Leverik Bay Resort & Marina: l’ombelico del mondo a Virgin Gorda

23 luglio 2009 da Alice

La “Vergine grassa” ha per me un punto d’attrazione irresistibile: North Sound.
Alle BVI fare una classifica delle baie più belle è difficile. Io penso che sia anche sbagliato dare i voti. Con quale criterio si può giudicare, confrontare e stabilire una classifica? Ognuno ha un suo personale sistema di valutazione, ed è giusto che sia così. Io mi baso sui ricordi: i luoghi che dimorano nella mia memoria, perché legati ad un evento, un incontro, un’emozione, per me sono i più belli. North Sound è una baia fantastica perché qui ho conosciuto il “mio” skipper del cuore. Ho avuto fortuna: North Sound è la baia più frequentata dagli appassionati della vela e incontrare l’uomo giusto tra tanti lupi di mare non è mica poi così semplice. Galeotto fu il Leverick Bay Resort. leverick
Il Leverick Bay è un resort che sorge sull’incantevole laguna. I locali dicono che la particolare atmosfera del posto sia la stessa che secoli fa ha incantato pirati e che oggi incanta i velisti.
Le suite del Leverick Bay Resort hanno i nomi delle spezie delle West Indies: Cinnamon, Spice, Ginger e Nutmeg. Possono ospitare fino a 6 persone e comprendono zona giorno e zona notte, terrazza per il BBQ, un angolo cottura e una vista spettacolare su North Sound, Mosquito Island e il Mar dei Caraibi. Quanti tramonti e quante albe mi sono goduta dal mio terrazzo!
A poca distanza dalle suite c’è la piscina, lo shopping center, il centro benessere, i campi da tennis, il centro di water activities, atc atc. Io non ho mai messo piede in questi posti preferendo di gran lunga la spiaggia, la marina e il molo del Leverick, dove Nick e Monica, gestori del resort ormai da circa 25 anni, da bravi nostalgici del British Style, hanno avuto l’originale idea di mettere una cabina telefonica londinese trasformandola in doccia. Figuratevi che anche Sir Richard Branson, patron della Virgin, pare che abbia voluto essere ritratto sotto la doccia in cabina! :-) 3472937650_846e2fd854
Il Leverick Bay ha un’anima marinara: qui hanno sede le società Charter Virgin Gorda per il noleggio imbarcazioni e la marina del resort . Oltre alla vela, al Leverick Bay Watersports si può fare di tutto e di più: parasailing, snorkeling, pesca, kayak, corsi di diving o di sub. Oltre alla terrazza ed ai suoi panorami, ho un forte ricordo di un altro luogo: il Leverick Bay Restaurant. Qui ho conosciuto il mio skipper, anche lui goloso delle aragoste di Anegada. Mi ha colpito perché mentre tutti erano seduti a tavola, lui era l’unico in piedi a gustarsi le numerose fotografie appese alle pareti del ristorante. Soggetto: i momenti più belli dell’America’s Cup e delle maggiori gare di vela degli ultimi 100 anni. Da lì è scattata una magia, ma adesso mi fermo qua: non vorrete mica sapere tutto tutto, eh?

La storia del Bitter End Yacht Club raccontata da una pirata

8 giugno 2009 da Alice

Mi ha sempre incuriosito conoscere i retroscena di un posto, soprattutto alberghi e resort.
Prendiamo il Bitter End Yacht Club, una chicca di resort che si trova nell’isola di Virgin Gorda, nel North Sound. Oggi le sue acque turchesi sono protette, calme e tranquille, mentre più di tre secoli fa erano decisamente agitate. I primi “turisti” furono i pirati e i navigatori solitari provenienti dall’Inghilterra, gente d’azione come Sir Francis Drake e Sir John Hawkins. Arrivavano, gettavano l’ancora al largo di spiagge bianche e soffici come borotalco e via con le loro incursioni. L’intrepido pirata Hawkins rimase legato a queste acque: narra la leggenda che il suo corpo è in fondo al mare, da qualche parte.
Facciamo un bel salto indietro nel tempo ed eccoci al 1964, quando la famiglia Hokins mise piede nell’isola di Virgin Gorda.
La naturale bellezza di North Sound affascinò a tal punto gli Hokins che ne divennero assidui frequentatori. L’unico punto in comune con i pirati è che amavano andar per mare.
Un’estate si accorsero che in una baia era sorto un pub, circondato da cinque cottage, chiamato Bitter End. Un pioniere degli yacht locale, tale Basil Symonette, lo aveva fatto costruire apposta per i noleggiatori di barche. Non era un cinque stelle, ma aveva il suo fascino. La sistemazione era di tipo rustico: letti con fogli di carta, nei bagni scorreva solo acqua fredda, di sera la luce si accendeva grazie ad un piccolo generatore a diesel. Quando arrivava qualche visitatore per la cena non si recava alla reception. Semplicemente, attraccava lungo un molo di legno e suonava il corno ad aria. Se l’eccentrico Basil era in giornata, avrebbe risposto con un megafono e i visitatori potevano scendere e mangiare una buona bistecca. Myron e Bernice Hokins divennero ben presto assidui frequentatori del Bitter End durante le loro crociere invernali alle Isole Vergini Britanniche. Durante una delle ultime visite, Myron chiese a Basil di poter acquistare o affittare un piccolo pezzo di terreno per costruire il proprio cottage. La risposta di Basil arrivò dopo qualche settimana ed era un tondo “no”. O meglio, era un “no” alla concessione del terreno, ma “sì” all’acquisto di tutto il Bitter End. Gli Hokins non poterono rifiutare, così nel 1973 diventarono i nuovi proprietari. Nonostante nessuno di loro avesse esperienza nella gestione alberghiera, l’entusiasmo era alle stelle. Coi loro nipoti e un cestino da pic-nic, cominciarono ad esplorare le isole, scorrazzando da Anegada ai Dogs. La barriera corallina circostante offriva la possibilità di fare snorkeling e immersioni. Le altre isole e baie erano lussureggianti e vi si potevano cercare tantissime conchiglie. Le acque offrivano una variegata fauna marina. La zona era l’ideale per navigare, pescare, fare snorkeling, immersioni e tantissimi altri sport acquatici. bitter_end_yacht_club_virgin_gorda.JPGInsomma, le caratteristiche c’erano tutte per poter condividere questo paradiso con altre persone. Le escursioni che oggi si possono fare al Bitter End si ispirano a queste considerazioni famigliari degli Hokins. Anche i nativi erano entusiasti. Grazie al loro aiuto, nel corso di tredici anni il Bitter End Yacht Club è diventato il resort più esclusivo al mondo per sport acquatici.
L’architetto Peter Brill si è occupato del progetto, lavorando su tre aggettivi: organico, funzionale, bello.
Giuro che c’è riuscito.
I miei occhi da “pirata” hanno subito rubato lo splendido parco tropicale, la preziosa spiaggia isolata, il tesoro rilassante del centro benessere e la perla di una comoda piscina.

Alba chiara a Virgin Gorda

3 luglio 2008 da Alice

chiedo venia a tutti coloro che hanno trovato la pagina non aggiornata per un po’..
Non sono stata troppo bene ultimamente, ma adesso sono in forma, e ha contribuito a tirarmi un po ‘ su il morale il ricordo delle mie isole.. ad esempio, guardate qua questo scatto di una bellissima alba a Virgin Gorda :-)

Alice

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I frutti della pesca

20 giugno 2008 da Alice

A uno scrittore da me molto amato, piaceva molto pescare. Faceva uscire a pesca anche il personaggio protagonista di certi suoi romanzi, un certo Montale. marlin - tks to guidebvi.comEgli un giorno, uscendo in barca con le sue canne sottobraccio aveva detto che “Pescare era secondario. Solo un omaggio da rendere a questa immensità”. Non per tutti è così: per alcuni, pescare è uno sport che sfiora i connotati della malattia, una vera fissazione. Ma per molti, invece, uscire in barca, sistemare l’attrezzatura e aspettare che un segno annunci l’inizio dei “giochi”è davvero uno dei modi più esaltanti di vivere il mare. Di conoscerne i segreti, di godere della luce che riverbera sulla superficie, di esplorare il luogo che si è scelto per mezzo di un pretesto favoloso.
I pescatori d’altura, infatti, favoleggiano – chi più chi meno – di prede avvistate o mancate; se non di quelle pescate delle quali si esagera sempre un poco circa le dimensioni reali. Alle isole Vergini, non ce n’è bisogno: il mare circostante, qualche miglio oltre le coste, è attraversato da specie di passo innumerevoli. Kingfish, tonni, marlin, BVI Billfish Tournament logo - tks to bvibillfishtournament.comsnapper (il nostro dentice), barracuda. Ovvio, dunque, che la pesca d’altura sia una delle grandi attrattive dell’arcipelago. Per gli amanti del big game, c’è in particolare un appuntamento che li riguarda: il BVI Billfish Tournament. Cinque giornate di grande pesca (dal 19 al 23 luglio prossimo), da trascorrere in flotta (non oltre 30 barche) e a partire dal Bitter End Yacht Club situato nel North Sound a Virgin Gorda.

BVI Spring Regatta: l’edonismo dell’agonismo

8 aprile 2008 da Alice

BVI Spring Regatta 2008 - thanks to BVI Spring RegattaHa compiuto la sua trentasettesima primavera la regata più amata dei Carabi. Oltre 160 barche hanno felicemente invaso gli specchi d’acqua di un arcipelago che sembra modellato proprio per essere navigato a vela. E i velisti lo sanno. Lo sanno coloro che da anni non mancano all’appuntamento della BVI Spring Regatta e che raggiungono Le Vergini Britanniche con scafi da competizione pura. Lo sanno gli amanti della crociera che nella classe a loro dedicata, esprimono l’indole sportiva altrimenti chiusa nel cassetto. Il dilettevole si sposa finalmente con una kermesse che mette insieme le due diverse anime degli uomini di mare. Quattro classi (Racer, Cruiser, Bareboat, Multihull) che con appositi handicap regatano sulle stesse rotte.
La marina di Nanny Cay a sud dell’isola di Tortola, quartier generale della Spring Regatta, anche quest’anno ha vissuto la sua annuale settimana di fulgore. Dal 31 marzo al 6 aprile ha calamitato l‘entusiasmo di migliaia di velisti. Così diversa dalle competizioni veliche consuete perché diverso è soprattutto lo scenario. Diverso e unico è affrontare la bolina nel canale luminoso del Sir Francis Drake Channel e poi virare intorno all’isola di Norman, costeggiare Peter Island e vederne il bagliore delle spiagge bianche e sfilare sottovento il turchese dei fondali prossimi alla riva.
Diverso è vedere gli spinnaker gonfiarsi di aliseo tra le quinte dei piccoli isolotti. Diverso è tagliare la linea del traguardo, quale sia la propria posizione, se ad aspettarti a pochi metri c’è il ristoro meritato di una baia blu dove tuffarsi. Diverso è ritornare in porto a Nanny Cay e trovare il calore sensuale della festa: calore nell’accezione prettamente caraibica. Come ogni anno c’erano anche gli italiani a regatare: il team voluto dal BVI Tourism Board si è piazzato tredicesimo con il suo Sunsail. Il risultato conta, certo. Ma conta pur sempre meno di quello che gli occhi vedono nella solarità assoluta di una campo di regata senza uguali!

Dove la vela è una malattia (curabile)

13 marzo 2008 da Alice

Prickly Pear Island - Virgin Gorda thanks to: Ente del Turismo BVINe ho conosciuti uomini (e anche donne), che anche quando si trovano in vacanza su isole meravigliose sono insofferenti, fremono e, dopo due ore di spiaggia, non ne possono già più.
E tu lì: a dirgli che al ritorno quel silenzio lo rimpiangeranno; che quella laguna è così viva che – guarda – sembra respirare; che leggere all’ombra delle palme l’ultimo romanzo di McEwan è un impagabile piacere. Niente da fare: certe persone quel rapporto apparentemente ozioso con il mare non lo reggono. Devono fare, muoversi, non avere spazi vuoti. Soprattutto se, del mare, la cosa che amano è andare in barca a vela. Allora sono guai: se sentono la brezza fra i capelli, invece che un brivido di piacere provano un brivido di rabbia e di scontento: pensano a che bolina potrebbe in quel momento solcare la laguna; pensano che invece che starsene con le mani in mano sulla spiaggia, potrebbero stringere un timone e divertirsi da mattina a sera. Insomma, capirete che in certi casi la vacanza in coppia può scatenare scaramucce a meno che uno dei due, non rinunci alla propria personale idea dell’evasione. La soluzione in questo caso? Io ne conosco una che si chiama Bitter End Yacht Club.
È un resort (forse l’unico del mondo) concepito per fare una vacanza full immersion nella vela e allo stesso tempo, se si vuole, sulla spiaggia. Anzi, sulle spiagge perché il North Sound dove si trova, sull’isola di Virgin Gorda, è un dedalo di isole, spiagge bianche, canali navigabili. I cottage, immersi nella macchia tropicale affacciano sullo yacht club che dispone di oltre 100 barche a vela di ogni genere. Dall’Optimist, al Laser, all’Hobie Cat fino ai cabinati. Così, la vacanza è davvero libertà: chi vuole la spiaggia, i coralli e la laguna non deve più fare compromessi col compagno di viaggio che invece, con ostinazione vuole andare a vela, dovunque e comunque.