Palme, baie, sabbia e web

30 settembre 2009 da Alice

La maggioranza delle persone, io compresa, è attratta dalle Isole Vergini Britanniche per la loro bellezza e molti inseriscono questo paradiso caraibico ai primi posti della speciale classifica che ha come titolo “Luoghi assolutamente da visitare e, appena posso, faccio le valige e ci vado”.
Le Vergini sono rimaste vergini, nel senso che spiagge, baie e vegetazione non sono stati aggrediti da mostri cementiferi o aggrovigliatii da lunghi filari di villette a schiera.
Chi governa queste isole è sempre stato attento a proteggere e coccolare il loro vero tesoro: la natura. 2854476
Ma chi pensa che le Isole Vergini Britanniche siano una manciata di isole rimaste esattamente come cinquecento anni fa, si sbaglia. Anche noi, amanti dei viaggi, non utilizziamo forse il web per conoscere le nostre mete, informarci su come raggiungerle, sapere dove alloggiare e quanto ci può costare?
Nel corso degli anni le attività legate all’accoglienza, all’ospitalità e al divertimento dei viaggiatori che raggiungono l’arcipelago sono diventate sempre più importanti. Bene, anche alle BVI c’è tecnologia, società che prestano molta attenzione ai nuovi strumenti di informazione. Ad esempio la Coldwell Banker, società di intermediazione immobiliare che  è presente in 46 Stati – tra cui le BVI- con 2.800 uffici e più di 101.000 associati, nel giugno scorso ha organizzato una conferenza a St. Marteen, nelle Indie Francesi Occidentali.  A questo importante incontro hanno partecipato 22 brokers e manager delle principali isole dell’Atlantico e dei Caraibi. L’obiettivo dello staff dirigenziale è stato quello di aiutare coloro che cercano buone occasioni per fare affari online e come migliorare questo servizio. Tra i numerosi nuovi concetti all’orizzonte spiccano le pagine individuali della compagnia su Facebook e Twitter, con tanto di elenchi di dati e i link ai loro personali siti web. L’utilizzo di tecnologie d’avanguardia e una presenza dominante sul web consentono di soddisfare in pieno l’esigenza di chi  vuole avere online, comodamente seduto a casa sua, tutte le informazioni di cui ha bisogno. Poi, una volta avute tutte le informazioni, bisogna vedere se c’è un conto in banca che permette l’acquisto o l’affitto di una casetta alle BVI. Ma questo è un altro discorso…

Un concerto e quattro francobolli per Michael Jackson

14 settembre 2009 da Alice

Se fate un salto su sito del Corriere della Sera utilizzando questo link , cliccando “Buon compleanno Michael” Michael_Jackson_Thrillerpotete vedere 15 foto.
È una piccola rassegna di una moltitudine di luoghi, sparsi in tutto il mondo, in cui il 29 Agosto si è celebrato il 51° anniversario della nascita di Michael Jackson. Dalla Russia al Messico, tutti insieme hanno ballato Thriller.
La foto numero 13 mostra l’evento che si è svolto alle Isole Vergini, non quelle Britanniche, ma le vicine Americane. Al concerto-tributo di St. Thomas hanno cantato anche Tito e Marlon Jackson, e il ricavato dello spettacolo sarà devoluto al Reichhold Center For The Arts dell’Università delle Isole Vergini.
Questa notizia mi ha riportato alla mente un fatto avvenuto molti anni fa. Era il 1985. Le Isole Vergini Britanniche stavano per emettere quattro francobolli dedicati a Michael Jackson: raffiguravano l’artista e c’era anche la sua firma. L’uscita era prevista per il 22 luglio del 1985, ma a pochi giorni dal varo il Foreign & Commonwealth Office di Londra bloccò l’emissione. Al governo delle BVI era sfuggita una regola storica: nessuna persona vivente, al di fuori della famiglia reale, poteva apparire su francobolli del Regno Unito e dei suoi territori. Se volete saperne di più, soprattutto se siete degli appassionati filatelici, ecco il link che riporta per filo e per segno tutti i dettagli di questa curiosa vicenda legata a Michael Jackson.
Non so se alle BVI qualcuno ci sta pensando, ma sarebbe bello che la serie di francobolli dedicati al King of the Pop venga finalmente stampata ed immessa ufficialmente nel mercato.

Ai Mondiali di Berlino un’atleta delle BVI

4 settembre 2009 da Alice

Saranno gli zuccheri contenuti nelle loro patate, sarà l’aria che respirano, la natura meravigliosa e generosa in cui sono cresciuti, i geni ricevuti in eredità dagli avi africani, le corse a piedi nudi sulle spiagge … Certo che i caraibici corrono forte!
E non solo i giamaicani. Ai recenti Campionati Mondiali di Atletica di Berlino si è fatta notare anche una centometrista delle Isole Vergini Britanniche. Si chiama Tahesia Harrigan, ha compiuto 27 anni il 15 febbraio e tra uno scatto e l’altro si è laureata in Psicologia.  Nel 2007 ha frequentato anche un master sulla Patologia del Linguaggio. Tipa tosta, Tahesia. Tahesia_Harrigan's_ChaseHa raggiunto le semifinali, ma piuttosto di essere contenta si è arrabbiata con se stessa. In una intervista ha infatti dichiarato: “Le semifinali sono state alquanto deludenti, se considero che mi ero preparata molto e che ho dato il meglio di me stessa nei primi due turni. È una delusione, è vero, ma per me essere arrivata in semifinale è stato un privilegio”. La Harrigan, comunque, le sue belle soddisfazioni se le è conquistate: bronzo ai Mondiali Indoor di Valencia 2008 nei 60m; oro ai giochi dell’America Centrale e Caraibica di Cartagena de Indias 2006  nei 100m; quinta nei giochi del Commonwhealth nel 2006. La OECS (Organizzazione degli stati Caraibici Orientali) la nomina miglior atleta donna del 2006 per le sue alte performance nei meeting internazionali. Oltre ai 100 m si diverte a gareggiare nei 200m e, in passato, si è cimentata nelle discipline del salto in lungo e salto triplo. Vive e si allena negli USA, ma appena può torna a casa, alle BVI. A mangiare le patate zuccherine, a respirare gli alisei, a correre a piedi nudi sulle spiagge incantevoli.

L’albero delle mele d’oro

15 luglio 2009 da Alice

Ho un’amica qui alle BVI, anche lei italiana, alla quale invidio non il marito, ma il suo giardino. Si intuisce subito che è curato con passione e che lei, la mia amica, ha un enorme pollice verde. Il mio pollice, invece, dev’essere grigio, dato che non riesco a far crescere nemmeno l’erba per il mio gatto.

In mezzo al piccolo giardino c’è un grande albero dalle mele d’oro. Tutto iniziò da un seme che la mia amica compero’ durante una vacanza all’isola di St. Lucia (Piccole Antille). Una volta piantato e coltivato con tanto amore, in poco tempo è cresciuto che è una meraviglia. Dopo solo due anni ha dato i suoi frutti: grosse, lucide e dorate sfere che assomigliano più a una susina che a una mela. 248180018_da12cab1c1
La mela d’oro (Spondias dulcis) è più conosciuta come ambarella.. però a seconda dei posti il suo nome cambia. Vi butto lì altri due nomi: susina Polinesiana o cotogna di Tahiti. Questa varietà di mela è originaria delle isole della Polinesia e Melanesia.

La storia ci dice che l’albero fu portato nel Nuovo Mondo alla fine del diciottesimo secolo dal Tenente di Vascello William Blight, reso famoso per via dell’ammutinamento del Bounty. Era al suo secondo viaggio verso le Indie Occidentali. Trasportava l’albero del pane da Tahiti alla Giamaica e altri particolari frutti provenienti dal sud del Pacifico. Dalla Giamaica, la Spondias Dulcis si propagò nelle Grandi e le Piccole Antille e nell’America centro meridionale.
La mela d’oro si mangia matura, quando ha un bel colore dorato, ma deve essere bella soda e con la buccia croccante. Il suo gusto acidulo ricorda quello dell’ananasso o quello delle mele Granny Smith. Sull’isola di St. Lucia la sua polpa viene utilizzata per preparare una salsa a base di curry che si accompagna allo stufato.
La mia amica è contenta di avere a portata di mano l’albero dalle mele d’oro. Dice che è ricco di vitamina C, è un ottimo nutrimento per i diabetici, è un toccasana per chi ha problemi di cuore o soffre di infezioni alle vie urinarie… A me piace perché è originale e mette allegria. Cosa dite, pianto un seme sul terrazzo di casa mia a Milano?

Are you an island hopper?

18 gennaio 2009 da Alice

Se sì, se anche voi come me immaginate e desiderate una vacanza non statica, cambiando isola ogni giorno, senza dovere programmare un viaggio in un “pacchetto chiuso” prima di partire, mi permetto di suggerirvi una possibile scaletta dei vostri spostamenti e delle cose da non perdere.
Ovviamente, è un’ipotesi assolutamente personale che riflette i miei gusti e costruita con l’esperienza di tanti viaggi nelle British Virgin Island. Mettiamo allora che io abbia dieci giorni a mia disposizione, e che abbia scelto di non trascorrerli tutti in barca a vela.
Dopo l’arrivo a Tortola, mi fermerei un giorno ad esplorare l’isola, noleggiando uno scooter per esempio, e percorrere la strada che lambisce l’isola nel versante nord, il più selvaggio. Poi prenderei il ferry che tutti i giorni collega Tortola e Jost Van Dike: è un piccolo postale che in un ora e mezza raggiunge la fantastica isoletta. Alloggerei sicuramente al piccolo Sandcastle Hotel che ha i bungalow sulla riva di White Bay, una delle spiagge più belle dei Caraibi. Il quarto giorno tornerei a Tortola e da lì un altro ferry per l’isola di Virgin Gorda. Mi fermerei a Virgin Gorda minimo due giorni, per non perdermi una giornata sulla sabbia di Savannah Bay ed un’altra tra i graniti di The Baths. A Spanish Town, il minuscolo e unico villaggio, andrei al porto e mi prenoterei per un uscita con un centro diving per andare a fare un’immersione nelle secche della piccola Dog Island. A questo punto, tornerei a Tortola per recarmi all’aeroporto di Beef Island e contratterei un volo col piccolo aeroplano che raggiunge in 30 minuti la pista di sabbia di Anegada. Lì consumerei i miei ultimi tre giorni soggiornando al Reef Hotel. Trascorrerei le giornate tra il turchese del mare e le strade bianche da girare in mountan bike (la si noleggia nell’hotel), per vedere ogni laguna ed ogni spiaggia della vasta isola tutta di sabbia corallina.trasparenze1.JPG
Certo, per godere della variegata natura delle BVI  in ogni sua espressione, servirebbero tanti in giorni in più. Ma vi assicuro che se deciderete queste tappe, tornerete a casa sbalorditi e innamorati.
Col blu negli occhi e le trasparenze tatuate sulla pelle. Parola di Alice.

Il pirata che c’è in me

28 dicembre 2008 da Alice

Chissà perché, i pirati e le storie di pirateria suscitano sempre simpatia e a volte, persino un sentimento di complicità.
Forse perché alle loro vite si mescolano epopee e leggende. Forse perché ci fanno immaginare isole inviolate e lotte con le forze del destino, condotte con temerarietà e coraggio. Forse perché anch’io come molti di voi negli anni dell’infanzia, ho sognato qualche volta di essere pirata.
Inoltre, nei bagliori del Mar dei Caraibi, sembra sempre debba comparire da un momento all’altro un vascello di corsari.
Alle BVI  i pirati erano di casa. L’insularità e le mille insenature erano perfetti nascondigli dove temporeggiare in attesa di abbordaggi e di saccheggi.  Il più famoso della storia ha dato il nome al Canale Maestro delle Vergini, il Sir Francis Drake Channel, uno degli scenari velici più eclatanti dei Caraibi. In effetti anche Francis Drake era un eccellente marinaio. Ancor di più: nella seconda metà del ‘500 era vice ammiraglio della flotta inglese e fu il primo britannico a circumnavigare il globo.  Allora era facile rompere il confine della legalità e nonostante la Regina Elisabetta I lo onorò del titolo di cavaliere, compiva missioni decisamente piratesche.  Forse non efferate come quelle che un secolo più tardi segnarono la storia del pirata Barbanera, che coi suoi vascelli fece fuoco e fiamme nei Caraibi di quel tempo.
Diversa l’indole di Henry Morgan che nelle Antille era giunto da ragazzo, come schiavo. Il suo riscatto fu diventare bucaniere. E lo fece con tale carisma e convinzione tanto che a lui si attribuisce l’istituzione del Codice della Pirateria.
Insomma, se pure fuorilegge, i pirati erano comunque eroi del loro tempo. Lo testimonia il fatto che ancora oggi ne subiamo il fascino. E che ancora oggi, navigando tra le isole delle British Virgin Island,  quasi quasi ci sembra di scorgerne il veliero.
D’altra parte, il viaggio è anche libertà di sognare e immaginare, non credete?

Il tropico a Milano

12 novembre 2008 da Alice

È un autunno insolitamente tiepido in città, ma quel giorno – una sera di due settimane fa -  c‘era un’aria decisamente caraibica. Succedeva in quartiere denominato “l’isola”, precisamente nella calda e trasparente location dello Yacht Club Milano. Era in corso la serata Exclusive, organizzata dal British Virgin Island Tourism Board.
Ho rivisto tanti amici che come me amano quell’arcipelago. Alcuni ci sono stati una sola volta ma non l’hanno mai dimenticato; altri, soprattutto velisti, ci tornano invece quasi tutti gli anni. In nessun altro tropicale luogo trovano le stesse chance. Vale a dire, spiagge bianche, fondali corallini, paesaggi variegati e soprattutto, le ideali condizioni per navigare a vela. Per spostarsi di isola in isola al soffio caldo dell’aliseo, col solo dilemma di scegliere  tra gli approdi innumerevoli ove fare il bagno.
Quella sera c’era anche Stefano De Franceschi, un giornalista amico amante della vela, che la primavera scorsa ha partecipato alla Spring Regatta. La barca, un Oceanis 473 l’ha noleggiata lì, come fanno in tanti.  L’evento velico che ha esordito negli anni ’70, è certamente il più popolare e prestigioso dei Caraibi.  Ogni anno richiama le più belle barche da regata e da crociera che navigano in quelle latitudini.  Stefano ha raccontato a tutti di quanto gli fosse stato difficile rimanere ligio ai percorsi di regata, alle boe da virare, ai traguardi da tagliare.
Era entusiasta nel riuscire a regolare al meglio lo spinnaker al fine di guadagnare una buona posizione tra le centinaia di barche che partecipavano. Ma allo stesso tempo, era attirato dalle spiagge che sottovento o sopravento, sfilavano bianche e turchesi. E sembravano chiamarlo, con quella loro luminosa facoltà di seduzione.
Insomma, tra agonismo ed edonismo, un vero match-race. La prossima edizione si svolgerà dal 30 marzo al 5 aprile del 2009: quasi mi ci iscrivo anch’io con po’ di amici…

Aperitivo al tramonto a Peter Island

21 ottobre 2008 da Alice

Teatro di uno degli aperitivi piu’ spettacolari che io abbia mai fatto:
Moet & Chandon al tramonto, vista mare a Peter Island..
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per la serie: cosa vuoi di più dalla vita?

Wish I was here..

4 ottobre 2008 da Alice

secondo voi c’è bisogno di scrivere un post per commentare la bellezza di quest’immagine? :-)

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Aggiornamenti velici..

11 settembre 2008 da Alice

Solo una velocissima capatina sul mio blog per informare gli appassionati di vela e non che qui alla Swan Cup di Porto Cervo la barca Favonius – delle BVI – é in testa! :-)

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A risentirci a breve, passo e chiudo

Alice