La storia del Bitter End Yacht Club raccontata da una pirata

8 giugno 2009 da Alice

Mi ha sempre incuriosito conoscere i retroscena di un posto, soprattutto alberghi e resort.
Prendiamo il Bitter End Yacht Club, una chicca di resort che si trova nell’isola di Virgin Gorda, nel North Sound. Oggi le sue acque turchesi sono protette, calme e tranquille, mentre più di tre secoli fa erano decisamente agitate. I primi “turisti” furono i pirati e i navigatori solitari provenienti dall’Inghilterra, gente d’azione come Sir Francis Drake e Sir John Hawkins. Arrivavano, gettavano l’ancora al largo di spiagge bianche e soffici come borotalco e via con le loro incursioni. L’intrepido pirata Hawkins rimase legato a queste acque: narra la leggenda che il suo corpo è in fondo al mare, da qualche parte.
Facciamo un bel salto indietro nel tempo ed eccoci al 1964, quando la famiglia Hokins mise piede nell’isola di Virgin Gorda.
La naturale bellezza di North Sound affascinò a tal punto gli Hokins che ne divennero assidui frequentatori. L’unico punto in comune con i pirati è che amavano andar per mare.
Un’estate si accorsero che in una baia era sorto un pub, circondato da cinque cottage, chiamato Bitter End. Un pioniere degli yacht locale, tale Basil Symonette, lo aveva fatto costruire apposta per i noleggiatori di barche. Non era un cinque stelle, ma aveva il suo fascino. La sistemazione era di tipo rustico: letti con fogli di carta, nei bagni scorreva solo acqua fredda, di sera la luce si accendeva grazie ad un piccolo generatore a diesel. Quando arrivava qualche visitatore per la cena non si recava alla reception. Semplicemente, attraccava lungo un molo di legno e suonava il corno ad aria. Se l’eccentrico Basil era in giornata, avrebbe risposto con un megafono e i visitatori potevano scendere e mangiare una buona bistecca. Myron e Bernice Hokins divennero ben presto assidui frequentatori del Bitter End durante le loro crociere invernali alle Isole Vergini Britanniche. Durante una delle ultime visite, Myron chiese a Basil di poter acquistare o affittare un piccolo pezzo di terreno per costruire il proprio cottage. La risposta di Basil arrivò dopo qualche settimana ed era un tondo “no”. O meglio, era un “no” alla concessione del terreno, ma “sì” all’acquisto di tutto il Bitter End. Gli Hokins non poterono rifiutare, così nel 1973 diventarono i nuovi proprietari. Nonostante nessuno di loro avesse esperienza nella gestione alberghiera, l’entusiasmo era alle stelle. Coi loro nipoti e un cestino da pic-nic, cominciarono ad esplorare le isole, scorrazzando da Anegada ai Dogs. La barriera corallina circostante offriva la possibilità di fare snorkeling e immersioni. Le altre isole e baie erano lussureggianti e vi si potevano cercare tantissime conchiglie. Le acque offrivano una variegata fauna marina. La zona era l’ideale per navigare, pescare, fare snorkeling, immersioni e tantissimi altri sport acquatici. bitter_end_yacht_club_virgin_gorda.JPGInsomma, le caratteristiche c’erano tutte per poter condividere questo paradiso con altre persone. Le escursioni che oggi si possono fare al Bitter End si ispirano a queste considerazioni famigliari degli Hokins. Anche i nativi erano entusiasti. Grazie al loro aiuto, nel corso di tredici anni il Bitter End Yacht Club è diventato il resort più esclusivo al mondo per sport acquatici.
L’architetto Peter Brill si è occupato del progetto, lavorando su tre aggettivi: organico, funzionale, bello.
Giuro che c’è riuscito.
I miei occhi da “pirata” hanno subito rubato lo splendido parco tropicale, la preziosa spiaggia isolata, il tesoro rilassante del centro benessere e la perla di una comoda piscina.

Il pirata che c’è in me

28 dicembre 2008 da Alice

Chissà perché, i pirati e le storie di pirateria suscitano sempre simpatia e a volte, persino un sentimento di complicità.
Forse perché alle loro vite si mescolano epopee e leggende. Forse perché ci fanno immaginare isole inviolate e lotte con le forze del destino, condotte con temerarietà e coraggio. Forse perché anch’io come molti di voi negli anni dell’infanzia, ho sognato qualche volta di essere pirata.
Inoltre, nei bagliori del Mar dei Caraibi, sembra sempre debba comparire da un momento all’altro un vascello di corsari.
Alle BVI  i pirati erano di casa. L’insularità e le mille insenature erano perfetti nascondigli dove temporeggiare in attesa di abbordaggi e di saccheggi.  Il più famoso della storia ha dato il nome al Canale Maestro delle Vergini, il Sir Francis Drake Channel, uno degli scenari velici più eclatanti dei Caraibi. In effetti anche Francis Drake era un eccellente marinaio. Ancor di più: nella seconda metà del ‘500 era vice ammiraglio della flotta inglese e fu il primo britannico a circumnavigare il globo.  Allora era facile rompere il confine della legalità e nonostante la Regina Elisabetta I lo onorò del titolo di cavaliere, compiva missioni decisamente piratesche.  Forse non efferate come quelle che un secolo più tardi segnarono la storia del pirata Barbanera, che coi suoi vascelli fece fuoco e fiamme nei Caraibi di quel tempo.
Diversa l’indole di Henry Morgan che nelle Antille era giunto da ragazzo, come schiavo. Il suo riscatto fu diventare bucaniere. E lo fece con tale carisma e convinzione tanto che a lui si attribuisce l’istituzione del Codice della Pirateria.
Insomma, se pure fuorilegge, i pirati erano comunque eroi del loro tempo. Lo testimonia il fatto che ancora oggi ne subiamo il fascino. E che ancora oggi, navigando tra le isole delle British Virgin Island,  quasi quasi ci sembra di scorgerne il veliero.
D’altra parte, il viaggio è anche libertà di sognare e immaginare, non credete?