Ospitalità 100% made in BVI

20 aprile 2010 da Alice

Recentemente vi ho presentato un locale molto casual che si trova sulla spiaggia che va da Carrot Bay a Long Bay.
Chi ha letto il post o ha visto dal vivo queste quattro semplici pareti di legno e cartelloni colorati, sa che è il santuario dei surfisti.

È il bello delle Isole Vergini Britanniche: potete trovare Hotel esclusivi, Club da nababbi, ma anche l’originale e senza pretese Capanna Bomba, così chiamato dai suoi frequentatori il Bomba’s Surfside Shack . Il Resort in stile balinese di Sir Richard Branson, a Necker Island, è l’estremo opposto della Capanna di Mister Bomba, in puro stile naif, a Tortola. Tra questi due estremi, alle BVI ci sono alberghi, ristoranti e locali di varie categorie e fasce di prezzo.  Per farvi capire meglio il concetto, vi presento un hotel  che non maltratterà il vostro portafogli e allo stesso tempo vi offrirà un ambiente ospitale e un servizio impreziosito dal calore familiare.

Affettuosamente è chiamato JR, ma il nome ufficiale che compare all’ingresso è The Jolly Roger Hotel. È facile da trovare, soprattutto per chi arriva dal mare. Siamo a Tortola, nel cuore pulsante della parte occidentale dell’isola, ingresso di Soper’s Hole, molo 75, proprio quello dove attracca il traghetto che arriva da St. Thomas.

Camminate per 137 metri ed entrate: sarete abbracciati dalla più spontanea ospitalità, 100% made in BVI.

Altra piacevole sorpresa è che al Jolly Roger Hotel i prezzi delle camere sono indicati, tutti possono vederli. Sono infatti pochi gli alberghi che mettono ben in vista i prezzi. Da notare che la tariffa comprende tutti i servizi fondamentali, aria condizionata compresa. Al Jolly Roger Hotel sarete sempre i benvenuti anche solo per una notte, se avete noleggiato un’imbarcazione o se state lasciando le Isole Vergini Britanniche per ritornare a casa. Se avete noleggiato una barca, anche se non siete ospiti dell’hotel potete chiedere il servizio fax  e l’approvvigionamento del ghiaccio.

Se vi fermate a mangiare nel ristorante interno del JR, chiede il grande BBQ: è l’ottimo barbecue in stile caraibico. Il venerdì e il sabato, intrattenimenti dal vivo con musicisti locali o le migliori band provenienti dagli Stati Uniti. Molto frequentati anche i due bar, e non solo dai fan dei drink.

Al Jolly Roger Hotel si incontrano viaggiatori come voi, marinai e la gente locale o provenienti dalle altre isole. Mare ovviamente pulito, cristallino. Le camere pure.

La storia del Bitter End Yacht Club raccontata da una pirata

8 giugno 2009 da Alice

Mi ha sempre incuriosito conoscere i retroscena di un posto, soprattutto alberghi e resort.
Prendiamo il Bitter End Yacht Club, una chicca di resort che si trova nell’isola di Virgin Gorda, nel North Sound. Oggi le sue acque turchesi sono protette, calme e tranquille, mentre più di tre secoli fa erano decisamente agitate. I primi “turisti” furono i pirati e i navigatori solitari provenienti dall’Inghilterra, gente d’azione come Sir Francis Drake e Sir John Hawkins. Arrivavano, gettavano l’ancora al largo di spiagge bianche e soffici come borotalco e via con le loro incursioni. L’intrepido pirata Hawkins rimase legato a queste acque: narra la leggenda che il suo corpo è in fondo al mare, da qualche parte.
Facciamo un bel salto indietro nel tempo ed eccoci al 1964, quando la famiglia Hokins mise piede nell’isola di Virgin Gorda.
La naturale bellezza di North Sound affascinò a tal punto gli Hokins che ne divennero assidui frequentatori. L’unico punto in comune con i pirati è che amavano andar per mare.
Un’estate si accorsero che in una baia era sorto un pub, circondato da cinque cottage, chiamato Bitter End. Un pioniere degli yacht locale, tale Basil Symonette, lo aveva fatto costruire apposta per i noleggiatori di barche. Non era un cinque stelle, ma aveva il suo fascino. La sistemazione era di tipo rustico: letti con fogli di carta, nei bagni scorreva solo acqua fredda, di sera la luce si accendeva grazie ad un piccolo generatore a diesel. Quando arrivava qualche visitatore per la cena non si recava alla reception. Semplicemente, attraccava lungo un molo di legno e suonava il corno ad aria. Se l’eccentrico Basil era in giornata, avrebbe risposto con un megafono e i visitatori potevano scendere e mangiare una buona bistecca. Myron e Bernice Hokins divennero ben presto assidui frequentatori del Bitter End durante le loro crociere invernali alle Isole Vergini Britanniche. Durante una delle ultime visite, Myron chiese a Basil di poter acquistare o affittare un piccolo pezzo di terreno per costruire il proprio cottage. La risposta di Basil arrivò dopo qualche settimana ed era un tondo “no”. O meglio, era un “no” alla concessione del terreno, ma “sì” all’acquisto di tutto il Bitter End. Gli Hokins non poterono rifiutare, così nel 1973 diventarono i nuovi proprietari. Nonostante nessuno di loro avesse esperienza nella gestione alberghiera, l’entusiasmo era alle stelle. Coi loro nipoti e un cestino da pic-nic, cominciarono ad esplorare le isole, scorrazzando da Anegada ai Dogs. La barriera corallina circostante offriva la possibilità di fare snorkeling e immersioni. Le altre isole e baie erano lussureggianti e vi si potevano cercare tantissime conchiglie. Le acque offrivano una variegata fauna marina. La zona era l’ideale per navigare, pescare, fare snorkeling, immersioni e tantissimi altri sport acquatici. bitter_end_yacht_club_virgin_gorda.JPGInsomma, le caratteristiche c’erano tutte per poter condividere questo paradiso con altre persone. Le escursioni che oggi si possono fare al Bitter End si ispirano a queste considerazioni famigliari degli Hokins. Anche i nativi erano entusiasti. Grazie al loro aiuto, nel corso di tredici anni il Bitter End Yacht Club è diventato il resort più esclusivo al mondo per sport acquatici.
L’architetto Peter Brill si è occupato del progetto, lavorando su tre aggettivi: organico, funzionale, bello.
Giuro che c’è riuscito.
I miei occhi da “pirata” hanno subito rubato lo splendido parco tropicale, la preziosa spiaggia isolata, il tesoro rilassante del centro benessere e la perla di una comoda piscina.

Il pirata che c’è in me

28 dicembre 2008 da Alice

Chissà perché, i pirati e le storie di pirateria suscitano sempre simpatia e a volte, persino un sentimento di complicità.
Forse perché alle loro vite si mescolano epopee e leggende. Forse perché ci fanno immaginare isole inviolate e lotte con le forze del destino, condotte con temerarietà e coraggio. Forse perché anch’io come molti di voi negli anni dell’infanzia, ho sognato qualche volta di essere pirata.
Inoltre, nei bagliori del Mar dei Caraibi, sembra sempre debba comparire da un momento all’altro un vascello di corsari.
Alle BVI  i pirati erano di casa. L’insularità e le mille insenature erano perfetti nascondigli dove temporeggiare in attesa di abbordaggi e di saccheggi.  Il più famoso della storia ha dato il nome al Canale Maestro delle Vergini, il Sir Francis Drake Channel, uno degli scenari velici più eclatanti dei Caraibi. In effetti anche Francis Drake era un eccellente marinaio. Ancor di più: nella seconda metà del ‘500 era vice ammiraglio della flotta inglese e fu il primo britannico a circumnavigare il globo.  Allora era facile rompere il confine della legalità e nonostante la Regina Elisabetta I lo onorò del titolo di cavaliere, compiva missioni decisamente piratesche.  Forse non efferate come quelle che un secolo più tardi segnarono la storia del pirata Barbanera, che coi suoi vascelli fece fuoco e fiamme nei Caraibi di quel tempo.
Diversa l’indole di Henry Morgan che nelle Antille era giunto da ragazzo, come schiavo. Il suo riscatto fu diventare bucaniere. E lo fece con tale carisma e convinzione tanto che a lui si attribuisce l’istituzione del Codice della Pirateria.
Insomma, se pure fuorilegge, i pirati erano comunque eroi del loro tempo. Lo testimonia il fatto che ancora oggi ne subiamo il fascino. E che ancora oggi, navigando tra le isole delle British Virgin Island,  quasi quasi ci sembra di scorgerne il veliero.
D’altra parte, il viaggio è anche libertà di sognare e immaginare, non credete?

Un brunch con i pirati

5 luglio 2008 da Alice

Di tutti i Carabi e non solo delle Isole Vergini Britanniche, Norman Island incarna l’isola dei pirati per antonomasia.
Non soltanto perché ad essa sono riconducibili le coordinate dell’isola del tesoro narrata da Stevenson. La sua posizione strategica sul canale di Sir Francis Drake nonché le sue grotte e insenature hanno davvero costituito un crocevia di avventure bucaniere. Proprio a Norman, al centro della profonda baia “The Bight” è ancorato dal 1989 un vecchio veliero non più attrezzato a navigare ma adattato invece Willie T logo - thanks to www.williamthornton.coma bar e ristorante fluttuante: The William Thornton.
Lo riconoscerete perché alle sartie dell’unico albero rimasto è legata una bandiera nera con l’inequivocabile Jolly Roger, il teschio bianco dal ghigno ammiccante, simbolo universale dei pirati.
La William Thornton, o Willy T, come è chiamata e conosciuta da tutti alle BVI, ha rovesciato i termini delle avventure piratesche e per favorire l’arrembaggio ha predisposto ai suoi fianchi bitte e parabordi affinché sia agevole l’ormeggio di chi voglia sedersi al tavolo del suo ponte in legno.
Dopo il bagno tra secche coralline di Norman Island o una nuotata ai bordi della bianca mezzaluna della spiaggia, quel barcone vecchio eWillie T - thanks to  www.williamthornton.com suggestivo che nel riverbero del sole appare come fosse in una favola, è pronto a rifocillare i bagnanti , velisti e ogni tipo di avventore con menu del tutto consoni al suo stile: pesce alla brace, insalata di conch, spremute di guyava e ovviamente, dell’ottimo rum. Il servizio è caraibico e senza troppi convenevoli e per salire a bordo è gradita una mise informale, meglio se si tratta di costume da bagno e poco altro!
Un mio amico skipper racconta che ci sono serate in cui si puo’ bere insieme ad un centinaio di marinai, velisti o avventori per caso!
Cosa aspettate a fare un tuffo e riemergere a bordo del caro vecchio Willy??

Rivivere la Spring Regatta..

9 maggio 2008 da Alice

Sentire il profumo del mare, avere la brezza che scompiglia i capelli, provare l’emozione della corsa, avvertire un brivido di adrenalina come fanno i veri lupi di mare.. tutto questo è la Spring Regatta!
Ho già scritto della competizione di quest’anno, dell’evento velico con vascelli storici a cura di Foxy Callwood.. insomma, alle BVI la vela si sente sulla pelle ..
Se, come me, volete rivivere le emozioni della Spring Regatta Vi invito a vedere ITINERARI, la trasmissione di viaggi curata dal mio amico giornalista e velista Stefano De Franceschi.
Stasera, venerdì 9 maggio, alle 20.30 su TeleCapodistria (e in replica domenica 11 maggio alle 17.30
ma anche via satellite su “hot bird 3″ o su internet: www.rtvslo.si/capodistria oppure sul sito www.terrediitinerari.it
“IL PARADISO DEI VELISTI” è il titolo della puntata interamente dedicata alle ISOLE VERGINI BRITANNICHE. E per chi volesse leggere il “diario” di Stefano, vi segnalo il link alla pagina in cui narra della sua avventura fra i mari delle BVI:
http://www.terrediitinerari.it/mostraviaggi.php?codice=140
In occasione della 37^ edizione della BVI Spring Regatta, come dicevo, Stefano ha avuto la possibilità di visitare in barca a vela alcune di queste isole:
Stefano al timone durante la Spring Regatta 2008 - tks to DoraTortola, Virgin Gorda, Peter Island, Norman Island sulle orme dei pirati che un tempo popolavano queste acque!

Non perdetevelo!!

La verità, vi prego, su Stevenson

28 febbraio 2008 da Alice

È stato uno dei romanzi che abbiamo più amato da ragazzi: L’isola del tesoro - mappa originaleL’isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson, ci ha portato dentro la più bella storia di pirati mai scritta e ci ha fatto scoprire che esistevano isole lontane incantate. Non ci importava nulla sapere se quell’isola sulla quale favoleggiavamo esistesse davvero oppure no. Né ci premeva sapere esattamente dove fosse. Ciascuno nella propria fantasia la collocava nella sua mappa personale. Ma ora che siamo diventati grandi, la curiosità ce la siamo voluti togliere. Dato che molte isole dei tropici, rivendicano ciascuna (a torto) l’appartenenza a quel romanzo.L’Isola del Tesoro - Robert Louis Stevenson
Rileggendo “Treasure island” – è questo il titolo originale – gli indizi non sono chiarissimi. L’isola del tesoro è descritta come un crocevia dei Carabi dove imperversavano le flotte piratesche. Come fu alle Vergini. Dell’isola si raccontano le fattezze: piccola, con una vegetazione di cactus e cespugli e un’altura di roccia che pareva una vedetta. Si parla anche di una grotta sott’acqua a pochi metri dalla riva dove il tesoro sarebbe stato nascosto. Coinciderebbe sì con Norman Island come si sostiene ma era troppo poco (sto facendo l’avvocato del diavolo) per affermarlo con certezza. Dunque, sono andata a leggermi le biografie dello scrittore inglese. Ebbene, lui stesso confessò a un amico di aver costruito il suo romanzo – che comincia con la partenza di un vascello dal porto inglese di Bristol, scegliendo come isola reale per il teatro della storia, la piccola e selvaggia Norman che era allora come tutto l’arcipelago delle BVI, colonia di Sua Maestà.