente e una terrazza-palafitta protesa sul mare, sul lato est dell’isola che guarda l’orizzonte atlantico. Niente frigo bar (come per magia qualcuno, discretamente, provvederà ad ogni desiderio); niente telefono sul comodino, ventilatore a pale al posto di un condizionatore e finalmente, niente televisore. Questo è soltanto l’inizio della mia vacanza a Necker Island ed è la che ho capito fino in fondo quanto il vero lusso sia diventato “togliere” e non aggiungere. Ovvero, liberarci dai vincoli della tecnologia, dalla reperibilità e da tutti gli accessori che finiscono, infine, per non farci mai sentire davvero lontano, davvero isolati e isolani.

prospettive..

6 agosto 2008 da Alice

sono “inciampata” per caso nella foto che vedete sotto, in barca ai Caraibiscattata molti anni fa,
ma decisamente adatta alla voglia di mare che sento in questi giorni.. e quindi in tema con la calura estiva e le vacanze che si avvicinano.. nunzio vobis cum gaudio che parto per la Florida, e chissà.. magari una capatina alle BVI.. :-)

Anche questo è amore

4 agosto 2008 da Alice

Ero indecisa, combattuta, non sapevo se scrivere questo post oppure no. .. le mie isole sono solari, vivaci, piene di vita.. e il ricordo di cui vi parlo.. beh, a suo modo lo è, pieno di vita. È una storia piena di tenerezza e verità.
Mi trovavo a bordo della barca di un diving club di Virgin Gorda. Accompagnavo un operatore subacqueo sopra il relitto del Rhone, si lo stesso con cui vi ho allietati con la musichetta di Yellow Submarine, e di cui avevo nostalgia venerdì scorso. Ebbene, eravamo sui fondali di Salt Island, lui doveva fare le riprese ed io aspettavo a bordo.
Fondali di blu intenso in quel mattino di bonaccia, tanto che era difficile immaginare quel lontano naufragio. Quel che resta del bastimento a vapore che giace sul fondale fu sorpreso dall’uragano quando nel 1867 faceva servizio postale tra le Vergini e l’Inghilterra. Il Rhone univa la colonia d’oltremare al Vecchio Mondo. Ora è casa di cernie, razze e fauna corallina: quel che la natura toglie prima o poi, in qualche modo, lo restituisce a nuova vita. C’era una ragazza sulla barca che aveva chiesto di potersi unire all’escursione. Era bionda, pelle chiara, veniva da Detroit e si chiamava Roxanne. A bordo era presente – oltre al capitano della barca – anche un ranger del Parco Marino.
Bene, questi i personaggi. Ora: l’azione. L’operatore era sceso giù per conto suo con un’attrezzatura che pareva stesse andando sulla luna. Roxanne, invece, aveva lentamente indossato la sua muta, le pinne, il gav, le bombole. Poi si era tuffata pronta per la sua immersione. Scesa in acqua, tirò fuori un minuscolo sacchetto che aveva (evidentemente) nascosto sotto la manica della muta nera. Il ranger che la seguiva passo passo se ne accorse. E la fermò. Erano ancora in superficie quando le chiese concitato che cosa nascondesse in quel sacchetto. Ché alle British Virgin Island è tassativamente vietato abbandonare alcunché nell’ambiente naturale. Roxanne si tolse la maschera e il boccaglio dell’erogatore. Spiegò lui la sua ragione. Io dal pozzetto della barca non capivo bene cosa stesse succedendo. Poi ho inteso. E quando ho inteso, mi si è stretto il cuore.
In quella bustina di plastica Roxanne custodiva le ceneri di sua nonna Elizabeth, mancata un mese prima. Si giustificò col ranger dicendo lui che la nonna aveva scritto nel testamento che le sue ceneri fossero disperse nelle acque che lei amava e aveva per tanti anni frequentato: quelle delle British Virgin Island. E in particolare, sopra quel relitto che tanto l’aveva appassionata.
Come ogni lieto fine che si rispetti, fu concesso ad Elizabeth di riposare laggiù, tra i pesci e i coralli di Salt Island, nelle acque delle Vergini di Sua Maestà, allegre e colorate certo, ma anche ricche di sentimento e custodi di tesori.

Il raggio verde

18 luglio 2008 da Alice

Tra i tanti buoni motivi per recarsi nel Mar dei Carabi durante l’estate boreale c’è il “raggio verde”. È questa, infatti, la stagione che rende più probabile il suo manifestarsi. Le Rayon Vert - Jules Verne
La prima volta che ho sentito parlare di questo affascinante fenomeno di rifrazione è stato per “voce” di Jules Verne. Lo scrittore gli ha appunto dedicato un suo romanzo nel quale sosteneva che chi ha la fortuna di vederlo, da quel momento in poi avrà più facilità nel leggere i propri sentimenti e quelli altrui.
E non vorrei dimenticare il film Le rajon vert col quale il regista francese Eric Rohmer vinse il Leone d’Oro al Festival di Venezia del 1986.
Insomma, è per queste suggestioni che ogni volta che mi son trovata davanti ad un tramonto sopra il mare l’ho cercato. Ho cercato l’ineffabile riflesso verde che accompagna con un lampo breve l’ultima pozione di sole che tramonta. Ed è stato a Virgin Gorda che l’ho visto, in una sera di agosto di dieci anni fa. Ero sulla spiaggia di Devil Bay e alla palla rosso fuoco del sole che annegava dentro il mare è seguita quella luce inequivocabilmente verde: pochi secondi e poi mai più. La scienza ottica e atmosferica danno plausibili spiegazioni a questo insolito fenomeno. Ma io quel giorno ero soltanto emozionata perché a me – proprio a me – era capitato di vederlo. Dopo averlo cercato tante volte invano e ovunque, si è infine rivelato sul mare delle Vergini ad ovest del mio sguardo. Peccato solo non avere avuto tempo e modo di fotografarlo..

1.000 bolle blu

14 luglio 2008 da Alice

Che tristezza il lunedì mattina.. invece che annegati fra le cose da fare a lavoro ci si vorrebbe trovare in tutt’altre acque..
decido allora di mettermi di buon umore grazie a queste immagini trovate su YouTube per superare il grigiore della mattinata. E devo dire che che da brava diver quale sono ho apprezzato molto: è un video molto vicino alla realtà!
Buona visione dunque, io torno col cuore e con il pensiero alle mie isole e ai loro fondali: non ci saranno più (forse) tesori nascosti dai bucanieri ma che bellezza perdersi fra le mille bolle blu del relitto più famoso dei Caraibi!! :-)
Signori, ecco a voi (con tanto di colonna sonora pro-buon umore) l’R.M.S. Rhone, a largo di Salt Island

A man’s home is his castle until..

11 luglio 2008 da Alice

Sotto vedete uno dei tanti cartelli che la mia amica Regine ama tenere a disposizione dei propri ospiti

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nella sua Katitche Point Greathouse: una fantastica, grande villa immersa nel verde, a picco sul mare che dispone di piscina varie stanze e suite che puo’ essere affittata tutta per sè oppure semplicemente “per stanza” come se fosse un hotel. E’ situata su uno dei punti panoramici che preferisco a Virgin Gorda, Katitche Point, appunto, e.. vi tengo col fiato sospeso.. presto ne scrivero’ con dovizia di particolari! :-)

buon weekend a tutti!

Alba chiara a Virgin Gorda

3 luglio 2008 da Alice

chiedo venia a tutti coloro che hanno trovato la pagina non aggiornata per un po’..
Non sono stata troppo bene ultimamente, ma adesso sono in forma, e ha contribuito a tirarmi un po ‘ su il morale il ricordo delle mie isole.. ad esempio, guardate qua questo scatto di una bellissima alba a Virgin Gorda :-)

Alice

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