Le Vergini di sua Maestà

23 aprile 2010 da Alice

Ogni tanto ci si imbatte in questi bei reportage su un magazine di viaggio, avete presente quelli che vi fanno sognare a occhi aperti?
Se poi i reportage in questione parlano delle Isole Vergini Britanniche, meglio ancora, dico io!

E’ andata così: il mio amico Corrado, appassionato di vela e fortunato partecipante della Spring Regatta l’anno scorso, mi mostra alcune sue foto scattate durante il suo viaggio dello scorso anno: “wow” dico io! e subito dopo, trionfante, mi mostra un numero di Vela e Motore – datato febbraio 2010 – dove le stesse foto, corredate da un testo scritto da lui, fanno bella mostra di sè.

Che soddisfazione: le foto e i testi del mio amico, le “mie” isole presentate nella loro veste migliore agli amanti della vela, lettori del noto magazine di vela, ma anche a chi di vela non capisce niente, e si è semplicemente innamorato del mare, del sole, del ritmo del Caribe che pulsa nelle vene quando ci si trova alle Isole Vergini Britanniche, le Vergini sua Maestà!

Ospitalità 100% made in BVI

20 aprile 2010 da Alice

Recentemente vi ho presentato un locale molto casual che si trova sulla spiaggia che va da Carrot Bay a Long Bay.
Chi ha letto il post o ha visto dal vivo queste quattro semplici pareti di legno e cartelloni colorati, sa che è il santuario dei surfisti.

È il bello delle Isole Vergini Britanniche: potete trovare Hotel esclusivi, Club da nababbi, ma anche l’originale e senza pretese Capanna Bomba, così chiamato dai suoi frequentatori il Bomba’s Surfside Shack . Il Resort in stile balinese di Sir Richard Branson, a Necker Island, è l’estremo opposto della Capanna di Mister Bomba, in puro stile naif, a Tortola. Tra questi due estremi, alle BVI ci sono alberghi, ristoranti e locali di varie categorie e fasce di prezzo.  Per farvi capire meglio il concetto, vi presento un hotel  che non maltratterà il vostro portafogli e allo stesso tempo vi offrirà un ambiente ospitale e un servizio impreziosito dal calore familiare.

Affettuosamente è chiamato JR, ma il nome ufficiale che compare all’ingresso è The Jolly Roger Hotel. È facile da trovare, soprattutto per chi arriva dal mare. Siamo a Tortola, nel cuore pulsante della parte occidentale dell’isola, ingresso di Soper’s Hole, molo 75, proprio quello dove attracca il traghetto che arriva da St. Thomas.

Camminate per 137 metri ed entrate: sarete abbracciati dalla più spontanea ospitalità, 100% made in BVI.

Altra piacevole sorpresa è che al Jolly Roger Hotel i prezzi delle camere sono indicati, tutti possono vederli. Sono infatti pochi gli alberghi che mettono ben in vista i prezzi. Da notare che la tariffa comprende tutti i servizi fondamentali, aria condizionata compresa. Al Jolly Roger Hotel sarete sempre i benvenuti anche solo per una notte, se avete noleggiato un’imbarcazione o se state lasciando le Isole Vergini Britanniche per ritornare a casa. Se avete noleggiato una barca, anche se non siete ospiti dell’hotel potete chiedere il servizio fax  e l’approvvigionamento del ghiaccio.

Se vi fermate a mangiare nel ristorante interno del JR, chiede il grande BBQ: è l’ottimo barbecue in stile caraibico. Il venerdì e il sabato, intrattenimenti dal vivo con musicisti locali o le migliori band provenienti dagli Stati Uniti. Molto frequentati anche i due bar, e non solo dai fan dei drink.

Al Jolly Roger Hotel si incontrano viaggiatori come voi, marinai e la gente locale o provenienti dalle altre isole. Mare ovviamente pulito, cristallino. Le camere pure.

Aspettando la mia regata del cuore…

12 marzo 2010 da Alice

A tutti gli amanti della vela: tranquilli, non è che quest’anno la Spring Regatta non si tenga!

E’ vero, l’anno scorso ve ne avevo parlato con dovizia di particolari: avevo avuto la fortuna di prendervi parte e sono stata cronista d’eccezione… quest’anno non posso veleggiare fra le “mie” splendide isole e allora pregusto l’emozione e l’adrenalina della regata con i ricordi e grazie al video di un amico:

vi ricordate di Stefano, vero ? Sono certa che si! :-)

Consigli per gli acquisti

22 dicembre 2009 da Alice

Vigilia di Natale, e di cosa si parla? Ma dello shopping, naturalmente!!
Io non sono una fanatica dello shopping. Anche quando viaggio, difficilmente faccio prendere aria alla mia carta di credito e, quindi, se ne sta buona nel buio del mio portafogli. E i ricordi, i souvenir? Ne ho una quantità industriale, la mia casa è un bric-à-brac di mille oggetti. Però è un genere di ricordo strettamente legato ad un luogo, un’occasione, un momento. Mi spiego. Visito una riserva naturale? Mi tengo il biglietto. Passo una stupenda serata al Quito’s Gazebo Restaurant, Cane Garden Bay? Mi porto via il menu.
Insomma, i miei souvenir sono cose semplici, come un sottobicchiere di birra o una scatolina di fiammiferi di legno. Lo so cosa state pensando e la mia rispota è no, non ho mai portato via gli accappatoi di morbido cotone dai grandi alberghi! :-p
Detto questo, capisco che per molti fare shopping triplica il piacere di viaggiare.
Ecco allora  qualche consiglio per gli acquisti dalla vostra Alice.
Iniziamo da Tortola, l’isola più grande delle BVI. Nei numerosi stores e gallerie si possono trovare tanti prodotti che rispecchiano la grande varietà culturale delle isole. Per me gli oggetti di artigianato sono i più belli. Li trovate nei Crafts Alive Village, 287698_Fullnelle immediate vicinanze dei porti di attracco a Road Town, la capitale, e nelle immediate vicinanze di Main Street. Per artigianato intendo non cosucce di pessimo gusto, ma una vasta scelta tra dipinti, ceramiche e manufatti degli artisti locali. Siete attratti dal luccichio dei gioielli? Una pietra preziosa o anche due potete acquistarli in diversi negozi di qualità. Fate una passeggiata lungo il West End: è facile trovare gioiellerie che offrono monili in oro o argento, pezzi unici di artisti locali. Entrate nel Colombian Emeralds, il meglio del duty free shopping con vasta selezione di smeraldi, diamanti, zaffiri scontati al 50%. Da Tourneau, sulla Ramasco Place, si trovano le migliori marche di orologi con prezzi duty free. Vi consiglio di fare un giro anche sulla Main Street. Innanzitutto per ammirare la splendida architettura di case e negozi. Poi perché qui ci sono le migliori proposte di gioielleria artistica locale. Da Samarkand, ad esempio, chiedete di farvi vedere dei gioielli o monili realizzati con la pietra locale Larimar. Questa pietra, di un tenero blu cielo, è tipica dell’area caraibica, conosciuta come la pietra della creatività. Se credete ai poteri magici delle pietre, sappiate che il larimar porta la tranquillità dell’acqua del mare e dell’aria al cuore ed alla mente; stimola la creatività, il lavoro artistico ed il centro della gola (spalle, tiroide, naso); risolleva il cuore ed attenua lo stress; risolve i raffreddamenti, attenua le infiammazioni, le febbri ed il calore delle scottature solari. Permette di riconoscere le catene che ognuno si è imposto, favorendo la libertà dal mondo materiale. Insomma, meglio del farmacista e del psicanalista. Se non andate al Crafts Alive Village di Road Town mi offendo.  È un coloratissimo mercato di bancarelle dove si vendono souvenir un po’ kitch, T-shirts, parei, cesti. E poi, come non tuffarsi nei centri commerciali? A Road Town c’è il coloratissimo edificio della catena West Indian che si trova nel west End, e il  Soper’s Hole Wharf & Marina. Infine, il genere di acquisti che anche io non so resistere: il cibo. Mi riferisco alle piccole banane verdi ed ogni sorta di radici come il dasheen, tipico della tradizione culinaria caraibica, che viene usato nella preparazione di squisite zuppe. Golosi e buongustai state tranquilli: alle BVI si trovano diverse catene di supermercati dove troverete tutti i prodotti della cucina locale. Vi segnalo le catene di Supermarket Rite Way e One Mart, presenti su quasi tutte le isole più grandi. Offrono anche il servizio di consegna a domicilio, così non dovete uscire con tre chili di sacchetti della spesa per mano.

Solobagaglioamano: un blog proprio bello

1 settembre 2009 da Alice

Non so voi, ma io sono felice quando incontro una persona più brava di me. Soprattutto quando i suoi interessi, le sue passioni, il suo modo di osservare il mondo sono molto vicini ai miei. È da un po’ che volevo parlarvi di Fausto Tazzi e del suo prezioso blog “solobagaglioamano” (http://solobagaglioamano.blogspot.com). Mi auguro che gli amanti delle BVI – e dei viaggi in generale – lo frequentino assiduamente. Non conosco Fausto di persona, ma attraverso il suo blog so molte cose di lui.
Prima di tutto scrive bene, di quel genere di scrittura che Roland Barthes definiva “il piacere del testo”. Fausto viaggia bene perché legge bene: Calvino, Hemingway, Kundera, Pennac, Huellebecq… I suoi appunti di viaggio non sono mai banali, da brochure turistica. Leggendoli avvertiamo i suoi brividi, sentiamo il profumo di un particolare istante, tocchiamo i pensieri che gli girano per la testa e le emozioni che albergano nel cuore.
Un paesaggio, un cielo, una spiaggia sono uguali per tutti, ma c’è chi sa osservarli in profondità e, soprattutto, ha il dono di comunicare agli altri quello che è riuscito a vedere. Della stessa categoria le immagini fotografiche, mai cartoline illustrate (si possono comprare, perché farle con la nostra macchina fotografica?), semplici ma colte. Sul blog “solobagaglioamano” si viaggia alle BVI, Canada, Cuba, Giappone, Londra e molte altre mete. I post delle Isole Britanniche Vergini sono strepitosi, assolutamente da leggere. Nella sezione “Dati personali”, Fausto ha inserito un stimolante pensiero di Italo Calvino che mi ha fatto venire in mente, non so per quale misterioso meccanismo, quattro righe del diario di bordo di Louis Antoine de Bougainville, esploratore, navigatore e matematico francese. Lui e il suoi marinai avevano scoperto un’isola stupenda abitata da gente bella e ospitale. Vi soggiornarono, meravigliosamente, per oltre un mese. Bougainville annotò che solo quando si allontanarono dall’isola, per ripartire, le diedero un nome.

Dalla Foresta Nera a Virgin Gorda: la storia di Regine

1 agosto 2009 da Alice

Nella vita ci vuole fortuna.

Se oltre la fortuna, poi, si ha dalla propria parte anche un po’ di spiccioli, la vita è ancora più bella. Prendiamo ad esempio la storia di Regine Hodeige. Agli inizi degli anni novanta, lei e suo marito partono dalla loro casa in Germania, ai bordi della Foresta Nera, e arrivano alle BVI.  katitche-point_postkarte-1Fin qui tutto normale, un bel viaggio. Ma ecco che la fortuna ci mette lo zampino. Girovagando per Virgin Gorda, un piccolo incidente d’auto blocca Regine a Katitche Point. Piuttosto che arrabbiarsi, la coppia si guarda attorno: dal promontorio vedono la baia, le acque cristalline che brillano come in nessun altro luogo, le candide spiagge, la purezza del paesaggio…  Amore a prima vista, Regine e consorte decidono di costruirsi la casa per le vacanze a Katitche Point. Da qui in poi entrano in scena gli spiccioli. Cercano, trovano ed acquistano un pezzo di terra, costruiscono una casa.  Beh, il termine “casa” non rende l’idea.

Si tratta di una villa spettacolare: 5 grandi suite con vista sulle più belle gradazioni di blu che si possono immaginare.sun55set1 Così è nata Katitche Point Greathouse di Virgin Gorda, oggi membro dei Small Luxury Hotels of the World.

Per la mia amica Regine la bellezza naturale dell’isola ha giocato un ruolo fondamentale. Nell’introduzione del suo bel libro fotografico, Carribean Dreams, butta lì un interessante pensierino: “Le parole ‘presto’ e ‘brevemente’ non hanno alcun significato qui. Ci si sente in pace con sé stessi e con il mondo, i giorni hanno un ritmo che ci permette di avvicinarci alla natura”.

Dato che è un libro di immagini, Regine ha coinvolto il famoso fotografo tedesco Michael Wissing. Ho sfogliato le pagine del libro e devo dire che Michael è riuscito ha raggiungere l’anima dei Caraibi perché ha mostrato la realtà rimanendo lontano dai soliti cliché. Le foto riflettono non solo ciò che si vede, ma ciò che si sente dentro a noi stessi. Dal monocolore verde della Foresta Nera agli azzurri, turchesi, lapislazzuli e oro di Virgin Gorda. Basta avere fortuna, e un po’ di spiccioli.

L’albero delle mele d’oro

15 luglio 2009 da Alice

Ho un’amica qui alle BVI, anche lei italiana, alla quale invidio non il marito, ma il suo giardino. Si intuisce subito che è curato con passione e che lei, la mia amica, ha un enorme pollice verde. Il mio pollice, invece, dev’essere grigio, dato che non riesco a far crescere nemmeno l’erba per il mio gatto.

In mezzo al piccolo giardino c’è un grande albero dalle mele d’oro. Tutto iniziò da un seme che la mia amica compero’ durante una vacanza all’isola di St. Lucia (Piccole Antille). Una volta piantato e coltivato con tanto amore, in poco tempo è cresciuto che è una meraviglia. Dopo solo due anni ha dato i suoi frutti: grosse, lucide e dorate sfere che assomigliano più a una susina che a una mela. 248180018_da12cab1c1
La mela d’oro (Spondias dulcis) è più conosciuta come ambarella.. però a seconda dei posti il suo nome cambia. Vi butto lì altri due nomi: susina Polinesiana o cotogna di Tahiti. Questa varietà di mela è originaria delle isole della Polinesia e Melanesia.

La storia ci dice che l’albero fu portato nel Nuovo Mondo alla fine del diciottesimo secolo dal Tenente di Vascello William Blight, reso famoso per via dell’ammutinamento del Bounty. Era al suo secondo viaggio verso le Indie Occidentali. Trasportava l’albero del pane da Tahiti alla Giamaica e altri particolari frutti provenienti dal sud del Pacifico. Dalla Giamaica, la Spondias Dulcis si propagò nelle Grandi e le Piccole Antille e nell’America centro meridionale.
La mela d’oro si mangia matura, quando ha un bel colore dorato, ma deve essere bella soda e con la buccia croccante. Il suo gusto acidulo ricorda quello dell’ananasso o quello delle mele Granny Smith. Sull’isola di St. Lucia la sua polpa viene utilizzata per preparare una salsa a base di curry che si accompagna allo stufato.
La mia amica è contenta di avere a portata di mano l’albero dalle mele d’oro. Dice che è ricco di vitamina C, è un ottimo nutrimento per i diabetici, è un toccasana per chi ha problemi di cuore o soffre di infezioni alle vie urinarie… A me piace perché è originale e mette allegria. Cosa dite, pianto un seme sul terrazzo di casa mia a Milano?

Architettura fa rima con natura

9 luglio 2009 da Alice

Alle Isole Vergini Britanniche è normale incontrare persone interessanti.

Prima di tutto la gente del posto, simpatica, allegra ed ospitale come il DNA caraibico comanda.
Poi ci sono gli innamorati della vela: arrivano a bordo delle loro barche, piccole e grandi, o in aereo, per poi noleggiare, immediatamente, una barca per veleggiare con i generosi soffi degli alisei. Gli stessi turisti sono sempre un po’ speciali perché scegliere le BVI con meta di un viaggio significa avere una spiccata sensibilità verso la bellezza e una forte attrazione per le emozioni vere, difficili da dimenticare. Infine, può succedere di conoscere persone che hanno un carisma particolare.
Recentemente ho avuto la fortuna di incontrare un uomo che fa parte dell’esclusiva categoria dei “realizzatori di sogni”. Si chiama David V. Johnson ed è il presidente della Victor International Oil Nut Bay.

David non è originario delle BVI. La sua storia, come quella della Oil Nut Bay, parte dal Michigan. Quando aveva vent’anni, David ha sfidato la prognosi medica che lo voleva in carrozzella per il resto della vita. Ora cammina, fa immersioni ed è uno dei più accreditati immobiliaristi nel panorama internazionale. “Immobiliarista” è un termine che a noi italiani fa venire in mente “mattoni e cemento”. Non è il caso del signor Johnson. quality-of-life-201Lui si occupa della creazione di ambienti residenziali e lavorativi nel pieno rispetto del territorio sotto il profilo sociologico ed ecologico. Lo straordinario talento professionale e creativo del suo team è uno degli elementi che rendono la Oil Nut Bay unica nel suo genere nella realizzazione di complessi residenziali qui alle BVI. Negli USA, David ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la sua politica ambientale che prevede una regola ferrea: costruire e promuovere un’architettura in armonia con l’ambiente naturale. Ad esempio, è stato  proclamato ambientalista dell’anno dalla Michingan Chamber of Commerce. Maggiori dettagli nel prossimo post.

La storia del Bitter End Yacht Club raccontata da una pirata

8 giugno 2009 da Alice

Mi ha sempre incuriosito conoscere i retroscena di un posto, soprattutto alberghi e resort.
Prendiamo il Bitter End Yacht Club, una chicca di resort che si trova nell’isola di Virgin Gorda, nel North Sound. Oggi le sue acque turchesi sono protette, calme e tranquille, mentre più di tre secoli fa erano decisamente agitate. I primi “turisti” furono i pirati e i navigatori solitari provenienti dall’Inghilterra, gente d’azione come Sir Francis Drake e Sir John Hawkins. Arrivavano, gettavano l’ancora al largo di spiagge bianche e soffici come borotalco e via con le loro incursioni. L’intrepido pirata Hawkins rimase legato a queste acque: narra la leggenda che il suo corpo è in fondo al mare, da qualche parte.
Facciamo un bel salto indietro nel tempo ed eccoci al 1964, quando la famiglia Hokins mise piede nell’isola di Virgin Gorda.
La naturale bellezza di North Sound affascinò a tal punto gli Hokins che ne divennero assidui frequentatori. L’unico punto in comune con i pirati è che amavano andar per mare.
Un’estate si accorsero che in una baia era sorto un pub, circondato da cinque cottage, chiamato Bitter End. Un pioniere degli yacht locale, tale Basil Symonette, lo aveva fatto costruire apposta per i noleggiatori di barche. Non era un cinque stelle, ma aveva il suo fascino. La sistemazione era di tipo rustico: letti con fogli di carta, nei bagni scorreva solo acqua fredda, di sera la luce si accendeva grazie ad un piccolo generatore a diesel. Quando arrivava qualche visitatore per la cena non si recava alla reception. Semplicemente, attraccava lungo un molo di legno e suonava il corno ad aria. Se l’eccentrico Basil era in giornata, avrebbe risposto con un megafono e i visitatori potevano scendere e mangiare una buona bistecca. Myron e Bernice Hokins divennero ben presto assidui frequentatori del Bitter End durante le loro crociere invernali alle Isole Vergini Britanniche. Durante una delle ultime visite, Myron chiese a Basil di poter acquistare o affittare un piccolo pezzo di terreno per costruire il proprio cottage. La risposta di Basil arrivò dopo qualche settimana ed era un tondo “no”. O meglio, era un “no” alla concessione del terreno, ma “sì” all’acquisto di tutto il Bitter End. Gli Hokins non poterono rifiutare, così nel 1973 diventarono i nuovi proprietari. Nonostante nessuno di loro avesse esperienza nella gestione alberghiera, l’entusiasmo era alle stelle. Coi loro nipoti e un cestino da pic-nic, cominciarono ad esplorare le isole, scorrazzando da Anegada ai Dogs. La barriera corallina circostante offriva la possibilità di fare snorkeling e immersioni. Le altre isole e baie erano lussureggianti e vi si potevano cercare tantissime conchiglie. Le acque offrivano una variegata fauna marina. La zona era l’ideale per navigare, pescare, fare snorkeling, immersioni e tantissimi altri sport acquatici. bitter_end_yacht_club_virgin_gorda.JPGInsomma, le caratteristiche c’erano tutte per poter condividere questo paradiso con altre persone. Le escursioni che oggi si possono fare al Bitter End si ispirano a queste considerazioni famigliari degli Hokins. Anche i nativi erano entusiasti. Grazie al loro aiuto, nel corso di tredici anni il Bitter End Yacht Club è diventato il resort più esclusivo al mondo per sport acquatici.
L’architetto Peter Brill si è occupato del progetto, lavorando su tre aggettivi: organico, funzionale, bello.
Giuro che c’è riuscito.
I miei occhi da “pirata” hanno subito rubato lo splendido parco tropicale, la preziosa spiaggia isolata, il tesoro rilassante del centro benessere e la perla di una comoda piscina.

Viaggiatori pionieri: le BVI prima dell’era del turismo

15 maggio 2009 da Alice

Ho avuto la fortuna di scoprire un libro stupendo, intrigante già dal titolo: “Travels with Myself and Another”. Lo ha scritto Martha Gellhorn, un’intrepida giornalista corrispondente di guerra. In Italia è stato tradotto da Guido Lagomarsino ed edito da FBE nella Collana La Mongolfiera. In poco più di 300 pagine, Martha racconta cinque “horror trips” (cinque orribili viaggi) vissuti in prima persona e con “qualcuno” accanto. Sapete chi è questo “qualcuno”? Ernest Hemingway! Martha ed Ernst si erano sposati nel 1940 e il viaggio raccontato alle BVI risale al 1942.
Il bello del libro sta proprio in quella data, perché dalle pagine emerge la fotografia di com’erano le BVI prima dell’era del turismo, degli yatch, delle strutture alberghiere.
Invidio Martha perché anch’io avrei voluto scoprire da pioniere Tortola e le altre isole.
Non c’erano porti d’attracco, né aeroporti. Di banche neanche l’ombra. L’energia era prodotta da piccoli generatori a diesel. Quando Martha approdò a Tortola nel 1942 trovò ospitalità nella guesthouse Social Inn, gestita da privati sulla Main Street. La sua camera era quasi nuda, la pioggia entrava dal soffitto e da sotto la porta. Indovinate chi c’è oggi in questo storico edificio, rinnovato e ampliato? L’emporio di spezie e la galleria d’arte Sunny Caribbee, di cui vi ho parlato alcuni post fa.
Durante il suo viaggio Martha scopre un’icona delle BVI di allora: l’island loop, la corvetta delle isole.
Queste tradizionali imbarcazioni trasportavano i prodotti dell’artigianato locale da Tortola a St Thomas per venderli in cambio di cibo. Per Martha queste corvette furono l’unico mezzo di trasporto che lei usava per spostarsi durante i suoi viaggi, aiutata da un giovane capitano locale chiamato Carlton De Castro, che ne possedeva una da 30 piedi chiamata Pilot.
Già che ci sono vi segnalo un altro bel libro, “Two on an isle”, stampato nel 1953. Nel 1958 uscì anche un film, Virgin Island, con Sydney Poitier e John Cassavetes. Oggi il libro è introvabile, ma il film è disponibile in DVD da Pusser’s Company Store a Road Town e da Pusser’s Marina Cay.
È stato scritto da altri due intrepidi pionieri che arrivarono alle BVI nel 1937: Rob and Rhodie White. Si erano appena sposati negli Stati Uniti quando la depressione economica li convinse a fuggire.
Giunti a Tortola, iniziarono a cercare un posto ideale per poter realizzare il loro sogno: trovare una piccola proprietà. Con una corvetta acquistata per pochi soldi e dopo parecchi viaggi per mare, approdarono a Marina Cay. Qui costruirono la loro prima dimora, all’ombra di un piccolo albero di fico, all’estremità della spiaggia di Privateer’s Bay. A Marina Cay la casa dei White è stata trasformata in un accogliente bar-libreria della catena Pusser’s  che propone ristoranti e negozi insieme. Non ci crederete,
ma il piccolo albero di fico descritto da Robb nel suo libro si può vedere sulla spiaggia proprio davanti all’ingresso del Pusser’s Restaurant. Io l’ho visto.