Una Bomba per il surf

14 novembre 2010 da Alice

Alle Isole Vergini Britanniche, sono sicura che i vostri occhi saranno rapiti non solo dalle sorprendenti nuances dei blu dell’acqua e dei verdi della vegetazione, ma anche da un’originale macchia di colori allegri.
Allegri, non chiassosi. Sto parlando di cartelli e oggetti strampalati appesi alle pareti del Bomba’s Surfside Shack.

Un cartello recita: “ Se il tuo è un problema di cuore, con 3 o 4 Bomba Punch il problema è risolto”.
E sentite quest’altro, ancora più incisivo: “Fermati, diventa un amico, fatti un amico, spendi un dollaro”.

Questi ed altri slogan non sono creati da una famosa agenzia pubblicitaria, ma è farina che proviene direttamente dal sacco del proprietario, Mr Bomba. Il locale si trova nella meravigliosa spiaggia che si estende tra Carrot Bay e Long Bay, ed è chiamata dagli abitanti locali Capoons Bay. Non pensate di trovarvi davanti ad un Club per gente che se la tira. Tutt’altro!  È una capanna emersa sulla spiaggia in modo spontaneo nel1976, architettura naif, ma per i surfisti è il ritrovo più esclusivo di tutti i Caraibi.

Le sue famose Full Moon Parties (Feste della luna piena) sono un’esperienza indimenticabile, da spenderci su una lacrima al solo ricordo. Oltre ai party al chiaro di luna, la Capanna di Bomba è l’ombelico dei Caraibi anche per il Bomba Rum e i Tè parties. Tagliamola corta: una vacanza a Tortola non è completa se non si fa un giro da Bomba.

Se poi amate il surf, allora fate tombola: tavola sotto il braccio, andate dritti dritti alla spiaggia di Apple Bay. Nella stagione invernale questa striscia sottile di spiaggia è la Mecca per chiunque voglia praticare il surf, grazie alle spettacolari onde alte più di sei metri. Apple Bay, passeggiare sulla spiaggia sorseggiando un drink prima di fare surf, il sole che cala all’orizzonte… il ricordo vale una lacrima di commozione!

Ospitalità 100% made in BVI

20 aprile 2010 da Alice

Recentemente vi ho presentato un locale molto casual che si trova sulla spiaggia che va da Carrot Bay a Long Bay.
Chi ha letto il post o ha visto dal vivo queste quattro semplici pareti di legno e cartelloni colorati, sa che è il santuario dei surfisti.

È il bello delle Isole Vergini Britanniche: potete trovare Hotel esclusivi, Club da nababbi, ma anche l’originale e senza pretese Capanna Bomba, così chiamato dai suoi frequentatori il Bomba’s Surfside Shack . Il Resort in stile balinese di Sir Richard Branson, a Necker Island, è l’estremo opposto della Capanna di Mister Bomba, in puro stile naif, a Tortola. Tra questi due estremi, alle BVI ci sono alberghi, ristoranti e locali di varie categorie e fasce di prezzo.  Per farvi capire meglio il concetto, vi presento un hotel  che non maltratterà il vostro portafogli e allo stesso tempo vi offrirà un ambiente ospitale e un servizio impreziosito dal calore familiare.

Affettuosamente è chiamato JR, ma il nome ufficiale che compare all’ingresso è The Jolly Roger Hotel. È facile da trovare, soprattutto per chi arriva dal mare. Siamo a Tortola, nel cuore pulsante della parte occidentale dell’isola, ingresso di Soper’s Hole, molo 75, proprio quello dove attracca il traghetto che arriva da St. Thomas.

Camminate per 137 metri ed entrate: sarete abbracciati dalla più spontanea ospitalità, 100% made in BVI.

Altra piacevole sorpresa è che al Jolly Roger Hotel i prezzi delle camere sono indicati, tutti possono vederli. Sono infatti pochi gli alberghi che mettono ben in vista i prezzi. Da notare che la tariffa comprende tutti i servizi fondamentali, aria condizionata compresa. Al Jolly Roger Hotel sarete sempre i benvenuti anche solo per una notte, se avete noleggiato un’imbarcazione o se state lasciando le Isole Vergini Britanniche per ritornare a casa. Se avete noleggiato una barca, anche se non siete ospiti dell’hotel potete chiedere il servizio fax  e l’approvvigionamento del ghiaccio.

Se vi fermate a mangiare nel ristorante interno del JR, chiede il grande BBQ: è l’ottimo barbecue in stile caraibico. Il venerdì e il sabato, intrattenimenti dal vivo con musicisti locali o le migliori band provenienti dagli Stati Uniti. Molto frequentati anche i due bar, e non solo dai fan dei drink.

Al Jolly Roger Hotel si incontrano viaggiatori come voi, marinai e la gente locale o provenienti dalle altre isole. Mare ovviamente pulito, cristallino. Le camere pure.

A Quito’s legend, please!

12 ottobre 2009 da Alice

Siete seduti? Vi svelo la mia vera professione: spionaggio di cocktail.
In via del tutto eccezionale vi passo i segreti per preparare uno dei drink che preferisco: il Quito’s Legend. lemonade-cocktail-sl-1665308-l
niziate a scrivere il nome dei componenti e la loro quantità: un bicchiere di Bacardi Rum bianco, un bicchiere di Smirnoff Vodka (i russi non possono mancare), un bicchiere di grappa alla pesca, curaçao blue, sciroppo di lime, Seven Up (ci sono anche gli americani), Granatina. Imparateli a memoria, poi mangiatevi il pezzo di carta su cui li avete scritti.
Chiudetevi in cucina, tirate le tende e alla luce di una pila seguite attentamente questi passaggi.
Primo: versate nel mixer il rum, la vodka, la grappa  e il blue curacao.
Secondo: miscelate il tutto lentamente.
Terzo:  aggiungete il Seven Up e quindi, sempre lentamente, lo sciroppo di granatina.
Quarto: versate in un generoso bicchiere la formula ottenuta e guarnite con fettine d’arancia e lime, una ciliegina sotto spirito. Il drink Quito’s Legend, invitante e coloratissimo, è pronto da sorseggiare per la goduria della vostro corpo e della vostra mente.
Questo cocktail l’ho ”rubato” al barman del Quito’s Gazebo Restaurant, Cane Garden Bay, isola di Tortola. Non è stato facile, ho dovuto dar fondo a tutte le mie capacità di irresistibile seduttrice per sciogliere la lingua del barman.
Già che ci sono, due notizie sul Quito’s Gazebo Restaurant.QuitoRhymerTheEdge Il locale, ristrutturato di recente, è noto per due buoni, anzi, ottimi motivi. Primo: il proprietario è Quito Rhymer, artista, musicista, compositore e cantante. Non un tipo qualsiasi, ma uno dei personaggi e musicisti più conosciuti nelle BVI. In più, cosa che non guasta, è una persona maledettamente deliziosa. Secondo: a pranzo e a cena si mangia bene. Alla sera, mentre il sole tramonta, potete anche limitarvi a bere dei drink tra un ballo e l’altro, o semplicemente fermarvi ad ascoltare il sound caraibico, perfetta colonna sonora della Cane Garden Bay.
Quito e la sua chitarra acustica si esibiscono ogni martedì e mercoledì sera. Il venerdì e il sabato, invece, si balla al ritmo della band di Quito e The Edge. Se volete carpire i segreti di uno dei deliziosi cocktail state attenti: il barman del Quito’s Gazebo Restaurant è un osso duro.

Dalla Foresta Nera a Virgin Gorda: la storia di Regine

1 agosto 2009 da Alice

Nella vita ci vuole fortuna.

Se oltre la fortuna, poi, si ha dalla propria parte anche un po’ di spiccioli, la vita è ancora più bella. Prendiamo ad esempio la storia di Regine Hodeige. Agli inizi degli anni novanta, lei e suo marito partono dalla loro casa in Germania, ai bordi della Foresta Nera, e arrivano alle BVI.  katitche-point_postkarte-1Fin qui tutto normale, un bel viaggio. Ma ecco che la fortuna ci mette lo zampino. Girovagando per Virgin Gorda, un piccolo incidente d’auto blocca Regine a Katitche Point. Piuttosto che arrabbiarsi, la coppia si guarda attorno: dal promontorio vedono la baia, le acque cristalline che brillano come in nessun altro luogo, le candide spiagge, la purezza del paesaggio…  Amore a prima vista, Regine e consorte decidono di costruirsi la casa per le vacanze a Katitche Point. Da qui in poi entrano in scena gli spiccioli. Cercano, trovano ed acquistano un pezzo di terra, costruiscono una casa.  Beh, il termine “casa” non rende l’idea.

Si tratta di una villa spettacolare: 5 grandi suite con vista sulle più belle gradazioni di blu che si possono immaginare.sun55set1 Così è nata Katitche Point Greathouse di Virgin Gorda, oggi membro dei Small Luxury Hotels of the World.

Per la mia amica Regine la bellezza naturale dell’isola ha giocato un ruolo fondamentale. Nell’introduzione del suo bel libro fotografico, Carribean Dreams, butta lì un interessante pensierino: “Le parole ‘presto’ e ‘brevemente’ non hanno alcun significato qui. Ci si sente in pace con sé stessi e con il mondo, i giorni hanno un ritmo che ci permette di avvicinarci alla natura”.

Dato che è un libro di immagini, Regine ha coinvolto il famoso fotografo tedesco Michael Wissing. Ho sfogliato le pagine del libro e devo dire che Michael è riuscito ha raggiungere l’anima dei Caraibi perché ha mostrato la realtà rimanendo lontano dai soliti cliché. Le foto riflettono non solo ciò che si vede, ma ciò che si sente dentro a noi stessi. Dal monocolore verde della Foresta Nera agli azzurri, turchesi, lapislazzuli e oro di Virgin Gorda. Basta avere fortuna, e un po’ di spiccioli.

Prego, prendere nota: Oil Nut Bay

12 luglio 2009 da Alice

David V. Johnson, seconda parte.

Ad onor del vero, il secondo tempo del post ch evi preannunciavo giovedì, lo voglio dedicare ad una sua creatura, il Resort Oil Nut Bay. Ne voglio parlare perché rappresenta il modo più intelligente di come si possa inserire l’uomo nella natura. Il complesso residenziale sorgerà su uno degli angoli più isolati e lussureggianti di Virgin Gorda, isola abitata da 1.600 persone discendenti da ex-schiavi o portoghesi. Cristoforo Colombo la battezzò “Vergine grassa” per via della sua curiosa forma, sottile alle estremità e tondeggiante al centro. Le splendide unità che formeranno il resort saranno costruite in perfetta armonia con il paesaggio, rispettando così la primitiva bellezza dell’ambiente.oil-nut-bay-beach1

Tutto è stato progettato e realizzato mettendo al primo posto la natura, qui rappresentata da circa 300 acri di terra, una baia di spiagge bianchissime e il mare turchese. La Oil Nut Bay ha applicato le sue regole eco-progressiste: solo 88 unità su una superficie di 300 acri, quando le norme locali ne permettono fino a 300. La Oil Nut Bay e il North Sound Yacht Club di David V. Johnson dimostrano che si possono realizzare resort e complessi residenziali di alto livello senza rinunciare agli ideali di vita eco-sensibili. Le offerte immobiliari con standard di eccellenza abitativa riguarderanno tutti gli 88 villini familiari della Oil Nut Bay che non offrirà solo l’esclusiva proprietà del villino, ma garantirà la più bassa densità abitativa in tutte le BVI.
Ogni unità abitativa sarà un pezzo architettonico unico, diverso da tutti gli altri. Non mancheranno le attrazioni per rendere il soggiorno piacevole come il Kids Club, meglio conosciuto come il Nut-House, dove i bambini potranno trascorrere un’intera giornata all’insegna delle attività acquatiche, artistiche e sportive.
Ci sarà anche un Centro Natura dove si potrà conoscere la storia locale, la flora e la fauna dell’isola.
Il Beach Club sarà il centro di socializzazione per le famiglie residenti, il cuore della comunità. La candida spiaggia è protetta dalla barriera corallina, con accesso diretto a Eustatia Sound, l’oceano e il Sir Francis Drake Channel.
Se volete dare un’occhiata a come procedono i lavori dovete salire in barca: dal mare, dietro al Bitter End Yacht Club, vedrete apparire un sogno.

Architettura fa rima con natura

9 luglio 2009 da Alice

Alle Isole Vergini Britanniche è normale incontrare persone interessanti.

Prima di tutto la gente del posto, simpatica, allegra ed ospitale come il DNA caraibico comanda.
Poi ci sono gli innamorati della vela: arrivano a bordo delle loro barche, piccole e grandi, o in aereo, per poi noleggiare, immediatamente, una barca per veleggiare con i generosi soffi degli alisei. Gli stessi turisti sono sempre un po’ speciali perché scegliere le BVI con meta di un viaggio significa avere una spiccata sensibilità verso la bellezza e una forte attrazione per le emozioni vere, difficili da dimenticare. Infine, può succedere di conoscere persone che hanno un carisma particolare.
Recentemente ho avuto la fortuna di incontrare un uomo che fa parte dell’esclusiva categoria dei “realizzatori di sogni”. Si chiama David V. Johnson ed è il presidente della Victor International Oil Nut Bay.

David non è originario delle BVI. La sua storia, come quella della Oil Nut Bay, parte dal Michigan. Quando aveva vent’anni, David ha sfidato la prognosi medica che lo voleva in carrozzella per il resto della vita. Ora cammina, fa immersioni ed è uno dei più accreditati immobiliaristi nel panorama internazionale. “Immobiliarista” è un termine che a noi italiani fa venire in mente “mattoni e cemento”. Non è il caso del signor Johnson. quality-of-life-201Lui si occupa della creazione di ambienti residenziali e lavorativi nel pieno rispetto del territorio sotto il profilo sociologico ed ecologico. Lo straordinario talento professionale e creativo del suo team è uno degli elementi che rendono la Oil Nut Bay unica nel suo genere nella realizzazione di complessi residenziali qui alle BVI. Negli USA, David ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la sua politica ambientale che prevede una regola ferrea: costruire e promuovere un’architettura in armonia con l’ambiente naturale. Ad esempio, è stato  proclamato ambientalista dell’anno dalla Michingan Chamber of Commerce. Maggiori dettagli nel prossimo post.

BVI Music Festival: appuntamento al prossimo anno

6 luglio 2009 da Alice

In Italia abbiamo il Festival di San Remo, alle Isole Vergini Britanniche c’è il BVI Music Fest.
Tutta un’altra musica, ovviamente.

Ho chiesto, via e-mail, ad una mia amica del posto che mi ha insegnato a ballare, come è andata l’edizione 2009 e ho scoperto che è saltata. Non ho capito bene le cause, ma so che gli amanti dei ritmi caraibici ci sono rimasti male. Niente di grave, si sta già lavorando per l’edizione del prossimo anno. bvi-music-fest-logo
Il BVI Music Festival si svolge a Cane Garden Bay, isola di Tortola, una lunga baia costellata di locali sulla spiaggia. Ogni anno, verso la fine di maggio, qui si mescola lo sciabordio delle onde alla musica e alle danze caraibiche. Ma al BVI Music Fest non c’è solo musica. La spiaggia più famosa dell’isola si anima con giochi, feste e tradizioni della cultura caraibica.

Se siete rigidi come dei tronchi, dopo alcuni minuti di calypso, reggae e soca vi troverete belli sciolti e danzerete fino a notte inoltrata. “Soca” non vi dice niente?  Eppure, tempo fa, Raffaella Carrà fece ballare gli italiani con la canzone “Soca dance”. Soca, o Soul Calypso, è una musica dance proveniente da Trinidad. Sulla base del ritmo cadenzato-melodico del calypso inserite i veloci battiti delle percussioni e, se possibile, anche due ottoni, preferibilmente le trombe. E poi ondulate i fianchi a piacimento!
Nelle passate edizioni,  artisti del calibro di Wyclef Jean e Percy Sledge hanno preso parte al festival che raduna alle BVI amanti della cultura musicale caraibica, provenienti anche dalle isole vicine. Appena ho notizie della prossima edizione, ve le canto.

La storia del Bitter End Yacht Club raccontata da una pirata

8 giugno 2009 da Alice

Mi ha sempre incuriosito conoscere i retroscena di un posto, soprattutto alberghi e resort.
Prendiamo il Bitter End Yacht Club, una chicca di resort che si trova nell’isola di Virgin Gorda, nel North Sound. Oggi le sue acque turchesi sono protette, calme e tranquille, mentre più di tre secoli fa erano decisamente agitate. I primi “turisti” furono i pirati e i navigatori solitari provenienti dall’Inghilterra, gente d’azione come Sir Francis Drake e Sir John Hawkins. Arrivavano, gettavano l’ancora al largo di spiagge bianche e soffici come borotalco e via con le loro incursioni. L’intrepido pirata Hawkins rimase legato a queste acque: narra la leggenda che il suo corpo è in fondo al mare, da qualche parte.
Facciamo un bel salto indietro nel tempo ed eccoci al 1964, quando la famiglia Hokins mise piede nell’isola di Virgin Gorda.
La naturale bellezza di North Sound affascinò a tal punto gli Hokins che ne divennero assidui frequentatori. L’unico punto in comune con i pirati è che amavano andar per mare.
Un’estate si accorsero che in una baia era sorto un pub, circondato da cinque cottage, chiamato Bitter End. Un pioniere degli yacht locale, tale Basil Symonette, lo aveva fatto costruire apposta per i noleggiatori di barche. Non era un cinque stelle, ma aveva il suo fascino. La sistemazione era di tipo rustico: letti con fogli di carta, nei bagni scorreva solo acqua fredda, di sera la luce si accendeva grazie ad un piccolo generatore a diesel. Quando arrivava qualche visitatore per la cena non si recava alla reception. Semplicemente, attraccava lungo un molo di legno e suonava il corno ad aria. Se l’eccentrico Basil era in giornata, avrebbe risposto con un megafono e i visitatori potevano scendere e mangiare una buona bistecca. Myron e Bernice Hokins divennero ben presto assidui frequentatori del Bitter End durante le loro crociere invernali alle Isole Vergini Britanniche. Durante una delle ultime visite, Myron chiese a Basil di poter acquistare o affittare un piccolo pezzo di terreno per costruire il proprio cottage. La risposta di Basil arrivò dopo qualche settimana ed era un tondo “no”. O meglio, era un “no” alla concessione del terreno, ma “sì” all’acquisto di tutto il Bitter End. Gli Hokins non poterono rifiutare, così nel 1973 diventarono i nuovi proprietari. Nonostante nessuno di loro avesse esperienza nella gestione alberghiera, l’entusiasmo era alle stelle. Coi loro nipoti e un cestino da pic-nic, cominciarono ad esplorare le isole, scorrazzando da Anegada ai Dogs. La barriera corallina circostante offriva la possibilità di fare snorkeling e immersioni. Le altre isole e baie erano lussureggianti e vi si potevano cercare tantissime conchiglie. Le acque offrivano una variegata fauna marina. La zona era l’ideale per navigare, pescare, fare snorkeling, immersioni e tantissimi altri sport acquatici. bitter_end_yacht_club_virgin_gorda.JPGInsomma, le caratteristiche c’erano tutte per poter condividere questo paradiso con altre persone. Le escursioni che oggi si possono fare al Bitter End si ispirano a queste considerazioni famigliari degli Hokins. Anche i nativi erano entusiasti. Grazie al loro aiuto, nel corso di tredici anni il Bitter End Yacht Club è diventato il resort più esclusivo al mondo per sport acquatici.
L’architetto Peter Brill si è occupato del progetto, lavorando su tre aggettivi: organico, funzionale, bello.
Giuro che c’è riuscito.
I miei occhi da “pirata” hanno subito rubato lo splendido parco tropicale, la preziosa spiaggia isolata, il tesoro rilassante del centro benessere e la perla di una comoda piscina.

Tre passeggiate a Tortola, l’isola delle sorprese

1 giugno 2009 da Alice

Andiamo troppo di fretta. I francesi hanno inventato un’arguta battuta per prendere in giro chi va forte in auto: “ Ha dimenticato a casa il fazzoletto”. Corriamo, corriamo… e ci perdiamo il meglio.
Io ho riscoperto il gusto di passeggiare con calma alle Isole Vergini Britanniche. È vero, da queste parti non ha senso andare di fretta. Soprattutto a Tortola. Una bella passeggiata all’interno dell’isola è il modo miglore per apprezzarne le bellezze naturali. Camminando con un’andatura calma ho capito che è più facile concentrarsi sui dettagli. Vedi e apprezzi ogni minima cosa: una splendida conchiglia arancione proprio ai tuoi piedi, un gruppetto di fiori multicolori avvinghiati alle viti…
Anche le orecchie diventano più sensibili. Per me, il suono più magico di Tortola è il trillo del cuculo delle mangrovie. Ha l’abitudine di nascondersi tra le fresche foglie del fico.
Se giri l’isola in macchina o in taxi te la scordi questa fantastica collezione di suoni, immagini e profumi.
La mia passeggiata preferita è quella di Long Bay, una bella distesa di spiagge bianche, situata a nord dell’isola.beach.jpg Long Bay è lunga quasi due chilometri, ma vi giuro che non mi sento stanca dopo averla percorsa tutta; anzi, ogni volta provo una sensazione di benessere fisico.
La spiaggia di Long Bay è una scultura sempre diversa. Come una bambina, ogni volta rimango affascinata davanti alle sue trasformazioni. Long Bay è donna, cambia spesso vestito e i più belli li sfoggia di sera: una volta è ampia e bassa, un’altra sottile come un nastro, con le onde che arrivano fino alle piante di vite e agli arbusti di piante grasse che fanno da confine tra mare e terra. Anche la sabbia è civettuola: a volte è compatta e puoi camminarci facilmente; altre volte, se le onde sono alte e la sabbia viene continuamente rimescolata, è come camminare dentro un porridge. Non conoscete il porridge? È una specie di polentina fatta con avena, acqua e latte.
Preferisco passeggiare insieme ai miei pensieri, da sola. Unica eccezione alla sera, e in particolar modo a Long Bay. La gente del posto si ritrova qui dopo il lavoro e si incrocia con i turisti che soggiornano al Long Bay Beach Resort. Capisci subito chi sono i turisti dall’abbronzatura: hanno gradazioni che vanno dal rosa intenso al bronzo.
Da noi queste passeggiate serali le chiamiamo struscio. Ed il senso dell’incrociarsi e sfregarsi c’è anche qui, però a Long Bay lo “sfregamento” è più socializzante.

Anegada: piatta sul mare, rotonda di bellezza

10 maggio 2009 da Alice

Una rivista di viaggi inglese mi ha chiesto di scrivere un articolo su Anegada. Secondo voi, ho accettato o no?  Ho accettato, ho accetato… Ad una condizione però: due biglietti, andata e ritorno. Esclusivamente per voi, vi trascrivo i miei appunti personali di questa escursione di un solo giorno.
Ho buttato giù dal letto il mio amato skipper  molto presto perché il ferry da Road Town per Anegada parte alle sette del mattino. Il sacrificio di alcune ore di sonno è stato premiato: l’alba alle BVI è uno spettacolo da brivido.  Per il primo tratto di viaggio siamo stati sulla parte superiore del Ferry, poi abbiamo dovuto spostarci sul ponte coperto a causa del forte vento, così ho potuto  leggere il mio libro senza litigare con le pagine svolazzanti. Dopo circa un’ora ecco profilarsi chiaramente dal finestrino la sagoma di Anegada  con i suoi alti alberi di ananas. Ed ecco  il Reef di Horseshoe, una delle barriere coralline più vaste del mondo. Si snoda  come una lunga coda attorno all’isola.
Anegada è notoriamente piatta. Lo svela anche il suo nome di origine spagnola: isola sommersa, annegata. Ma attenzione, è piatta solo perché il suo terreno compatto come la roccia è a zero metri sul livello del mare, mentre è bella rotonda in fatto di bellezza e fascino… Il suo ecosistema è completamente diverso da quello delle altre Isole Vergini Britanniche. Per scoprirlo basta noleggiare un’auto.
Ci siamo diretti a nord e abbiamo fatto una piccola tappa a Bone’s Bight (probabilmente il nome di qualche pirata), per fare una passeggiata sulla spiaggia; poi ci siamo diretti verso la foresta dell’interno. Il mio skipper mi ha buttato lì un’acuta osservazione: “Se per ammirare la bellezza di un fiocco di neve occorre il microscopio,  la bellezza di Anegada va vista in un solo colpo d’occhio”.anegada_beach_bg.jpg
Non lo pensavo così romantico!
La foresta di Anegada è il paese delle meraviglie: splendidi fiori, arbusti spinosi, piante grasse ed eleganti orchidee mozzafiato che crescono avviluppate ai cespugli. Mentre camminavamo, all’improvviso, arriva una magia. Poco al di sotto del sentiero,  più di cento fenicotteri rosa ci stavano guardando dal Red Pond. Che spettacolo!!
Eppure Anegada non è solo famosa per la sua natura: le aragoste che si gustano qui sono leggendarie. La gente del posto le chiama card e le cattura al largo del reef . Noi le abbiamo assaggiate a Pomato Point sulla costa occidentale dell’isola: esageratamente deliziose!
A fine pranzo abbiamo visitato il museo di Pomato Point, all’interno dello stesso ristorante. Sono esposti oggetti trovati nei relitti tipo monete, anfore e argenteria varia recuperata dal fondo del mare. La collezione è di proprietà di Wilfred Creque, un abitante dell’isola. Più di 200 barche hanno fatto naufragio nei pressi del reef di Anegada nei secoli scorsi.
Il mio skipper dice che chi governava quelle barche non ci sapeva fare… Lo so: oltre ad essere romantico è anche un po’ spaccone :-)