Anche a De Niro piace fuggire a Necker Island
7 gennaio 2009 da AliceA Capodanno si fugge, si va.. e in questi giorni in cui tutti tornano alla vita quotidiana e raccontano di viaggi, luoghi esotici e mondani, mi viene in mente un buen retiro d’eccellenza, amato anche da un mito quale il grande Robert: Necker Island.
Sull’isola forse più esclusiva al mondo ero stata invitata a trascorrere qualche giorno, per un fortuito e generoso caso della vita. L’isola privata di Richard Branson viene messa a disposizione per alcuni mesi l’anno a beneficio di chi può comprarsi una vacanza totalmente protetta dalla privacy e tuttavia, in totale libertà nel plen air della natura. Ero curiosa non soltanto di poter sperimentare la bellezza di un privilegio tropicale intatto ma soprattutto, di toccar con mano cosa spingesse le star dello spettacolo a scegliere un luogo piuttosto che un altro.
Cosa intendesse come eden di vacanza chi negli agi viveva tutti i giorni. Vi aspettereste servitù in livrea ad ogni angolo? Tavole apparecchiate con argenti e lino? Suite con diavolerie elettroniche e rubinetteria dorata? Niente di tutto questo.
Necker e la sua grande villa in stile balinese è stata concepita per vivere nella natura, non per mettere barriere. È stata pensata per evadere dal mondo, non per continuare – virtualmente – ad essere nel mondo. In camera non avevo né televisore, né telefono, né aria condizionata. In camera, se camera si può chiamare, avevo una finestra che prendeva tutta una parete e che accedeva ad una terrazza sull’oceano. Quello era il mio maxi schermo. Tende di organza e seta di fattura balinese ondeggiavano alla brezza della notte e lasciavano filtrare il bagliore della luna. A tavola, di “camerieri” neanche l’ombra: al suo posto invece una mamy stile “via col vento” che grazie ad uno staff in cucina evidentemente ineccepibile, assecondava ogni più piccola richiesta e ritornava poco dopo ad appagarla con sapori gustosissimi e discrezione massima. L’equipe di Necker, l’unica a vedersi, era fatta di giovani, uomini e donne, belli come il sole, gentili, riservati, pronti ad accompagnarti in catamarano sui fondali chiari, o fare snorkelling in un banco di corallo ai limiti della barriera.
All’imbrunire, dopo il mare e il sole, trovavo in camera lumi di candela al profumo di vaniglia e sempre una bottiglia di Champagne ghiacciata, la cui etichetta era “Epernay for Necker island”. A cena, mettersi in abito da sera sarebbe stato davvero fuori luogo. Nel patio che dominava l’isola e la casa, il calore delle luci basse lasciava intravedere il mare che pur di notte sorrideva con la schiuma sulla riva. E lasciava riconoscere le stelle, le tante stelle del cielo tropicale. E li ho capito cosa cercano le star dello star system quando “fuggono” dal loro mondo: cercano di dimenticar chi sono per il mondo, e finalmente ritrovarsi.
Mi son data nome Alice, un nome che ho amato fin da quando lessi la favola di Lewis Carrol, anche se a me piace soprattutto perché è il nome di un pesce. Un pesce azzurro (che si avvicina al blu, mio colore preferito) che col suo guizzo argentato solca instancabilmente tutti i mari, da piccolo grande migratore quale è...