Vi ricordate del kitesurfer delle BVi… Marco Bava?

15 giugno 2010 da Alice

…sono sicura di sì! Per essere sicuri, date un’occhiata al post che gli ho dedicato tempo fa,  e mi rivolgo specialmente alle donzelle ;-)

Ebbene, Marco ci ha scritto! Leggete, leggete avidamente…

Ciao a tutti,
come sapete faccio il velista di mestiere ma sono altrettanto patito di kite surf e lo pratico ogni volta che posso. Lavoro su uno Swan di 30 metri e quando l’armatore viene a bordo per le sue vacanze, dalla nostra base al Bitter End Yacht Club ci spostiamo un po’ in tutto l’arcipelago.
Ci sono così tante baie ed ancoraggi che è difficile dire quali preferisco. Devo dire che ho un debole per Anegada che è uno dei rari atolli dei Caraibi: ha una laguna da far impallidire quelle del Pacifico.

Qualcuno mi aveva detto che ad Anegada, per via delle immense barriere coralline era difficile fare kite surf. Il mese scorso ci sono andato e ho provato a surfare anche là. È stato bellissimo volare sui coralli.

Inoltre, essendo l’isola molto bassa sul livello del mare, è sempre abbastanza ventilata, soprattutto nella sponda di nord ovest. Ma mi sono divertito molto anche davanti al Reef Hotel dove tra una surfata e l’altra ho approfittato di un lunch nel ristorantino della spiaggia.

I colori del mare ad Anegada sono così belli che ho deciso di fotografarmi.  Sì, ho bloccato la mia piccola macchina digitale sul bordo della “vela”, ho programmato una serie di scatti e mi sono lasciato portare dal vento.

E da lassù l’autoscatto ha fatto il suo dovere. Così dall’alto mi sono visto anch’io…

Aspettando la mia regata del cuore…

12 marzo 2010 da Alice

A tutti gli amanti della vela: tranquilli, non è che quest’anno la Spring Regatta non si tenga!

E’ vero, l’anno scorso ve ne avevo parlato con dovizia di particolari: avevo avuto la fortuna di prendervi parte e sono stata cronista d’eccezione… quest’anno non posso veleggiare fra le “mie” splendide isole e allora pregusto l’emozione e l’adrenalina della regata con i ricordi e grazie al video di un amico:

vi ricordate di Stefano, vero ? Sono certa che si! :-)

Kats, che bello!

20 novembre 2009 da Alice

Non sono una patita di calcio, ma ho letto che in Italia le grandi società di Serie A hanno trascurato il settore giovanile. Un vero peccato perché, nello sport come in qualsiasi altra attività, è fondamentale investire sui giovani. In questo senso, una bella lezione arriva dalle piccole Isole Vergini Britanniche. Loro non hanno Kakà, ma KATS: Kids And The Sea, i Bambini e il Mare, il programma di sport acquatici per i giovani promosso dal governo delle BVI.
Tutto iniziò nel 1990 quando Tom Gerker, un uomo d’affari caraibico, decise di trasferire i corsi di vela proposti dal Rotary Club sull’isola di St. John anche nelle BVI, e precisamente a Tortola. Questo programma di sport acquatici è rivolto a tutti i giovani, locali e turisti. Kats prevede diverse tipologie di corsi per giovani dai 5 anni fino 18. Sono tre i corsi da seguire per completare il programma. Ogni corso prevede degli step che vanno superati per poter accedere a quello successivo. Il più importante è quello di vela, ma si possono seguire anche i corsi di scuba diving e di windsurf.
Si inizia dai fondamentali, come si dice a scuola, dall’ABC: il corso di nuoto e abilità in mare. L’obiettivo non è di diventare dei campioni, ma di acquisire sicurezza e familiarità con l’elemento acqua. cmpcup2000cFortunati questi alunni: hanno la palestra acquatica più bella del mondo, il mare caraibico! Quindi, si accede al corso di vela, il top che si possa trovare alle  BVI. Ogni anno c’ è una lunga lista d’attesa per iscriversi, dato il grande successo ottenuto negli ultimi sedici anni. Le lezioni si suddividono in tre livelli a seconda dell’abilità dei partecipanti. Il “gran finale” del programma di vela KATS è la Chief Ministers Cup che si tiene a Tortola, e che prevede un tour nei caraibi della durata di tre giorni. I partecipanti gareggiano in classe IC 2: da qui uscirà il miglior team della categoria. Di lunghe file per partecipare al Grande Fratello, qui alle BVI, nemmeno l’ombra.

Isole minori: le Vergini più Vergini

3 ottobre 2009 da Alice

Viaggiando in lungo e in largo per il mondo mi sono convinta che le isole più piccole, meno frequentate e più selvagge, hanno un fascino superiore, una bellezza più croccante. Piccolo è meglio anche alle Isole Vergini Britanniche. Sono perle sparse sull’oceano, e bisogna andare a scovarle. Salite sulla barca a vela del mio skipper del cuore: vi porto ad ammirarne quattro, tra le più splendenti.

Rotta verso Cooper Island. Arriviamo da nord. Lo rocce di Quart-o-Nancy fanno da paravento agli alisei. Vi invito a far silenzio per gustarci la splendida Manchionel Bay. Potevamo ancorare sulla punta a sud, a Carter Bay o a Houlover Bay, ma la piccola spiaggia di Manchionnel Bay, con i suoi pochi cottage a ridosso del mare, non ha paragoni. Seguitemi: vi porto a fare merenda all’ombra di un folto palmizio dove potete ammirare le principali isole che si trovano ad Ovest. Se fate i bravi stasera vi porto a cenare al Cooper Island Beach Club.
Ritorniamo in barca e andiamo a scoprire la seconda perla, Salt Island, chiamata così per i suoi tre stagni di acqua salata. Salt Island è stata per lungo tempo tappa regolare per le navi che solcavano i mari caraibici in cerca di sale per gli equipaggi di Sua Maestà la Regina. Il sale è venduto ancora oggi, potete acquistarlo anche voi, ma non esagerate perché nella nostra barca c’è poco spazio. Sì, sì,  vi accompagno a visitare queste curiose saline durante la raccolta del sale. Gli appassionati di immersioni li lasciamo ad esplorare il relitto del Rhone, un portale a vapore della Royal Steam Racket Company, affondato con tutto l’equipaggio nel lontano 1807. Il relitto è oggi parco marino nazionale e, poco più a nord, a Lee Bay, possono scendere i sub che desiderino esplorarlo.
Terzo giorno, terza perla: Peter Island. Appena la vedete capite subito perché è stata inserita nella classifica delle Top Ten Islands dal Conde Nast Traveller. Quest’isola è un vero gioiello della natura e gran parte della sua superficie appartiene al milionario norvegese Peter Smedwig che negli anni ’60 fece costruire il Peter Island Resort, uno tra i più prestigiosi del mondo. Noi, peones, ci fermiamo al Peter Island Yacht Club, a Deadmen’s Bay, oppure attracchiamo a Little Harbour, tra le piccole South Bay e White Bay. Vi obbligo a fare una passeggiata all’interno, immersi nella natura: mi ringrazierete per tutta la vita. norman-island
La breve crociera sta per finire. Ritorniamo verso il Francis Drake Chanel. Tra le numerose isolette scelgo di farvi scoprire la mia preferita: Norman Island.  Poco abitata, disseminata di grotte e caverne, è stata per anni covo di pirati. Stevenson l’ha mirabilmente descritta nel suo romanzo ‘L’isola del tesoro’. Avete appetito? Offro io. Ci sediamo al  William Thornton, un vecchio mercantile del Baltico, oggi trasformato in un curioso bar ristorante galleggiante. Non abbuffatevi, perché appena abbiamo finito di pranzare tutti in barca per visitare le celebri grotte di Treasure Point!

Paul Cayard: numero da fuoriclasse alle BVI

21 settembre 2009 da Alice

I fedeli lettori di Caraibi Blues sanno che da un po’ di tempo a questa parte ogni tanto infilo nei miei testi un riferimento al “mio amato skipper”. Non svelerò mai il suo nome e comunque non è Paul Cayard.
Lo dico perché leggendo questo pezzo qualcuno potrebbe trarre delle conclusioni errate. Parlo di Cayard perché durante la Pro Am dello Scuttlebutt Offshore Championship, regata annuale tra i lettori di Scuttlebutt organizzata dal Bitter End Yacht Club di Virgin Gorda, ha stupito tutti con un colpo da fuoriclasse. Ecco come è andata. cayard_BVI
Nel bel mezzo del race è esplosa una sartia del suo IC26. Molti avrebbero maledetto la sorte e perso del tempo prezioso. Non Cayard. In un lampo, ha ceduto il timone ad un membro del suo equipaggio e, con la drizza dello spinnaker tra i denti, è salito a braccia in testa all’albero approntando una sartia di fortuna. Poi, con tutta calma, ha ripreso il timone ed è andato a vincere la regata.
Chi sconosce il mondo della vela sa chi è Cayard e non sarà stupito di quest’ultima impresa. Paul è salito a bordo di una barca per la prima vota a nove anni. Risiede a San Francisco ma, da buon marinaio, è sempre in giro. Uno dei suoi posti preferiti sono le acque e le isole delle BVI.
È stato il primo skipper americano ad aggiudicarsi nel 1998 la Whitbread Round the World Race a bordo dell’ EF Language. Nel 2005-2006 Paul era al timone del Pirates of the Caribbean, barca della Disney, nella Volvo Ocean Race, conquistando la tappa finale -fino a Goteborg – e piazzandosi al secondo posto della classifica generale.
Sette volte campione del mondo, è un veterano dell’America’s Cup, avendo partecipato a cinque edizioni, oltre ad aver preso parte a due Olimpiadi. Il suo traguardo più prestigioso l’ha raggiunto nel 1988 con la conquista del Star World Championship.P1090760_pnormal
Tra i premi ricevuti l’ammissione alla Sailing World Hall of Fame nel 2002 e l’elezione nel 1998 a Rolex Yachtsman of the Year.
Figlio di uno scenografo dell’Opera di S.Francisco, città in cui è nato il 19 maggio 1959, Paul Cayard come velista ha due padri putativi: l’americano Tom Blackaller, che conobbe quando aveva 18 anni e fece di lui un grande timoniere di Star (classe di cui nel 1988 è stato campione del mondo) e Raul Gardini, che a 25 anni gli affidò il timone del suo maxi Il Moro, e a 29 anni gli affidò la gestione della sfida miliardaria del Moro di Venezia per la Coppa America 1992, a San Diego.
Il “mio” skipper del cuore, ve lo giuro, ha sul suo comodino la foto di Paul Cayard.
Con soddisfazione vi dico che c’è anche la mia, ed molto più grande! ;-)

Pro Am Regatta: principianti e campioni insieme

17 settembre 2009 da Alice

Certe cose succedono solo alle BVI.
Dopo avervi presentato la Premier’s Cup Yout Regatta, aperta esclusivamente a ragazzi e ragazze, ecco un’altra regata molto speciale e fuori dalle regole. Si svolge a Virgin Gorda, North Sound, dal 31 ottobre al 7 novembre, ed è organizzata dal Bitter End Yacht Club.
Fin qui tutto normale. Ma adesso arriva il bello. Provate ad immaginare di gareggiare a fianco di Serena Williams o Roger Federer sul tappeto verde di Wimbledon. Nel tennis, come per la maggior parte degli sport, questo è impossibile. proambvi
Nella vela e alle BVI, invece, si può. Basta partecipare alla Pro Am Regatta, unico evento al mondo che offre agli appassionati di vela l’opportunità di partecipare a una gara di alto livello accanto agli skipper più bravi.
La regata ha 22 anni di storia alle spalle e fin dalla prima edizione partecipano, sulle stesso campo di regata,  principianti, amatori e i migliori skipper dell’America’s Cup, vincitori di Olimpiadi e Campioni del Mondo.
Per la sua unicità la Pro Am Regatta è menzionata dai principali magazine come il New York Times, il Financial Times, Sports Illustrated, Sail, Fortune Small Business. Ampi servizi  si possono vedere sui network TV come il Fine Living Network, T2P TV,  senza contare le numerose pubblicazioni di viaggi, lyfstyle e di vela.
I navigatori professionisti lo considerano il “Campionato della Fantasia”, mentre per i comuni mortali è l’occasione per partecipare ed imparare.
Chiariamoci: la Pro Am non è una vera e propria gara, ma puro divertimento. Non importa avere esperienza e un curriculum di vittorie lungo due pagine. Gli unici requisiti richiesti sono una buona dose di coraggio e tanta volontà. La partecipazione dei “peones” della vela è alta, anche perché quando non ci sono le regate si può fare un po’ di snorkeling, del windsurf o semplicemente rilassarsi sulla spiaggia. E il divertimento? Figuratevi se il Bitter End Yacht Club non ci ha pensato! Ogni sera gli equipaggi amatoriali si uniscono a quelli dei professionisti per cocktail parties, cene, incontri nei migliori pub e numerosi altri momenti socializzanti. Tra i tanti eventi, vi segnalo il Seminario sullo Sport (con Paul Cayard e Zach Railley) e un sontuoso barbecue alla West Indian Beach. Menu: grigliate di pesce, pollo, patatine fritte, musica, balli caraibici…

Premier’s Cup Youth Regatta: la Coppa dei piccoli

27 agosto 2009 da Alice

Sono passate ormai diverse settimane, ma quattro righe sulla Premier’s Cup Youth Regatta le scrivo volentieri. Il 10 luglio si è svolta nelle acque attorno a Tortola la Premier’s Cup Youth Regatta. Cosa ha di speciale questa regata? I suoi partecipanti: esclusivamente adolescenti e teenager. Dalla serie “ le buone abitudini si imparano da piccoli”, KATS_photoalle BVI hanno pensato bene di varare un programma denominato KATS (Kids And The Sea). Questo programma è nato nel 1990 sull’isola di Tortola per insegnare a bambini e adolescenti a navigare, nuotare e immergersi in piena sicurezza. L’idea è piaciuta così tanto che ormai queste regate non competitive per giovani velisti si organizzano un po’ ovunque nei mari caraibici.
La Premier’s Cup Youth Regatta è sicuramente la gara più importante e richiama molti team in erba. La cerimonia di apertura della Premier’s Cup Regatta di quest’anno si è svolta nel pomeriggio di venerdì 10 luglio, mentre il sabato è stata la giornata più divertente col Campionato Open Bic: un percorso in bici e un torneo di pallavolo, a dimostrazione che alle BVI non si vive di sola vela. La sera grandi spettacoli tra i quali vi voglio segnalare il geniale Meow Party, caratterizzato da una gara di miagolii. Ho partecipato anch’io – figuriamoci se potevo mancare – e il mio miagolio dal titolo “dammi i bocconcini” è stato premiato con scroscianti applausi. A seguire, mini sfilata di moda e musica a volontà con la Show Time Band. Insomma, ormai l’avete capito: alle BVI divertirsi è uno stile di vita. Anche per i più piccoli e per la bambina che è in me.

A Luxury Girls va di lusso: vince la regata Halyard Challenge

28 luglio 2009 da Alice

Miei cari amici appassionati di vela vi chiedo scusa.6963000
Stavo facendo un po’ di ordine tra i miei appunti e nella cartelletta “Regate BVI” ho trovato mezza paginetta di cronaca sulla Halyard Challenge. Data: gennaio 2009. Lo ammetto, mi sono dimenticata di parlarvene.
Seppur in ritardo, aggiusto la falla, anche perché La Halyard Challenge è una tra le regata più “classiche” delle Isole Vergini Britanniche e merita di essere citata.
Organizzata dal Royal BVI Yacht Club, all’inizio di ogni anno richiama i navigatori locali. Molto suggestivo il campo di regata dell’edizione 2009: sparo di partenza a Road Harbour, giro attorno a Cooper Island e linea del traguardo a Dead Man Bay di Peter Island. La regata si è conclusa in meno di due ore con un serrato duello tra l’imbarcazione della famiglia Haycraft Pipe Dream, un classe Sirena 38, e Luxury Girl, un classe First 10R, con al timone lo skipper Guy Eldrige.
Nella prima parte della gara, che vedeva ben otto imbarcazioni alla partenza, si sono affrontate Luxury Girls e Jurakan fino all’uscita del porto, lotta dura per mettere la loro prua davanti all’altra. Entrambi gli skipper hanno scelto di mantenere un percorso centrale per attraversare la corrente del canale Sir Francis Drake e raggiungere Cooper Island. Nel giro di ritorno tra Dead Chest e Peter Island, Pipe Dream ha accumulato un forte ritardo. Alla fine sarà terza seguita da Kevin Rowlette’s, skipper di un classe Olson 30.
La soddisfazione di vincere è andata all’equipaggio di Luxury Girls che è riuscito a prendere un grosso vantaggio proprio nell’ultimo tratto di gara su Team Lime, giunta seconda. Per l’impegno e gli sforzi del team, lo skipper Guy Eldrige dovrebbe ribattezzare la barca Luxury Boys, ma non credo che lo farà.

La storia del Bitter End Yacht Club raccontata da una pirata

8 giugno 2009 da Alice

Mi ha sempre incuriosito conoscere i retroscena di un posto, soprattutto alberghi e resort.
Prendiamo il Bitter End Yacht Club, una chicca di resort che si trova nell’isola di Virgin Gorda, nel North Sound. Oggi le sue acque turchesi sono protette, calme e tranquille, mentre più di tre secoli fa erano decisamente agitate. I primi “turisti” furono i pirati e i navigatori solitari provenienti dall’Inghilterra, gente d’azione come Sir Francis Drake e Sir John Hawkins. Arrivavano, gettavano l’ancora al largo di spiagge bianche e soffici come borotalco e via con le loro incursioni. L’intrepido pirata Hawkins rimase legato a queste acque: narra la leggenda che il suo corpo è in fondo al mare, da qualche parte.
Facciamo un bel salto indietro nel tempo ed eccoci al 1964, quando la famiglia Hokins mise piede nell’isola di Virgin Gorda.
La naturale bellezza di North Sound affascinò a tal punto gli Hokins che ne divennero assidui frequentatori. L’unico punto in comune con i pirati è che amavano andar per mare.
Un’estate si accorsero che in una baia era sorto un pub, circondato da cinque cottage, chiamato Bitter End. Un pioniere degli yacht locale, tale Basil Symonette, lo aveva fatto costruire apposta per i noleggiatori di barche. Non era un cinque stelle, ma aveva il suo fascino. La sistemazione era di tipo rustico: letti con fogli di carta, nei bagni scorreva solo acqua fredda, di sera la luce si accendeva grazie ad un piccolo generatore a diesel. Quando arrivava qualche visitatore per la cena non si recava alla reception. Semplicemente, attraccava lungo un molo di legno e suonava il corno ad aria. Se l’eccentrico Basil era in giornata, avrebbe risposto con un megafono e i visitatori potevano scendere e mangiare una buona bistecca. Myron e Bernice Hokins divennero ben presto assidui frequentatori del Bitter End durante le loro crociere invernali alle Isole Vergini Britanniche. Durante una delle ultime visite, Myron chiese a Basil di poter acquistare o affittare un piccolo pezzo di terreno per costruire il proprio cottage. La risposta di Basil arrivò dopo qualche settimana ed era un tondo “no”. O meglio, era un “no” alla concessione del terreno, ma “sì” all’acquisto di tutto il Bitter End. Gli Hokins non poterono rifiutare, così nel 1973 diventarono i nuovi proprietari. Nonostante nessuno di loro avesse esperienza nella gestione alberghiera, l’entusiasmo era alle stelle. Coi loro nipoti e un cestino da pic-nic, cominciarono ad esplorare le isole, scorrazzando da Anegada ai Dogs. La barriera corallina circostante offriva la possibilità di fare snorkeling e immersioni. Le altre isole e baie erano lussureggianti e vi si potevano cercare tantissime conchiglie. Le acque offrivano una variegata fauna marina. La zona era l’ideale per navigare, pescare, fare snorkeling, immersioni e tantissimi altri sport acquatici. bitter_end_yacht_club_virgin_gorda.JPGInsomma, le caratteristiche c’erano tutte per poter condividere questo paradiso con altre persone. Le escursioni che oggi si possono fare al Bitter End si ispirano a queste considerazioni famigliari degli Hokins. Anche i nativi erano entusiasti. Grazie al loro aiuto, nel corso di tredici anni il Bitter End Yacht Club è diventato il resort più esclusivo al mondo per sport acquatici.
L’architetto Peter Brill si è occupato del progetto, lavorando su tre aggettivi: organico, funzionale, bello.
Giuro che c’è riuscito.
I miei occhi da “pirata” hanno subito rubato lo splendido parco tropicale, la preziosa spiaggia isolata, il tesoro rilassante del centro benessere e la perla di una comoda piscina.

Tempo caldo, Racing di fuoco: finisce alla grande la BVI Spring Regatta 2009

5 aprile 2009 da Alice

Chi si è svegliato questa mattina, 5 aprile, e ha guardato il cielo, non poteva crederci. Com’è possibile, proprio l’ultimo giorno della Spring Regatta, ritrovarsi il cielo coperto da nuvole nere? Vuoi vedere che piove e non vedremo un filo di vento?! Gente di poca fede: le BVI non deludono, non ti lasciamo mai in “braghe di tela”!! Ed infatti, le nuvole sono state solo una piacevole protezione solare e lungo tutto il Sir Francis Drake Channel ben 122 imbarcazioni hanno gareggiato con vento da 12 a 14 nodi. bvisr_3april.jpg
Ho aspettato le barche al loro rientro in porto. Per me è un momento magico osservare le facce dei vari equipaggi alla fine delle competizioni. Nei loro occhi ci puoi leggere un affascinante romanzo di avventura.
Il volto di Philip Lotz, proprietario e skipper di Arethusa, arrivata seconda dietro a Vincitore nella divisione A, era raggiante: “ Qui è tutto stupendo. Il prossimo anno ci ritorno e voglio convincere altri proprietari di Swan 42 a partecipare”. Nella divisione B, Three Harkoms ha vinto con un margine di sette punti su Lost Horizons II di Jamie Dobbs. Sulle labbra di James Heddleston , proprietario di Three Harkoms, ho letto questo bilancio:  “È una delle regate meglio organizzate a cui abbia mai partecipato da diverso tempo”.
Nella categoria C, il grande vincitore è stato Bad Girl, con dieci primi posti e un secondo: era veramente duro batterli. Spirit of Montpellier e Safir III si sono piazzati primo e secondo nella Performance Cruising A, mentre al terzo posto c’è Miss MaJic, un J/46, comandato dallo skipper portoricano Jim Baus. Nota di colore: a bordo di Miss MaJic c’era Ella, una protagonista assoluta della Spring Regatta. Ella non è una miss, ma una simpatica cagnetta. Un’altra particolarità di questa barca è che Baus e la moglie Heather hanno comprato Miss MaJic lo scorso anno ed hanno partecipato alla Spring Regatta assieme agli ex proprietari, con in quali  hanno stretto una grande amicizia. Una bella storia che poteva succedere solo alle BVI. In alcune classi c’è stata una lotta accanita fino all’ultima regata. Addirittura si è ricorsi al tie-break nella classe dei 30 metri modificati. L’ha spuntata Diva di Robin Tattersall, residente alle BVI.
Anche nella classe Bareboat A c’è stata battaglia.  Le tre migliori imbarcazioni hanno ottenuto tutte 14 punti in cinque gare, ma sono stati il californiano Justin Barton e Pressley King delle BVI  che si sono divisi lo scettro della vittoria arrivando primi a pari merito.
Gara fantastica anche nella classe Large Multihull, con Richard Wooldridge delle BVI che ha portato alla vittoria il suo trimarano Kelsall, del Team di Nanny Cay, davanti a Soma, un Formula 40. Questione di millimetri.
Prima di partecipare alla festa finale, preparo le valigie. Domani parto. Per mia fortuna avrò accanto il mio skipper del cuore. Sta già pensando alla prossima edizione della BVI Spring Regatta. Quanti giorni pensate che resista a Milano, vicino all’Alzaia del Naviglio Grande?