Il tropico a Milano

12 novembre 2008 da Alice

È un autunno insolitamente tiepido in città, ma quel giorno – una sera di due settimane fa -  c‘era un’aria decisamente caraibica. Succedeva in quartiere denominato “l’isola”, precisamente nella calda e trasparente location dello Yacht Club Milano. Era in corso la serata Exclusive, organizzata dal British Virgin Island Tourism Board.
Ho rivisto tanti amici che come me amano quell’arcipelago. Alcuni ci sono stati una sola volta ma non l’hanno mai dimenticato; altri, soprattutto velisti, ci tornano invece quasi tutti gli anni. In nessun altro tropicale luogo trovano le stesse chance. Vale a dire, spiagge bianche, fondali corallini, paesaggi variegati e soprattutto, le ideali condizioni per navigare a vela. Per spostarsi di isola in isola al soffio caldo dell’aliseo, col solo dilemma di scegliere  tra gli approdi innumerevoli ove fare il bagno.
Quella sera c’era anche Stefano De Franceschi, un giornalista amico amante della vela, che la primavera scorsa ha partecipato alla Spring Regatta. La barca, un Oceanis 473 l’ha noleggiata lì, come fanno in tanti.  L’evento velico che ha esordito negli anni ’70, è certamente il più popolare e prestigioso dei Caraibi.  Ogni anno richiama le più belle barche da regata e da crociera che navigano in quelle latitudini.  Stefano ha raccontato a tutti di quanto gli fosse stato difficile rimanere ligio ai percorsi di regata, alle boe da virare, ai traguardi da tagliare.
Era entusiasta nel riuscire a regolare al meglio lo spinnaker al fine di guadagnare una buona posizione tra le centinaia di barche che partecipavano. Ma allo stesso tempo, era attirato dalle spiagge che sottovento o sopravento, sfilavano bianche e turchesi. E sembravano chiamarlo, con quella loro luminosa facoltà di seduzione.
Insomma, tra agonismo ed edonismo, un vero match-race. La prossima edizione si svolgerà dal 30 marzo al 5 aprile del 2009: quasi mi ci iscrivo anch’io con po’ di amici…

Due o tre cose da sapere per fotografare il mare

28 agosto 2008 da Alice

Siete già in vacanza sul mare? Spero di sì e che siate in un bel mare come quello delle BVI..
Tante volte gli amici mi hanno mostrato le fotografie del loro viaggio che molto spesso commentavano asserendo che tutto era molto più bello di quello che si vedeva nelle immagini. Non c’è dubbio che sia così, ma dato che ormai avrete tutti una macchina compatta digitale che perdona sia l’inesperienza che la poca attitudine alla ripresa fotografica, nel mio piccolo voglio suggerirvi qualche accorgimento necessario per fare di una foto qualunque una foto con una sua corretta estetica. Attenzione, dunque, al sole, che sia sempre laterale o alle vostre spalle e mai davanti a meno che non desideriate espressamente un controluce. Ricordate che il mare moltiplica la luce con i suoi riflessi ed evitate dunque di fotografare nelle ore centralifotografare-le-vele.jpg del giorno. I ritratti, affinché sul viso non risultino ombre deformanti, sono da farsi non oltre le dieci del mattino e verso sera, quando i raggi del sole sono perpendicolari al corpo. Scegliete sempre il soggetto della vostra foto ed evitate le inquadrature troppo “cartolina”. Se guardate l’immagine qua sotto vedrete che a monte c’è la scelta di un soggetto. In questo caso è una ragazza a bordo di una barca che fotografa a sua volta un gruppo di vele che navigano in gruppo nel canale di Sir Francis Drake. Come in tutto il mondo anche alle BVI la natura vasta e variegata è fatta di mille frammenti, ciascuno con una piccola storia da narrare.

Se avessi un grande amore lo porterei a Guana

26 marzo 2008 da Alice

una delle spiagge private dell’isola resort di Guana island - thanks to Guana Island ResortVe l’ho già detto: le Isole Vergini Britanniche annoverano scenari di tante isole del mondo. Così come Anegada vi fa credere di essere in un atollo del Pacifico, l’isola di Guana è invece una scheggia di Mediterraneo. Anzi, per essere precisi, pare un’isoletta greca. Se non fosse stato per le palme della spiaggia averi giurato di essere nel cuore dell’Egeo. Un’isola privata di cui l’intera superficie, 340 ettari, è riserva naturale e come suggerisce il nome, le iguane vi proliferano indisturbate e inoffensive. Sulla sommità dell’isola c’è un’edificazione che risale al 1700 ed era stata la dimora di un colono inglese. La Great House è di pietra, intonacata di bianco con le porte e le persiane dipinte di azzurro.
Un gelsomino riveste in parte la facciata e il suo profumo entra in ogni stanza. Gli arredi sono caldi, domestici, un po’ retrò e anch’essi di gusto mediterraneo. Una colta biblioteca è posta nel salotto a lato dell’ingresso e oltre il salone principale si apre una delle più suggestive terrazze del Caraibi. La casa si disloca seguendo il profilo della sommità, con piccole terrazze e stanze incastonate nella pietra che dall’alto guardano lo smeraldo del mare. L’isola sembra da sempre appartenere a quella casa e, viceversa, quella casa all’isola. Forse non dovrei rivelare le mie personali preferenze ma mi concedo un’eccezione: la Great House è stata la mia residenza preferita di tutto l’arcipelago. Ah, perché dimenticavo di dirvi la cosa più importante: l’antica dimora è ora un piccolo esclusivo resort; il luogo eletto per isolarsi e riuscire davvero a immaginare come fossero le atmosfere di un’isola prima che il turismo fosse una parola conosciuta.