Le pietre del Sugar Mill Hotel

15 giugno 2009 da Alice

Ci ho preso gusto. Dopo avervi raccontato la storia del Bitter End vi porto con la fantasia alle BVI sulle ali di un’altra storia.
Dopo Virgin Gorda, ci spostiamo a Tortola. Si tratta del Sugar Mill Hotel,Sugar Mill restaurant 23 stanze, aria condizionata, collegamento Wi-Fi ad internet, piscina, ristorante da favola ed altre delizie.  Facciamo un salto indietro nel tempo, nel 1640, quando il commercio di rhum e, purtroppo, di schiavi, era nel pieno dell’attività. Le navi salpavano dai Caraibi con le stive piene di casse di zucchero e rhum, rotta verso l’Inghilterra. Al ritorno, per fare zavorra e dare stabilità alla nave, era in uso portare a bordo cose pesanti. Gli ufficiali svegliavano la ciurma nel pieno della notte e comandavano a questi poveracci di recarsi a terra per recuperare grosse pietre e pezzi di acciottolato dalle strade di Liverpool, con grande disappunto dei cittadini che si trovavano le strade sempre piene di buchi. All’arrivo nelle Isole Vergini Britanniche, le pietre venivano poi scaricate e usate nelle piantagioni di canna da zucchero per costruire le Great Houses (Grandi Case). Avete già capito: qualcuna di quelle grosse pietre si possono vedere oggi sulle pareti della sala ristorante del Sugar Mill Hotel. Dell’antica Great House è rimasto poco ed è tutto vicino al parcheggio. L’hotel sorge a fianco della vecchia piantagione di Applebay, che ha sua volta ha dato il nome alla baia di Apple.
Verso il 1830 iniziò il crollo dell’economia delle piantagioni. Le Great Houses andarono anch’esse in rovina perché vennero lasciate in balia dell’abbandono e delle intemperie.
La sala del ristorante del Sugar Mill Hotel è ricavata dal vecchio locale in cui si distillava il rhum. La grossa caldaia di rame, che oggi da vita ad una suggestiva cascatella nel giardino, è ancora quella che veniva usata nel processo di fermentazione della canna da zucchero. La vecchia distilleria ha prodotto dell’ottimo rhum fino al 1957 e ancora oggi si può vedere l’alambicco usato nella distillazione, basta fare un giretto nei giardini che conducono ai vari gazebo dell’hotel. Per mettere in moto i vari macchinari, alcuni buoi azionavano una grossa macina che ora non c’è più. Indovinate cosa c’è al suo posto? Una fantastica piscina.
Ancora oggi, nelle notti stellate, sembra di sentire i suoni della vecchia distilleria portati da una leggera brezza che fa tremolare La luce delle candele sui tavoli del Sugar Mill Restaurant. L’atmosfera è decisamente romantica ma, vi giuro, ho visto gente commuoversi davanti al menu. A detta di chi la sa lunga, il ristorante del Sugar Mill è infatti uno tra i quattro migliori dei Caraibi.

È qui la festa

31 dicembre 2008 da Alice

Sapete cosa avranno in comune Times Square a New York, Trafalgar Square a Londra, e l’isola di Jost Van Dyke la notte del 31 dicembre? Non certo il clima: gelido nelle due celebri piazze, mentre nell’isoletta delle BVI  tergiverserà intorno ai 30 gradi di temperatura.
Da spartire avranno invece i festeggiamenti per l’arrivo del 2009 perché Jost Van Dyke è il terzo luogo più famoso al mondo per il brindisi di fine anno. Da tutti i Caraibi i diportisti arrivano a migliaia e si riversano a dare ancora tra le baie di Great Harbour e White Bay: è ormai una felice consuetudine. La festa comincia prima che il sole anneghi dentro l’orizzonte e – inutile dirlo – finisce al sorgere dell’alba. Al Foxy’s Tamarind Bar, più che bollicine di champagne ci saranno fiumi di buon rhum, brochette di pesce e musica calypso. La cosa che mi colpì qualche anno fa quando trascorsi il Capodanno nella baia erano gli scafi delle barche, che dondolavano con le tenui luci d’albero accese, come per partecipare al party sulla spiaggia: una magia.
Poi, quando arrivò il momento del countdown finale, dalla spiaggia gremitissima vidi lo spettacolo di luci e di fuochi che si rispecchiavano sul mare. Non erano comuni fuochi d’artificio: imparai quel giorno che marinai ed armatori aspettano quel giorno tutto l’anno per lanciare in cielo i razzi di segnalazione che hanno passato la data di scadenza.
Un doppio augurio e un doppio auspicio per chi naviga i Caraibi a vela  e ringrazia il mare delle Vergini Britanniche con un SOS che tra le onde non è mai servito.

Buon anno a tutti voi!!

Sapore di mare

25 febbraio 2008 da Alice

In giornate come queste, quando l’inverno, bene che vada, tira fuori un sole freddo, mi viene voglia di partire al caldo. Nel mio armadio, il guardaroba estivo non è mai riposto ai piani alti. È tutto lì, nell’anta di sinistra a portata di mano: se anche non dovessi usarlo, già vedere i miei bermuda e la sacca dei costumi mi regola l’umore.the Sugar Mill restaurant - Tortola

C’è un’altra cosa che mi regola l’umore e mi fa riassaporare il languore del Caribe: cucinare le polpette di pesce alla creola, come quelle che ho gustato al Sugar Mill, un ristorante di Tortola che occupa una vecchia distilleria di rhum. Mi erano piaciute così tanto che mi feci dare la ricetta. the Sugar Mill cookbookPer carattere, non riesco mai a seguire pedissequamente le ricette ma questa è semplice davvero e, nelle sere d’inverno mi fa evadere in quel mondo speziato rimasto nella memoria dell’olfatto e del palato.
Io ve la trascrivo e se vi va di farla, poi ditemi se non è vero che anche il gusto è un vero viaggio.
Ingredienti:
1 kg di polpa di pesce bianco
1 bicchiere di latte di cocco
300 grammi di farina di cocco
olio di oliva
zafferano
pepe fresco
zenzero fresco
Spinate accuratamente il pesce ancora crudo (il trancio di un grosso pesce facilita l’operazione) e sminuzzatelo su un tagliere senza schiacciarlo così da conservarne la fibra. Mettete in una terrina e aggiungete 1/2 cucchiaino di zafferano, pepe fresco e i 3/4 della farina di cocco preventivamente stemperata nel latte di cocco. Mescolate e fate riposare 15 minuti. Preparate piccole polpette del diametro di 4-5 centimetri e impanatele sul restante cocco grattugiato. Cucinate in casseruola con un filo d’olio di oliva e servite con una grattugiata di zenzero fresco.