L’agricoltura è un lavoro da donne

25 febbraio 2010 da Alice

Finanza, editoria, amministrazione pubblica…
Ma una donna che si è fatta strada in un settore più “terreno” non c’è? Sì, c’è!
Si chiama Moviene Fahie e si occupa di agricoltura. Se vi capita di passare anche solo pochi minuti nella sua azienda agricolamovienes-sign1, capirete immediatamente due cose su di lei: la prima che è orgogliosa di essere nata nelle BVI, la seconda che è ancora più orgogliosa di seguire le orme della madre. Nata nel febbraio del 1959, sua mamma Ilva Lettsome è conosciuta in tutte le Isole Vergini Britanniche come la dottoressa Ilva per la sua ampia conoscenza in erbe officinali. Ilva ha saputo trasmettere alla figlia l’amore per queste isole e per l’agricoltura. Ebbene sì, alle BVI non c’è solo mare, pesci e marine. C’è anche la terra, e con la terra l’agricoltura. Fahie svolge il suo lavoro mettendoci anima e cuore. Abbiamo le prove: per ben due anni è stata eletta Agricoltrice dell’anno e inoltre è presente all’annuale August Festival Parade. “Sono sempre stata una contadina” dice Fahie che ricorda spesso quando sua madre metteva lei e il fratello in una grande cesta e se li caricava sulla schiena mentre svolgeva i lavori nei campi. Sua madre le parlava spesso dei valori dell’educazione, che poi ha tramandato a sua volta ai propri figli. L’insegnamento più importante è quello di non frequentare l’ozio. I tre figli hanno imparato la lezione: Bianca, la figlia più giovane, la segue dappertutto nel lavoro; Garvin, 21 anni,  sta studiando medicina in Giamaica e Khoy Smith, 31 anni, è veterinario presso il dipartimento di Agricoltura. Quando i bambini delle scuole visitano la fattoria e vogliono imparare tutto sui raccolti e sulle erbe officinali, Fahie è molto felice di aiutarli a conoscere le varie tecniche e a riconoscere le erbe, nome per nome, famiglia per famiglia. Con amore e passione insegna a loro i tempi giusti per le semine per ottenere degli ottimi raccolti. È convinta che i giovani isolani potranno diventare degli ottimi produttori solo se avranno una guida esperta fin dalla giovane età. “Mi piacerebbe vedere crescere sempre di più l’agricoltura in queste isole. Purtroppo l’acqua, le materie prime e le terre coltivabili sono ancora scarse. Però anche su una piccola porzione di terreno si può coltivare per non tralasciare nessuna richiesta, anche la più piccola”. Fahie attualmente coltiva circa due acri e mezzo di terreno a Paraquita Bay, e sogna di poterne aggiungere altre tre molto presto. Il suo consiglio è quello di cominciare a coltivare anche un piccolo fazzoletto di terra disponibile. “Chiunque può raggiungere dei risultati soddisfacenti, basta essere in  buona salute e disporre di un po’ di tempo. Certo, non basta piantare qualcosa nel terreno perché nasca un frutto: lo devi nutrire con amore, devi stargli dietro, come si farebbe per un figlio. Anche la passione per la natura gioca un ruolo fondamentale per la riuscita del tuo progetto”. Ho visto un servizio al telegiornale dove mostra Michelle Obama ritagliare nel giardino della Casa Bianca un bel orticello. Vuoi vedere che ha seguito il consiglio della nostra brava Fahie!

Palme, baie, sabbia e web

30 settembre 2009 da Alice

La maggioranza delle persone, io compresa, è attratta dalle Isole Vergini Britanniche per la loro bellezza e molti inseriscono questo paradiso caraibico ai primi posti della speciale classifica che ha come titolo “Luoghi assolutamente da visitare e, appena posso, faccio le valige e ci vado”.
Le Vergini sono rimaste vergini, nel senso che spiagge, baie e vegetazione non sono stati aggrediti da mostri cementiferi o aggrovigliatii da lunghi filari di villette a schiera.
Chi governa queste isole è sempre stato attento a proteggere e coccolare il loro vero tesoro: la natura. 2854476
Ma chi pensa che le Isole Vergini Britanniche siano una manciata di isole rimaste esattamente come cinquecento anni fa, si sbaglia. Anche noi, amanti dei viaggi, non utilizziamo forse il web per conoscere le nostre mete, informarci su come raggiungerle, sapere dove alloggiare e quanto ci può costare?
Nel corso degli anni le attività legate all’accoglienza, all’ospitalità e al divertimento dei viaggiatori che raggiungono l’arcipelago sono diventate sempre più importanti. Bene, anche alle BVI c’è tecnologia, società che prestano molta attenzione ai nuovi strumenti di informazione. Ad esempio la Coldwell Banker, società di intermediazione immobiliare che  è presente in 46 Stati – tra cui le BVI- con 2.800 uffici e più di 101.000 associati, nel giugno scorso ha organizzato una conferenza a St. Marteen, nelle Indie Francesi Occidentali.  A questo importante incontro hanno partecipato 22 brokers e manager delle principali isole dell’Atlantico e dei Caraibi. L’obiettivo dello staff dirigenziale è stato quello di aiutare coloro che cercano buone occasioni per fare affari online e come migliorare questo servizio. Tra i numerosi nuovi concetti all’orizzonte spiccano le pagine individuali della compagnia su Facebook e Twitter, con tanto di elenchi di dati e i link ai loro personali siti web. L’utilizzo di tecnologie d’avanguardia e una presenza dominante sul web consentono di soddisfare in pieno l’esigenza di chi  vuole avere online, comodamente seduto a casa sua, tutte le informazioni di cui ha bisogno. Poi, una volta avute tutte le informazioni, bisogna vedere se c’è un conto in banca che permette l’acquisto o l’affitto di una casetta alle BVI. Ma questo è un altro discorso…

Leverik Bay Resort & Marina: l’ombelico del mondo a Virgin Gorda

23 luglio 2009 da Alice

La “Vergine grassa” ha per me un punto d’attrazione irresistibile: North Sound.
Alle BVI fare una classifica delle baie più belle è difficile. Io penso che sia anche sbagliato dare i voti. Con quale criterio si può giudicare, confrontare e stabilire una classifica? Ognuno ha un suo personale sistema di valutazione, ed è giusto che sia così. Io mi baso sui ricordi: i luoghi che dimorano nella mia memoria, perché legati ad un evento, un incontro, un’emozione, per me sono i più belli. North Sound è una baia fantastica perché qui ho conosciuto il “mio” skipper del cuore. Ho avuto fortuna: North Sound è la baia più frequentata dagli appassionati della vela e incontrare l’uomo giusto tra tanti lupi di mare non è mica poi così semplice. Galeotto fu il Leverick Bay Resort. leverick
Il Leverick Bay è un resort che sorge sull’incantevole laguna. I locali dicono che la particolare atmosfera del posto sia la stessa che secoli fa ha incantato pirati e che oggi incanta i velisti.
Le suite del Leverick Bay Resort hanno i nomi delle spezie delle West Indies: Cinnamon, Spice, Ginger e Nutmeg. Possono ospitare fino a 6 persone e comprendono zona giorno e zona notte, terrazza per il BBQ, un angolo cottura e una vista spettacolare su North Sound, Mosquito Island e il Mar dei Caraibi. Quanti tramonti e quante albe mi sono goduta dal mio terrazzo!
A poca distanza dalle suite c’è la piscina, lo shopping center, il centro benessere, i campi da tennis, il centro di water activities, atc atc. Io non ho mai messo piede in questi posti preferendo di gran lunga la spiaggia, la marina e il molo del Leverick, dove Nick e Monica, gestori del resort ormai da circa 25 anni, da bravi nostalgici del British Style, hanno avuto l’originale idea di mettere una cabina telefonica londinese trasformandola in doccia. Figuratevi che anche Sir Richard Branson, patron della Virgin, pare che abbia voluto essere ritratto sotto la doccia in cabina! :-) 3472937650_846e2fd854
Il Leverick Bay ha un’anima marinara: qui hanno sede le società Charter Virgin Gorda per il noleggio imbarcazioni e la marina del resort . Oltre alla vela, al Leverick Bay Watersports si può fare di tutto e di più: parasailing, snorkeling, pesca, kayak, corsi di diving o di sub. Oltre alla terrazza ed ai suoi panorami, ho un forte ricordo di un altro luogo: il Leverick Bay Restaurant. Qui ho conosciuto il mio skipper, anche lui goloso delle aragoste di Anegada. Mi ha colpito perché mentre tutti erano seduti a tavola, lui era l’unico in piedi a gustarsi le numerose fotografie appese alle pareti del ristorante. Soggetto: i momenti più belli dell’America’s Cup e delle maggiori gare di vela degli ultimi 100 anni. Da lì è scattata una magia, ma adesso mi fermo qua: non vorrete mica sapere tutto tutto, eh?

L’albero delle mele d’oro

15 luglio 2009 da Alice

Ho un’amica qui alle BVI, anche lei italiana, alla quale invidio non il marito, ma il suo giardino. Si intuisce subito che è curato con passione e che lei, la mia amica, ha un enorme pollice verde. Il mio pollice, invece, dev’essere grigio, dato che non riesco a far crescere nemmeno l’erba per il mio gatto.

In mezzo al piccolo giardino c’è un grande albero dalle mele d’oro. Tutto iniziò da un seme che la mia amica compero’ durante una vacanza all’isola di St. Lucia (Piccole Antille). Una volta piantato e coltivato con tanto amore, in poco tempo è cresciuto che è una meraviglia. Dopo solo due anni ha dato i suoi frutti: grosse, lucide e dorate sfere che assomigliano più a una susina che a una mela. 248180018_da12cab1c1
La mela d’oro (Spondias dulcis) è più conosciuta come ambarella.. però a seconda dei posti il suo nome cambia. Vi butto lì altri due nomi: susina Polinesiana o cotogna di Tahiti. Questa varietà di mela è originaria delle isole della Polinesia e Melanesia.

La storia ci dice che l’albero fu portato nel Nuovo Mondo alla fine del diciottesimo secolo dal Tenente di Vascello William Blight, reso famoso per via dell’ammutinamento del Bounty. Era al suo secondo viaggio verso le Indie Occidentali. Trasportava l’albero del pane da Tahiti alla Giamaica e altri particolari frutti provenienti dal sud del Pacifico. Dalla Giamaica, la Spondias Dulcis si propagò nelle Grandi e le Piccole Antille e nell’America centro meridionale.
La mela d’oro si mangia matura, quando ha un bel colore dorato, ma deve essere bella soda e con la buccia croccante. Il suo gusto acidulo ricorda quello dell’ananasso o quello delle mele Granny Smith. Sull’isola di St. Lucia la sua polpa viene utilizzata per preparare una salsa a base di curry che si accompagna allo stufato.
La mia amica è contenta di avere a portata di mano l’albero dalle mele d’oro. Dice che è ricco di vitamina C, è un ottimo nutrimento per i diabetici, è un toccasana per chi ha problemi di cuore o soffre di infezioni alle vie urinarie… A me piace perché è originale e mette allegria. Cosa dite, pianto un seme sul terrazzo di casa mia a Milano?

Prego, prendere nota: Oil Nut Bay

12 luglio 2009 da Alice

David V. Johnson, seconda parte.

Ad onor del vero, il secondo tempo del post ch evi preannunciavo giovedì, lo voglio dedicare ad una sua creatura, il Resort Oil Nut Bay. Ne voglio parlare perché rappresenta il modo più intelligente di come si possa inserire l’uomo nella natura. Il complesso residenziale sorgerà su uno degli angoli più isolati e lussureggianti di Virgin Gorda, isola abitata da 1.600 persone discendenti da ex-schiavi o portoghesi. Cristoforo Colombo la battezzò “Vergine grassa” per via della sua curiosa forma, sottile alle estremità e tondeggiante al centro. Le splendide unità che formeranno il resort saranno costruite in perfetta armonia con il paesaggio, rispettando così la primitiva bellezza dell’ambiente.oil-nut-bay-beach1

Tutto è stato progettato e realizzato mettendo al primo posto la natura, qui rappresentata da circa 300 acri di terra, una baia di spiagge bianchissime e il mare turchese. La Oil Nut Bay ha applicato le sue regole eco-progressiste: solo 88 unità su una superficie di 300 acri, quando le norme locali ne permettono fino a 300. La Oil Nut Bay e il North Sound Yacht Club di David V. Johnson dimostrano che si possono realizzare resort e complessi residenziali di alto livello senza rinunciare agli ideali di vita eco-sensibili. Le offerte immobiliari con standard di eccellenza abitativa riguarderanno tutti gli 88 villini familiari della Oil Nut Bay che non offrirà solo l’esclusiva proprietà del villino, ma garantirà la più bassa densità abitativa in tutte le BVI.
Ogni unità abitativa sarà un pezzo architettonico unico, diverso da tutti gli altri. Non mancheranno le attrazioni per rendere il soggiorno piacevole come il Kids Club, meglio conosciuto come il Nut-House, dove i bambini potranno trascorrere un’intera giornata all’insegna delle attività acquatiche, artistiche e sportive.
Ci sarà anche un Centro Natura dove si potrà conoscere la storia locale, la flora e la fauna dell’isola.
Il Beach Club sarà il centro di socializzazione per le famiglie residenti, il cuore della comunità. La candida spiaggia è protetta dalla barriera corallina, con accesso diretto a Eustatia Sound, l’oceano e il Sir Francis Drake Channel.
Se volete dare un’occhiata a come procedono i lavori dovete salire in barca: dal mare, dietro al Bitter End Yacht Club, vedrete apparire un sogno.

Architettura fa rima con natura

9 luglio 2009 da Alice

Alle Isole Vergini Britanniche è normale incontrare persone interessanti.

Prima di tutto la gente del posto, simpatica, allegra ed ospitale come il DNA caraibico comanda.
Poi ci sono gli innamorati della vela: arrivano a bordo delle loro barche, piccole e grandi, o in aereo, per poi noleggiare, immediatamente, una barca per veleggiare con i generosi soffi degli alisei. Gli stessi turisti sono sempre un po’ speciali perché scegliere le BVI con meta di un viaggio significa avere una spiccata sensibilità verso la bellezza e una forte attrazione per le emozioni vere, difficili da dimenticare. Infine, può succedere di conoscere persone che hanno un carisma particolare.
Recentemente ho avuto la fortuna di incontrare un uomo che fa parte dell’esclusiva categoria dei “realizzatori di sogni”. Si chiama David V. Johnson ed è il presidente della Victor International Oil Nut Bay.

David non è originario delle BVI. La sua storia, come quella della Oil Nut Bay, parte dal Michigan. Quando aveva vent’anni, David ha sfidato la prognosi medica che lo voleva in carrozzella per il resto della vita. Ora cammina, fa immersioni ed è uno dei più accreditati immobiliaristi nel panorama internazionale. “Immobiliarista” è un termine che a noi italiani fa venire in mente “mattoni e cemento”. Non è il caso del signor Johnson. quality-of-life-201Lui si occupa della creazione di ambienti residenziali e lavorativi nel pieno rispetto del territorio sotto il profilo sociologico ed ecologico. Lo straordinario talento professionale e creativo del suo team è uno degli elementi che rendono la Oil Nut Bay unica nel suo genere nella realizzazione di complessi residenziali qui alle BVI. Negli USA, David ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la sua politica ambientale che prevede una regola ferrea: costruire e promuovere un’architettura in armonia con l’ambiente naturale. Ad esempio, è stato  proclamato ambientalista dell’anno dalla Michingan Chamber of Commerce. Maggiori dettagli nel prossimo post.

Anegada: piatta sul mare, rotonda di bellezza

10 maggio 2009 da Alice

Una rivista di viaggi inglese mi ha chiesto di scrivere un articolo su Anegada. Secondo voi, ho accettato o no?  Ho accettato, ho accetato… Ad una condizione però: due biglietti, andata e ritorno. Esclusivamente per voi, vi trascrivo i miei appunti personali di questa escursione di un solo giorno.
Ho buttato giù dal letto il mio amato skipper  molto presto perché il ferry da Road Town per Anegada parte alle sette del mattino. Il sacrificio di alcune ore di sonno è stato premiato: l’alba alle BVI è uno spettacolo da brivido.  Per il primo tratto di viaggio siamo stati sulla parte superiore del Ferry, poi abbiamo dovuto spostarci sul ponte coperto a causa del forte vento, così ho potuto  leggere il mio libro senza litigare con le pagine svolazzanti. Dopo circa un’ora ecco profilarsi chiaramente dal finestrino la sagoma di Anegada  con i suoi alti alberi di ananas. Ed ecco  il Reef di Horseshoe, una delle barriere coralline più vaste del mondo. Si snoda  come una lunga coda attorno all’isola.
Anegada è notoriamente piatta. Lo svela anche il suo nome di origine spagnola: isola sommersa, annegata. Ma attenzione, è piatta solo perché il suo terreno compatto come la roccia è a zero metri sul livello del mare, mentre è bella rotonda in fatto di bellezza e fascino… Il suo ecosistema è completamente diverso da quello delle altre Isole Vergini Britanniche. Per scoprirlo basta noleggiare un’auto.
Ci siamo diretti a nord e abbiamo fatto una piccola tappa a Bone’s Bight (probabilmente il nome di qualche pirata), per fare una passeggiata sulla spiaggia; poi ci siamo diretti verso la foresta dell’interno. Il mio skipper mi ha buttato lì un’acuta osservazione: “Se per ammirare la bellezza di un fiocco di neve occorre il microscopio,  la bellezza di Anegada va vista in un solo colpo d’occhio”.anegada_beach_bg.jpg
Non lo pensavo così romantico!
La foresta di Anegada è il paese delle meraviglie: splendidi fiori, arbusti spinosi, piante grasse ed eleganti orchidee mozzafiato che crescono avviluppate ai cespugli. Mentre camminavamo, all’improvviso, arriva una magia. Poco al di sotto del sentiero,  più di cento fenicotteri rosa ci stavano guardando dal Red Pond. Che spettacolo!!
Eppure Anegada non è solo famosa per la sua natura: le aragoste che si gustano qui sono leggendarie. La gente del posto le chiama card e le cattura al largo del reef . Noi le abbiamo assaggiate a Pomato Point sulla costa occidentale dell’isola: esageratamente deliziose!
A fine pranzo abbiamo visitato il museo di Pomato Point, all’interno dello stesso ristorante. Sono esposti oggetti trovati nei relitti tipo monete, anfore e argenteria varia recuperata dal fondo del mare. La collezione è di proprietà di Wilfred Creque, un abitante dell’isola. Più di 200 barche hanno fatto naufragio nei pressi del reef di Anegada nei secoli scorsi.
Il mio skipper dice che chi governava quelle barche non ci sapeva fare… Lo so: oltre ad essere romantico è anche un po’ spaccone :-)

Anegada, l’essenza di un’isola

23 dicembre 2008 da Alice

Le isole sono sempre territori unici ed irripetibili, che vivono di propria, ciascuna isolata da mare, ciascuna con una propria identità. Dire quando e come un’isola è più bella di un’altra mi è sempre stato difficile. Ognuna ha sempre avuto una ragione che non era uguale a nessun altra. Eppure, ci sono isole che io chiamo “archetipo” e che possiedono l’essenza di un genere espresso con assolutezza.
Anegada è così: non ha foreste, né promontori, né vere insenature. flukes-2000-map-500x335.jpgÈ, potrei dire, la forma più essenziale di un’isola. Anegada che in spagnolo voleva dire “sommersa”: una lingua di sabbia lunga diciannove chilometri; un’altezza che non supera i sei metri; una laguna corallina che la circonda ininterrottamente, creandole un anello intorno di turchese puro.  A terra, solo sabbia. Sulla sabbia, una pista di atterraggio per piccoli aeroplani, piccole casette sparse per duecento anime, un hotel che non può che chiamarsi Reef Hotel. Se non vi piace il mare non andate ad Anegada. Se non vi piace immergervi tra i relitti affondati nei coralli, scegliete un altro luogo. Se amate vivacizzare la serata con qualcosa di diverso dalle stelle, rimanete nelle isole più inclini alla mondanità.
Sarete invece al vostro posto se vi piace vivere gli estremi naturali. Se guardare il mutare dei blu e dei celesti di una laguna immensa, non vi stancherebbe mai. Se quello che cercate è il significato più profondo di un atollo. Ovvero, l’affioramento di voi stessi nella radiosità della natura.

Picnic al Gorda Peak

24 novembre 2008 da Alice

Un mattino di due anni fa – ero in vacanza a Virgin Gorda – mi son svegliata con la pelle che bruciava. Il giorno prima avevo preso troppo sole: mi ero stesa sulla sabbia dopo il bagno e lì mi sono addormentata. Dunque,  decisi di non andare al mare, di stare alla larga dalle tentazioni della spiaggia. È così che ho scoperto il Gorda Peak National Park, uno dei sedici parchi delle BVI.
Jeans leggeri, una maglietta bianca, scarpe da ginnastica, zainetto con un sandwich e una bottiglia d’acqua e ho chiesto al taxi di accompagnarmi all’ingresso dell’area naturale che si estende a nord dell’isola.
Il cielo ero limpido e l’aliseo procurava una piacevole frescura, soprattutto quando mi sono inoltrata nella piccola foresta pluviale tramite un sentiero ben segnato. Nelle  ombre verdi di quella giungla così vicina al mere se pure sita a 400 metri di altitudine, ho visto tante varietà di orchidee native.
E poi tanti uccelli tropicali e immobile su un ramo, un geco di bellissima livrea, quasi dorata.
Nel versante del parco che si affaccia verso ovest, l’habitat è più secco e vi crescono numerosi cactus, anche di grandi dimensioni. Nella sommità del parco i ranger hanno sistemato dei tavoli di legno da picnic dei quali ho naturalmente profittato per consumare la mia gustosa colazione. Lì vicino vi è una torre di legno approntata come belvedere panoramico. gorda_peack_virgin_gorda.JPGDevo dirvi che lo scenario era magnifico: da una parte all’altra vedevo tutto l’arcipelago. Scorgevo pure qualche spiaggia,  i piccoli isolotti del North Sound, i blu e i celesti dei fondali. Insomma, anche quel giorno, in fondo, sono stata al mare, abbracciandolo tutto in un solo sguardo.

L’importanza delle parole

2 febbraio 2008 da Alice

Che seduzione le parole!
Isole Vergini.
La prima volta, le ho “conosciute” ai tempi della scuola disegnate sull’atlante: mi attirava l’arco di arcipelaghi che riempiva di minuscoli nomi il Mar dei Carabi e scorrendolo da nord a sud, quando ho letto “Isole Vergini” ho smesso di seguire la lezione e dal mio banco in terza fila, sono evasa col pensiero fin laggiù. Che fossero vergini fino al punto da esserlo perfino per definizione e nome proprio, mi esaltava. Vi dico subito che il loro nome non è – come quasi avevo sospettato – il frutto di un bravo copywriter per una strategia di marketing turistico del tipo “Costa turchese”, “Laguna blu”, “Riviera Maya”.
È un nome che si portano dietro da più di Cinquecento anni: glielo mise Cristoforo Colombo quando le scopri nel 1493 durante suo secondo viaggio. La cosa importante, una di quelle che me la fa amare, è che vergini lo sono rimaste in gran parte fino ad oggi.
Merito di una politica evolutiva che ha messo davanti a tutto le priorità della natura e della sua conservazione.
Così, le British Virgin Islands che ormai sono conosciute anche con l’acronimo BVI, mi sono apparse fin da subito un modello esemplare di felice convivenza tra la natura selvaggia e gli edonismi tropicali, miei e di tutti voi che sognate i tropici.