7 chef , 7 menu, 14 vini

22 ottobre 2009 da Alice

Chi frequenta questo blog con una certa frequenza, ormai mi conoscete bene e sa che preferisco di gran lunga starmene da sola a gustarmi il tramonto su una spiaggia isolata, sorseggiando una birra, piuttosto che passare una serata mondana. Però sono venuta a conoscenza di un evento organizzato tre mesi fa che avrei voluto esserci, non tanto per sfoggiare l’ultimo vestitino che mi ha regalato il mio skipper del cuore, ma per il protagonista della serata: il vino. Ecco i dettagli.
Il Charitable Fund delle BVI ha organizzato lo scorso luglio la cena dei Winemakers Dinners (produttori di vino) delle BVI.  Luogo dell’evento Necker Island, l’isola privata di Sir Richard Branson che, tra le sue molte passioni, c’è anche quella del buon bere. La mia fonte giura, e non faccio fatica a crederci, che il Winemakers Dinners è stato un evento eccezionale. header2
Gli ospiti, infatti, hanno potuto conoscere i migliori viticoltori del mondo e gustare i loro vini più premiati. Ma dove c’è il miglior vino c’è anche il miglior cibo. Pare che la cena sia stata impreziosita dai menu preparati da sette chef provenienti da tutto il mondo, assistiti da quattro chef locali che abitualmente spadellano nei più esclusivi resort caraibici. Tra di loro, i due chef che hanno ottenuto nel 2008 il certificato Forber Traveler tra i 400 hotel e resorts più esclusivi al mondo.

I magnifici sette hanno preparato sette menu accompagnati da 14 tipi di vini, serviti da sette viticoltori.
Il prossimo 2 dicembre si replica: i Winemakers Dinners sarranno accolti presso il Pirate Bight di Norman Island. Ma non finisce qui. Il programma delle serate di gala dedicate ai produttori di vino prevede  la visita presso altre isole come Baraka Point at Nail Bay, Virgin Gorda, Frenchmans Lookout, Tortola, Paradise, Virgin Gorda e the Golden Pavilion Villa di Tortola. Riuscirò ad infilarmi in una di queste serate?

A Quito’s legend, please!

12 ottobre 2009 da Alice

Siete seduti? Vi svelo la mia vera professione: spionaggio di cocktail.
In via del tutto eccezionale vi passo i segreti per preparare uno dei drink che preferisco: il Quito’s Legend. lemonade-cocktail-sl-1665308-l
niziate a scrivere il nome dei componenti e la loro quantità: un bicchiere di Bacardi Rum bianco, un bicchiere di Smirnoff Vodka (i russi non possono mancare), un bicchiere di grappa alla pesca, curaçao blue, sciroppo di lime, Seven Up (ci sono anche gli americani), Granatina. Imparateli a memoria, poi mangiatevi il pezzo di carta su cui li avete scritti.
Chiudetevi in cucina, tirate le tende e alla luce di una pila seguite attentamente questi passaggi.
Primo: versate nel mixer il rum, la vodka, la grappa  e il blue curacao.
Secondo: miscelate il tutto lentamente.
Terzo:  aggiungete il Seven Up e quindi, sempre lentamente, lo sciroppo di granatina.
Quarto: versate in un generoso bicchiere la formula ottenuta e guarnite con fettine d’arancia e lime, una ciliegina sotto spirito. Il drink Quito’s Legend, invitante e coloratissimo, è pronto da sorseggiare per la goduria della vostro corpo e della vostra mente.
Questo cocktail l’ho ”rubato” al barman del Quito’s Gazebo Restaurant, Cane Garden Bay, isola di Tortola. Non è stato facile, ho dovuto dar fondo a tutte le mie capacità di irresistibile seduttrice per sciogliere la lingua del barman.
Già che ci sono, due notizie sul Quito’s Gazebo Restaurant.QuitoRhymerTheEdge Il locale, ristrutturato di recente, è noto per due buoni, anzi, ottimi motivi. Primo: il proprietario è Quito Rhymer, artista, musicista, compositore e cantante. Non un tipo qualsiasi, ma uno dei personaggi e musicisti più conosciuti nelle BVI. In più, cosa che non guasta, è una persona maledettamente deliziosa. Secondo: a pranzo e a cena si mangia bene. Alla sera, mentre il sole tramonta, potete anche limitarvi a bere dei drink tra un ballo e l’altro, o semplicemente fermarvi ad ascoltare il sound caraibico, perfetta colonna sonora della Cane Garden Bay.
Quito e la sua chitarra acustica si esibiscono ogni martedì e mercoledì sera. Il venerdì e il sabato, invece, si balla al ritmo della band di Quito e The Edge. Se volete carpire i segreti di uno dei deliziosi cocktail state attenti: il barman del Quito’s Gazebo Restaurant è un osso duro.

Rum, una storia di mare

22 agosto 2008 da Alice

Ebbene sì, non l’avrei mai detto ma rum e mare si sono a lungo mescolati: hanno disegnato due secoli di storia nei Caraibi e soprattutto nelle BVI, da quando l’arcipelago divenne colonia d’Inghilterra. Come già sapete, nelle zone del Tropico la canna da zucchero già allora rivestiva le pendenze dolci delle isole più grandi e i mulini a vento alimentavano le distillerie dove la canna fermentata e diventava rum pregiato. E fu alla fine del 1700 che a bordo dei velieri della Royal Navy – uno di questi si chiamava “Purser” – fu disposto che il capitano distribuisse a ciascuno dei marinai imbarcati una pinta giornaliera di rum, da allungare con acqua, affinché alleggerisse loro gli animi e col suo aroma profumato appagasse i sensi. Il gergo di bordo trasformò il nome del veliero in Pusser, nome che tuttora designa il rum più pregiato prodotto nelle Vergini Britanniche.
Il rum, personalmente, mi piace gustarlo soprattutto versato nel succo fresco di frutta tropicale: gli conferisce una sensualissima fragranza che mi pare ogni volta si mescoli alla salsedine dell’aria e faccia tutt’uno con questa. E dunque, mi riporti a quella memoria lontana nella quale le radiose solitudini del mare si scioglievano nel palato e poi nel cuore.

Un brunch con i pirati

5 luglio 2008 da Alice

Di tutti i Carabi e non solo delle Isole Vergini Britanniche, Norman Island incarna l’isola dei pirati per antonomasia.
Non soltanto perché ad essa sono riconducibili le coordinate dell’isola del tesoro narrata da Stevenson. La sua posizione strategica sul canale di Sir Francis Drake nonché le sue grotte e insenature hanno davvero costituito un crocevia di avventure bucaniere. Proprio a Norman, al centro della profonda baia “The Bight” è ancorato dal 1989 un vecchio veliero non più attrezzato a navigare ma adattato invece Willie T logo - thanks to www.williamthornton.coma bar e ristorante fluttuante: The William Thornton.
Lo riconoscerete perché alle sartie dell’unico albero rimasto è legata una bandiera nera con l’inequivocabile Jolly Roger, il teschio bianco dal ghigno ammiccante, simbolo universale dei pirati.
La William Thornton, o Willy T, come è chiamata e conosciuta da tutti alle BVI, ha rovesciato i termini delle avventure piratesche e per favorire l’arrembaggio ha predisposto ai suoi fianchi bitte e parabordi affinché sia agevole l’ormeggio di chi voglia sedersi al tavolo del suo ponte in legno.
Dopo il bagno tra secche coralline di Norman Island o una nuotata ai bordi della bianca mezzaluna della spiaggia, quel barcone vecchio eWillie T - thanks to  www.williamthornton.com suggestivo che nel riverbero del sole appare come fosse in una favola, è pronto a rifocillare i bagnanti , velisti e ogni tipo di avventore con menu del tutto consoni al suo stile: pesce alla brace, insalata di conch, spremute di guyava e ovviamente, dell’ottimo rum. Il servizio è caraibico e senza troppi convenevoli e per salire a bordo è gradita una mise informale, meglio se si tratta di costume da bagno e poco altro!
Un mio amico skipper racconta che ci sono serate in cui si puo’ bere insieme ad un centinaio di marinai, velisti o avventori per caso!
Cosa aspettate a fare un tuffo e riemergere a bordo del caro vecchio Willy??

Sotto il bikini, un dollaro

17 aprile 2008 da Alice

Due anni fa, nella primavera del 2006, è stato designato “The best waterfront beach bar in the Carribean”.The Painkiller Club - thanks to NordOvest
È il Soggy Dollar Bar, incastonato tra le palme di una delle spiagge più belle del mondo: White Bay, isola di Jost Van Dyke.
La barca sulla quale veleggiavo si è ancorata un pomeriggio nella baia e, guardando la spiaggia da lontano, quel bar appariva come una capanna o poco più, piantata sulla sabbia. Ho preso il sole stesa sul teck caldo della prua e prima che il sole cominciasse ad avere i colori rossi del tramonto mi sono tuffata e ho raggiunto a nuoto quella radiosa riva bianca. Ho camminato lungo tutto il bagnasciuga fino al famigerato punto di ristoro che è lì su quella spiaggia da più di quarant’anni. Mi è venuta voglia di un succo fresco di guyava anche se tutti chiedevano il cocktail della casa, l’arditissimo Painkiller: ananas, cocco, noce moscata e tanto rum. Mi sono avvicinata al banco e solo allora mi sono resa conto di non avere (ovviamente) il denaro per pagare. Il rasta che serviva ai tavoli mi ha detto “no problem, baby”the soggy dollar bar - Jost Van Dyke - thanks to ciasai invitandomi a sedermi e spiegandomi che la prossima volta avrei dovuto fare come di consueto avviene: sistemare un dollaro sotto il costume da bagno. Si chiama per questo Soggy Dollar, dollaro bagnato, perché il bello è proprio farsi un drink dopo una nuotata, liberi da borse, portafogli, cellulari che squillano. Ci pensano la brezza e il sole ad asciugar la banconota in una manciata di minuti. Dunque, sorseggiando il succo di guyava coi piedi affondati nella sabbia fine,the soggy dollar bar - particolare - thanks to ciasai mi son guardata intorno e ho notato che alle spalle del bar c’era annesso un minuscolo resort color pastello, il Sandcastle. Ero quasi dispiaciuta di essere su una barca a vela da crociera… mi sarei fermata eccome in uno di quei bungalow, per svegliarmi all’alba a camminare con l’acqua alle caviglie per cercare le minuscole conchiglie che la marea notturna riversa sulla
riva… Certo che non siamo mai contenti!