Solobagaglioamano: un blog proprio bello

1 settembre 2009 da Alice

Non so voi, ma io sono felice quando incontro una persona più brava di me. Soprattutto quando i suoi interessi, le sue passioni, il suo modo di osservare il mondo sono molto vicini ai miei. È da un po’ che volevo parlarvi di Fausto Tazzi e del suo prezioso blog “solobagaglioamano” (http://solobagaglioamano.blogspot.com). Mi auguro che gli amanti delle BVI – e dei viaggi in generale – lo frequentino assiduamente. Non conosco Fausto di persona, ma attraverso il suo blog so molte cose di lui.
Prima di tutto scrive bene, di quel genere di scrittura che Roland Barthes definiva “il piacere del testo”. Fausto viaggia bene perché legge bene: Calvino, Hemingway, Kundera, Pennac, Huellebecq… I suoi appunti di viaggio non sono mai banali, da brochure turistica. Leggendoli avvertiamo i suoi brividi, sentiamo il profumo di un particolare istante, tocchiamo i pensieri che gli girano per la testa e le emozioni che albergano nel cuore.
Un paesaggio, un cielo, una spiaggia sono uguali per tutti, ma c’è chi sa osservarli in profondità e, soprattutto, ha il dono di comunicare agli altri quello che è riuscito a vedere. Della stessa categoria le immagini fotografiche, mai cartoline illustrate (si possono comprare, perché farle con la nostra macchina fotografica?), semplici ma colte. Sul blog “solobagaglioamano” si viaggia alle BVI, Canada, Cuba, Giappone, Londra e molte altre mete. I post delle Isole Britanniche Vergini sono strepitosi, assolutamente da leggere. Nella sezione “Dati personali”, Fausto ha inserito un stimolante pensiero di Italo Calvino che mi ha fatto venire in mente, non so per quale misterioso meccanismo, quattro righe del diario di bordo di Louis Antoine de Bougainville, esploratore, navigatore e matematico francese. Lui e il suoi marinai avevano scoperto un’isola stupenda abitata da gente bella e ospitale. Vi soggiornarono, meravigliosamente, per oltre un mese. Bougainville annotò che solo quando si allontanarono dall’isola, per ripartire, le diedero un nome.

Le pietre del Sugar Mill Hotel

15 giugno 2009 da Alice

Ci ho preso gusto. Dopo avervi raccontato la storia del Bitter End vi porto con la fantasia alle BVI sulle ali di un’altra storia.
Dopo Virgin Gorda, ci spostiamo a Tortola. Si tratta del Sugar Mill Hotel,Sugar Mill restaurant 23 stanze, aria condizionata, collegamento Wi-Fi ad internet, piscina, ristorante da favola ed altre delizie.  Facciamo un salto indietro nel tempo, nel 1640, quando il commercio di rhum e, purtroppo, di schiavi, era nel pieno dell’attività. Le navi salpavano dai Caraibi con le stive piene di casse di zucchero e rhum, rotta verso l’Inghilterra. Al ritorno, per fare zavorra e dare stabilità alla nave, era in uso portare a bordo cose pesanti. Gli ufficiali svegliavano la ciurma nel pieno della notte e comandavano a questi poveracci di recarsi a terra per recuperare grosse pietre e pezzi di acciottolato dalle strade di Liverpool, con grande disappunto dei cittadini che si trovavano le strade sempre piene di buchi. All’arrivo nelle Isole Vergini Britanniche, le pietre venivano poi scaricate e usate nelle piantagioni di canna da zucchero per costruire le Great Houses (Grandi Case). Avete già capito: qualcuna di quelle grosse pietre si possono vedere oggi sulle pareti della sala ristorante del Sugar Mill Hotel. Dell’antica Great House è rimasto poco ed è tutto vicino al parcheggio. L’hotel sorge a fianco della vecchia piantagione di Applebay, che ha sua volta ha dato il nome alla baia di Apple.
Verso il 1830 iniziò il crollo dell’economia delle piantagioni. Le Great Houses andarono anch’esse in rovina perché vennero lasciate in balia dell’abbandono e delle intemperie.
La sala del ristorante del Sugar Mill Hotel è ricavata dal vecchio locale in cui si distillava il rhum. La grossa caldaia di rame, che oggi da vita ad una suggestiva cascatella nel giardino, è ancora quella che veniva usata nel processo di fermentazione della canna da zucchero. La vecchia distilleria ha prodotto dell’ottimo rhum fino al 1957 e ancora oggi si può vedere l’alambicco usato nella distillazione, basta fare un giretto nei giardini che conducono ai vari gazebo dell’hotel. Per mettere in moto i vari macchinari, alcuni buoi azionavano una grossa macina che ora non c’è più. Indovinate cosa c’è al suo posto? Una fantastica piscina.
Ancora oggi, nelle notti stellate, sembra di sentire i suoni della vecchia distilleria portati da una leggera brezza che fa tremolare La luce delle candele sui tavoli del Sugar Mill Restaurant. L’atmosfera è decisamente romantica ma, vi giuro, ho visto gente commuoversi davanti al menu. A detta di chi la sa lunga, il ristorante del Sugar Mill è infatti uno tra i quattro migliori dei Caraibi.

Una “giornata tipo”

3 gennaio 2009 da Alice

Una mia amica in partenza per le BVI era indecisa se passare le vacanze di Natale in barca oppure a terra.barca BVI
Era affascinata dall’idea della crociera in barca a vela ma non essendoci mai stata, pur amando molto il mare, non sapeva bene se il ritmo a bordo fosse troppo impegnativo o non adatto a lei. Allora mi ha telefonato chiedendomi come fosse la “giornata tipo” alle BVI per me.
Ciascuno è fatto a modo suo, ad ogni modo, dopo che le ho descritto una mia “giornata tipo” in barca, non avuto dubbi, ha prenotato subito e l’altro ieri mi ha mandato un sms pieno di entusiasmo.
Cosa le avevo raccontato? Cose “semplici”: sveglia naturale, quando il sole filtra dalle tendine dell’oblò e chiama a uscire fuori. Personalmente, il risveglio all’ancora sopra un fondale trasparente mi spinge al primo tuffo prima ancora di prendere un caffé. Il bagno del mattino, quando ancora tutto è immobile, è meraviglioso. Poi, mi asciugo al sole del pozzetto mentre faccio colazione: frutta fresca, pane burro e marmellata. Qualche briciola, si sa, la butto sempre ai pesci, che formano una nuvola al bordo delle murate della barca.
A metà mattina mi preparo per lo snorkelling con la mia piccola fotocamera subacquea e vado a zonzo tra i coralli a cercare souvenir da immortalare. Mi pongo sempre l’obiettivo di spezzare la nuotata in due, raggiungere una riva, camminare sulla sabbia e poi immergermi di nuovo per ritornare indietro. Così, fa presto a diventare ora di pranzo. Difatti, l’appetito c’è  ma a quell’ora prediligo un’insalata mista o un avocado. Capita pure che la mattina si trascorra un paio d’ore a vela, navigando verso un’altra isola. In quel caso mi godo il sole e i riverberi del mare. Poi dedico sempre qualche ora alla lettura: leggere un romanzo sdraiata sul ponte di una barca e navigare anche in quelle pagine… è impagabile. Talvolta arriva l’ora del tramonto senza che mi renda conto di aver passato tutto un pomeriggio a leggere sul mare. La notte è sempre carica di stelle e si rimarrebbe a guardarle per la notte intera così tante e luminose da sembrar vicine. Insomma, capite bene come Petra, la mia amica, si sia convinta che la barca a vela fosse proprio da provare per vedere le Isole Vergini Britanniche.

La conchiglia che non sai

16 dicembre 2008 da Alice

La prima volta che le ho viste non erano né in mare né sulla spiaggia, ma adornavano il giardino di una casa. conchErano tante, una ventina, e delimitavano un’aiuola di bouganville. Sembravano finte: così grandi e così rosa… Mi dispiacque pensare che per un motivo solo estetico qualcuno avesse sacrificato dei molluschi. Poi, frequentando sempre più i Caraibi e le Vergini in particolare, ho saputo come andavano le cose. Quelle conchiglie, dette conch, sono frequentissime e prolifiche. Non le si preleva dai fondali per capriccio ma semplicemente perché il loro mollusco costituisce una pietanza abituale nella cucina di ogni giorno. Dunque, estratta la parte commestibile tutti conservano il bel guscio di che, solido com’è, diventa letteralmente complemento di edilizia. Ecco allora che nei villaggi delle BVI vedrete tante case in riva al mare rifinite di queste splendide conchiglie rosa.  Ho voluto subito assaggiare un piatto tipico di conch e devo dirvi che continua ad essere uno dei sapori preferiti del Caribe.
L’ho gustato in tanti modi: cotto al vapore e condito con il lime; in una zuppa con verdure e spezie e infine sulla griglia e servito su un letto di insalata. Nonostante la prelibatezza, è un piatto di cucina “povera” e in certi ristoranti non figura neppure sui menù dato che normalmente viene richiesto soprattutto dai locali. Eppure, vi assicuro, l’ho amato più dell’aragosta o di piatti da gourmet. Ha dentro il sapore del mare, che la sua grande conchiglia ha saputo gelosamente custodire.

Picnic al Gorda Peak

24 novembre 2008 da Alice

Un mattino di due anni fa – ero in vacanza a Virgin Gorda – mi son svegliata con la pelle che bruciava. Il giorno prima avevo preso troppo sole: mi ero stesa sulla sabbia dopo il bagno e lì mi sono addormentata. Dunque,  decisi di non andare al mare, di stare alla larga dalle tentazioni della spiaggia. È così che ho scoperto il Gorda Peak National Park, uno dei sedici parchi delle BVI.
Jeans leggeri, una maglietta bianca, scarpe da ginnastica, zainetto con un sandwich e una bottiglia d’acqua e ho chiesto al taxi di accompagnarmi all’ingresso dell’area naturale che si estende a nord dell’isola.
Il cielo ero limpido e l’aliseo procurava una piacevole frescura, soprattutto quando mi sono inoltrata nella piccola foresta pluviale tramite un sentiero ben segnato. Nelle  ombre verdi di quella giungla così vicina al mere se pure sita a 400 metri di altitudine, ho visto tante varietà di orchidee native.
E poi tanti uccelli tropicali e immobile su un ramo, un geco di bellissima livrea, quasi dorata.
Nel versante del parco che si affaccia verso ovest, l’habitat è più secco e vi crescono numerosi cactus, anche di grandi dimensioni. Nella sommità del parco i ranger hanno sistemato dei tavoli di legno da picnic dei quali ho naturalmente profittato per consumare la mia gustosa colazione. Lì vicino vi è una torre di legno approntata come belvedere panoramico. gorda_peack_virgin_gorda.JPGDevo dirvi che lo scenario era magnifico: da una parte all’altra vedevo tutto l’arcipelago. Scorgevo pure qualche spiaggia,  i piccoli isolotti del North Sound, i blu e i celesti dei fondali. Insomma, anche quel giorno, in fondo, sono stata al mare, abbracciandolo tutto in un solo sguardo.

Armi e bagagli

14 agosto 2008 da Alice

Ok, ammettiamolo. Sto diventando dipendente da questo blog: ma è più forte di me: vi narro delle mie isole, delle mia vita, delle mie emozioni, ed è per me ormai un appuntamento irrinunciabile, anche mentre sono in vacanza ;-)

A proposito di vacanza.. vi confiderò una cosa: ogni anno che passa, viaggio dopo viaggio, il mio bagaglio è sempre più ridotto. Le prime volte partivo con una grande Samsonite e benché piena, mi sembrava sempre che non fosse sufficiente a contenere tutti i miei effetti personali. Oggi ho dimezzato ingombro e peso e devo confessarvi che spesso torno con parte dei vestiti mai utilizzati.

Ho capito che nella mia full immersion di mare e di sole tutto ciò che mi necessita sono un paio di costumi e un paio di parei, più qualche maglietta con bermuda. Che la sera, un tubino blu insgualcibile o dei pantaloni bianchi da indossare con le mie camice leggerissime risolvono brillantemente le mie cene in un ristorantino pieds dans l’eau. Pinne e maschera son già certa di trovarle e stavolta non mi sono portata neppure il mio PC portatile, ché l’anno scorso è rimasto rigorosamente spento nella sua custodia. Mi aspetta il patio del mio bungalow sull’acqua dove anche questa volta poserò delle conchiglie e quella visione sarà il mio salvaschermo, il mio salvavita, il mio salvagente dalle fatiche di un anno di città.

Buona evasione anche a voi, ovunque voi siate!

PS parlando di valigie, mi è venuto in mente un post utilissimo che avevo letto tempo fa su Donnecolavaligia, un blog su cui ogni tanto faccio una capatina, scritto dalla brava Marina, che parla di donne viaggi e.. valigie! Questo il post su come prepararle al meglio: 10 ottimi consigli per far (bene) le valigie

prospettive..

6 agosto 2008 da Alice

sono “inciampata” per caso nella foto che vedete sotto, in barca ai Caraibiscattata molti anni fa,
ma decisamente adatta alla voglia di mare che sento in questi giorni.. e quindi in tema con la calura estiva e le vacanze che si avvicinano.. nunzio vobis cum gaudio che parto per la Florida, e chissà.. magari una capatina alle BVI.. :-)

Speziato.. che bell’aggettivo!

26 maggio 2008 da Alice

Pesce, molluschi, conchiglie e sopra.. spezie a volontà!
È questa la cucina dei Caraibi che personalmente preferisco: fresca, aromatica, piccante. Ad alcuni non è così gradita e dunque sulla tavola, trovate infinite possibilità di gustare pesce o carne cucinati da chef “tolleranti” e comprensivi circa le universali abitudini del gusto. Eppure, vi consiglio di chiedere, anche là dove il menù non li riporta, i piatti semplici e veraci della cucina tradizionale delle Vergini di Sua maestà.
Il Conch, ad esempio, è una grossa conchiglia il cui guscio rosa viene usato come elemento di decorazione, e il mollusco pregiatissimo Conch - tks to capturedambiance.comviene marinato nella crema di cocco e lime, o stufato in fricassea o semplicemente grigliato. È squisito, ve lo assicuro.
La Lobster Salad è un’insalata freschissima a base di aragosta, cipollina cruda e foglie verdi ma altrettanto gustose sono la Tuna Salad e L’Avocado Salad.
La Callolou Soup è invece una zuppa di verdure e spezie che da sempre è il piatto principale della tavola domestica delle BVI. Un toccasana che ha il pregio di essere buonissimo.
Il dessert autoctono, nonché peccaminoso, è il Plantain, a base di banane fritte e la vaniglia fresca.
Infine, credo troverete ovunque gli Shrimp Creole, Shrimp creole - tks to http://rachelsbite.blogspot.comgamberetti conditi con spezie piccanti e scorza di lime, ottimo snack da gustare quando si vuole.
Ho nostalgia di quei sapori.. Ho tentato di cucinare allo stesso modo a casa mia ma il risultato, nonostante avessi abbondato con il chili, era davvero sbiadito.. Ma, in fondo, è un bene che le cose vadano così: che non tutto sia esportabile, replicabile, ripetibile. Il Caribe è Caribe.

BVI Spring Regatta: l’edonismo dell’agonismo

8 aprile 2008 da Alice

BVI Spring Regatta 2008 - thanks to BVI Spring RegattaHa compiuto la sua trentasettesima primavera la regata più amata dei Carabi. Oltre 160 barche hanno felicemente invaso gli specchi d’acqua di un arcipelago che sembra modellato proprio per essere navigato a vela. E i velisti lo sanno. Lo sanno coloro che da anni non mancano all’appuntamento della BVI Spring Regatta e che raggiungono Le Vergini Britanniche con scafi da competizione pura. Lo sanno gli amanti della crociera che nella classe a loro dedicata, esprimono l’indole sportiva altrimenti chiusa nel cassetto. Il dilettevole si sposa finalmente con una kermesse che mette insieme le due diverse anime degli uomini di mare. Quattro classi (Racer, Cruiser, Bareboat, Multihull) che con appositi handicap regatano sulle stesse rotte.
La marina di Nanny Cay a sud dell’isola di Tortola, quartier generale della Spring Regatta, anche quest’anno ha vissuto la sua annuale settimana di fulgore. Dal 31 marzo al 6 aprile ha calamitato l‘entusiasmo di migliaia di velisti. Così diversa dalle competizioni veliche consuete perché diverso è soprattutto lo scenario. Diverso e unico è affrontare la bolina nel canale luminoso del Sir Francis Drake Channel e poi virare intorno all’isola di Norman, costeggiare Peter Island e vederne il bagliore delle spiagge bianche e sfilare sottovento il turchese dei fondali prossimi alla riva.
Diverso è vedere gli spinnaker gonfiarsi di aliseo tra le quinte dei piccoli isolotti. Diverso è tagliare la linea del traguardo, quale sia la propria posizione, se ad aspettarti a pochi metri c’è il ristoro meritato di una baia blu dove tuffarsi. Diverso è ritornare in porto a Nanny Cay e trovare il calore sensuale della festa: calore nell’accezione prettamente caraibica. Come ogni anno c’erano anche gli italiani a regatare: il team voluto dal BVI Tourism Board si è piazzato tredicesimo con il suo Sunsail. Il risultato conta, certo. Ma conta pur sempre meno di quello che gli occhi vedono nella solarità assoluta di una campo di regata senza uguali!

Quando mare fa rima con volare

2 aprile 2008 da Alice

Gli invidierò soltanto una cosa a quei piloti: i colori che vedranno . Quel brivido di blu e turchesi che dall’alto, appariranno sorvolando il mare. Ma no, a pensarci bene non li guarderanno affatto. Staranno necessariamente concentrati sulla cloche del loro aereo con l’unico scopo di dare spettacolo delle più ardite acrobazie di volo che si possano pensare.
Tra pochi giorni, il 18 e 19 aprile prossimi, il cielo delle Vergini farà volare i piloti più pazzi del mondo, nell’ormai classico appuntamento del BVI Air Show.
Idrovolanti, bimotori, elicotteri e chi più ne ha più ne metta, saranno allineati sul perterre del Terrence Lettsome International Airport di Beef Island, pronti a sfidare la forza di gravità e a regalare ai tanti venuti da ogni angolo del mondo, saranno lì a guardare uno spettacolo di volo che forse solo al cinema. Virate improvvise, capriole nel cielo, voli in picchiata sull’acqua per poi riprender quota all’ultima frazione di secondo. Là, sopra i reef e le lagune celesti. Uccelli meravigliosi e pazzi. Manco i pellicani osano tanta acrobazia. E ci saranno anche tanti super modellini telecomandati che a loro volta cercheranno di uguagliare o superare le performance di quelli veri. Insomma, un’apologia del volo, una celebrazione a Icaro e alla tesi incontrovertibile che, tra tutti i sogni dell’uomo, in prima fila c’è quello di volare.