Isole minori: le Vergini più Vergini

3 ottobre 2009 da Alice

Viaggiando in lungo e in largo per il mondo mi sono convinta che le isole più piccole, meno frequentate e più selvagge, hanno un fascino superiore, una bellezza più croccante. Piccolo è meglio anche alle Isole Vergini Britanniche. Sono perle sparse sull’oceano, e bisogna andare a scovarle. Salite sulla barca a vela del mio skipper del cuore: vi porto ad ammirarne quattro, tra le più splendenti.

Rotta verso Cooper Island. Arriviamo da nord. Lo rocce di Quart-o-Nancy fanno da paravento agli alisei. Vi invito a far silenzio per gustarci la splendida Manchionel Bay. Potevamo ancorare sulla punta a sud, a Carter Bay o a Houlover Bay, ma la piccola spiaggia di Manchionnel Bay, con i suoi pochi cottage a ridosso del mare, non ha paragoni. Seguitemi: vi porto a fare merenda all’ombra di un folto palmizio dove potete ammirare le principali isole che si trovano ad Ovest. Se fate i bravi stasera vi porto a cenare al Cooper Island Beach Club.
Ritorniamo in barca e andiamo a scoprire la seconda perla, Salt Island, chiamata così per i suoi tre stagni di acqua salata. Salt Island è stata per lungo tempo tappa regolare per le navi che solcavano i mari caraibici in cerca di sale per gli equipaggi di Sua Maestà la Regina. Il sale è venduto ancora oggi, potete acquistarlo anche voi, ma non esagerate perché nella nostra barca c’è poco spazio. Sì, sì,  vi accompagno a visitare queste curiose saline durante la raccolta del sale. Gli appassionati di immersioni li lasciamo ad esplorare il relitto del Rhone, un portale a vapore della Royal Steam Racket Company, affondato con tutto l’equipaggio nel lontano 1807. Il relitto è oggi parco marino nazionale e, poco più a nord, a Lee Bay, possono scendere i sub che desiderino esplorarlo.
Terzo giorno, terza perla: Peter Island. Appena la vedete capite subito perché è stata inserita nella classifica delle Top Ten Islands dal Conde Nast Traveller. Quest’isola è un vero gioiello della natura e gran parte della sua superficie appartiene al milionario norvegese Peter Smedwig che negli anni ’60 fece costruire il Peter Island Resort, uno tra i più prestigiosi del mondo. Noi, peones, ci fermiamo al Peter Island Yacht Club, a Deadmen’s Bay, oppure attracchiamo a Little Harbour, tra le piccole South Bay e White Bay. Vi obbligo a fare una passeggiata all’interno, immersi nella natura: mi ringrazierete per tutta la vita. norman-island
La breve crociera sta per finire. Ritorniamo verso il Francis Drake Chanel. Tra le numerose isolette scelgo di farvi scoprire la mia preferita: Norman Island.  Poco abitata, disseminata di grotte e caverne, è stata per anni covo di pirati. Stevenson l’ha mirabilmente descritta nel suo romanzo ‘L’isola del tesoro’. Avete appetito? Offro io. Ci sediamo al  William Thornton, un vecchio mercantile del Baltico, oggi trasformato in un curioso bar ristorante galleggiante. Non abbuffatevi, perché appena abbiamo finito di pranzare tutti in barca per visitare le celebri grotte di Treasure Point!

Palme, baie, sabbia e web

30 settembre 2009 da Alice

La maggioranza delle persone, io compresa, è attratta dalle Isole Vergini Britanniche per la loro bellezza e molti inseriscono questo paradiso caraibico ai primi posti della speciale classifica che ha come titolo “Luoghi assolutamente da visitare e, appena posso, faccio le valige e ci vado”.
Le Vergini sono rimaste vergini, nel senso che spiagge, baie e vegetazione non sono stati aggrediti da mostri cementiferi o aggrovigliatii da lunghi filari di villette a schiera.
Chi governa queste isole è sempre stato attento a proteggere e coccolare il loro vero tesoro: la natura. 2854476
Ma chi pensa che le Isole Vergini Britanniche siano una manciata di isole rimaste esattamente come cinquecento anni fa, si sbaglia. Anche noi, amanti dei viaggi, non utilizziamo forse il web per conoscere le nostre mete, informarci su come raggiungerle, sapere dove alloggiare e quanto ci può costare?
Nel corso degli anni le attività legate all’accoglienza, all’ospitalità e al divertimento dei viaggiatori che raggiungono l’arcipelago sono diventate sempre più importanti. Bene, anche alle BVI c’è tecnologia, società che prestano molta attenzione ai nuovi strumenti di informazione. Ad esempio la Coldwell Banker, società di intermediazione immobiliare che  è presente in 46 Stati – tra cui le BVI- con 2.800 uffici e più di 101.000 associati, nel giugno scorso ha organizzato una conferenza a St. Marteen, nelle Indie Francesi Occidentali.  A questo importante incontro hanno partecipato 22 brokers e manager delle principali isole dell’Atlantico e dei Caraibi. L’obiettivo dello staff dirigenziale è stato quello di aiutare coloro che cercano buone occasioni per fare affari online e come migliorare questo servizio. Tra i numerosi nuovi concetti all’orizzonte spiccano le pagine individuali della compagnia su Facebook e Twitter, con tanto di elenchi di dati e i link ai loro personali siti web. L’utilizzo di tecnologie d’avanguardia e una presenza dominante sul web consentono di soddisfare in pieno l’esigenza di chi  vuole avere online, comodamente seduto a casa sua, tutte le informazioni di cui ha bisogno. Poi, una volta avute tutte le informazioni, bisogna vedere se c’è un conto in banca che permette l’acquisto o l’affitto di una casetta alle BVI. Ma questo è un altro discorso…

Dalla Foresta Nera a Virgin Gorda: la storia di Regine

1 agosto 2009 da Alice

Nella vita ci vuole fortuna.

Se oltre la fortuna, poi, si ha dalla propria parte anche un po’ di spiccioli, la vita è ancora più bella. Prendiamo ad esempio la storia di Regine Hodeige. Agli inizi degli anni novanta, lei e suo marito partono dalla loro casa in Germania, ai bordi della Foresta Nera, e arrivano alle BVI.  katitche-point_postkarte-1Fin qui tutto normale, un bel viaggio. Ma ecco che la fortuna ci mette lo zampino. Girovagando per Virgin Gorda, un piccolo incidente d’auto blocca Regine a Katitche Point. Piuttosto che arrabbiarsi, la coppia si guarda attorno: dal promontorio vedono la baia, le acque cristalline che brillano come in nessun altro luogo, le candide spiagge, la purezza del paesaggio…  Amore a prima vista, Regine e consorte decidono di costruirsi la casa per le vacanze a Katitche Point. Da qui in poi entrano in scena gli spiccioli. Cercano, trovano ed acquistano un pezzo di terra, costruiscono una casa.  Beh, il termine “casa” non rende l’idea.

Si tratta di una villa spettacolare: 5 grandi suite con vista sulle più belle gradazioni di blu che si possono immaginare.sun55set1 Così è nata Katitche Point Greathouse di Virgin Gorda, oggi membro dei Small Luxury Hotels of the World.

Per la mia amica Regine la bellezza naturale dell’isola ha giocato un ruolo fondamentale. Nell’introduzione del suo bel libro fotografico, Carribean Dreams, butta lì un interessante pensierino: “Le parole ‘presto’ e ‘brevemente’ non hanno alcun significato qui. Ci si sente in pace con sé stessi e con il mondo, i giorni hanno un ritmo che ci permette di avvicinarci alla natura”.

Dato che è un libro di immagini, Regine ha coinvolto il famoso fotografo tedesco Michael Wissing. Ho sfogliato le pagine del libro e devo dire che Michael è riuscito ha raggiungere l’anima dei Caraibi perché ha mostrato la realtà rimanendo lontano dai soliti cliché. Le foto riflettono non solo ciò che si vede, ma ciò che si sente dentro a noi stessi. Dal monocolore verde della Foresta Nera agli azzurri, turchesi, lapislazzuli e oro di Virgin Gorda. Basta avere fortuna, e un po’ di spiccioli.

BVI Music Festival: appuntamento al prossimo anno

6 luglio 2009 da Alice

In Italia abbiamo il Festival di San Remo, alle Isole Vergini Britanniche c’è il BVI Music Fest.
Tutta un’altra musica, ovviamente.

Ho chiesto, via e-mail, ad una mia amica del posto che mi ha insegnato a ballare, come è andata l’edizione 2009 e ho scoperto che è saltata. Non ho capito bene le cause, ma so che gli amanti dei ritmi caraibici ci sono rimasti male. Niente di grave, si sta già lavorando per l’edizione del prossimo anno. bvi-music-fest-logo
Il BVI Music Festival si svolge a Cane Garden Bay, isola di Tortola, una lunga baia costellata di locali sulla spiaggia. Ogni anno, verso la fine di maggio, qui si mescola lo sciabordio delle onde alla musica e alle danze caraibiche. Ma al BVI Music Fest non c’è solo musica. La spiaggia più famosa dell’isola si anima con giochi, feste e tradizioni della cultura caraibica.

Se siete rigidi come dei tronchi, dopo alcuni minuti di calypso, reggae e soca vi troverete belli sciolti e danzerete fino a notte inoltrata. “Soca” non vi dice niente?  Eppure, tempo fa, Raffaella Carrà fece ballare gli italiani con la canzone “Soca dance”. Soca, o Soul Calypso, è una musica dance proveniente da Trinidad. Sulla base del ritmo cadenzato-melodico del calypso inserite i veloci battiti delle percussioni e, se possibile, anche due ottoni, preferibilmente le trombe. E poi ondulate i fianchi a piacimento!
Nelle passate edizioni,  artisti del calibro di Wyclef Jean e Percy Sledge hanno preso parte al festival che raduna alle BVI amanti della cultura musicale caraibica, provenienti anche dalle isole vicine. Appena ho notizie della prossima edizione, ve le canto.

Tre passeggiate a Tortola, l’isola delle sorprese

1 giugno 2009 da Alice

Andiamo troppo di fretta. I francesi hanno inventato un’arguta battuta per prendere in giro chi va forte in auto: “ Ha dimenticato a casa il fazzoletto”. Corriamo, corriamo… e ci perdiamo il meglio.
Io ho riscoperto il gusto di passeggiare con calma alle Isole Vergini Britanniche. È vero, da queste parti non ha senso andare di fretta. Soprattutto a Tortola. Una bella passeggiata all’interno dell’isola è il modo miglore per apprezzarne le bellezze naturali. Camminando con un’andatura calma ho capito che è più facile concentrarsi sui dettagli. Vedi e apprezzi ogni minima cosa: una splendida conchiglia arancione proprio ai tuoi piedi, un gruppetto di fiori multicolori avvinghiati alle viti…
Anche le orecchie diventano più sensibili. Per me, il suono più magico di Tortola è il trillo del cuculo delle mangrovie. Ha l’abitudine di nascondersi tra le fresche foglie del fico.
Se giri l’isola in macchina o in taxi te la scordi questa fantastica collezione di suoni, immagini e profumi.
La mia passeggiata preferita è quella di Long Bay, una bella distesa di spiagge bianche, situata a nord dell’isola.beach.jpg Long Bay è lunga quasi due chilometri, ma vi giuro che non mi sento stanca dopo averla percorsa tutta; anzi, ogni volta provo una sensazione di benessere fisico.
La spiaggia di Long Bay è una scultura sempre diversa. Come una bambina, ogni volta rimango affascinata davanti alle sue trasformazioni. Long Bay è donna, cambia spesso vestito e i più belli li sfoggia di sera: una volta è ampia e bassa, un’altra sottile come un nastro, con le onde che arrivano fino alle piante di vite e agli arbusti di piante grasse che fanno da confine tra mare e terra. Anche la sabbia è civettuola: a volte è compatta e puoi camminarci facilmente; altre volte, se le onde sono alte e la sabbia viene continuamente rimescolata, è come camminare dentro un porridge. Non conoscete il porridge? È una specie di polentina fatta con avena, acqua e latte.
Preferisco passeggiare insieme ai miei pensieri, da sola. Unica eccezione alla sera, e in particolar modo a Long Bay. La gente del posto si ritrova qui dopo il lavoro e si incrocia con i turisti che soggiornano al Long Bay Beach Resort. Capisci subito chi sono i turisti dall’abbronzatura: hanno gradazioni che vanno dal rosa intenso al bronzo.
Da noi queste passeggiate serali le chiamiamo struscio. Ed il senso dell’incrociarsi e sfregarsi c’è anche qui, però a Long Bay lo “sfregamento” è più socializzante.

Anegada: piatta sul mare, rotonda di bellezza

10 maggio 2009 da Alice

Una rivista di viaggi inglese mi ha chiesto di scrivere un articolo su Anegada. Secondo voi, ho accettato o no?  Ho accettato, ho accetato… Ad una condizione però: due biglietti, andata e ritorno. Esclusivamente per voi, vi trascrivo i miei appunti personali di questa escursione di un solo giorno.
Ho buttato giù dal letto il mio amato skipper  molto presto perché il ferry da Road Town per Anegada parte alle sette del mattino. Il sacrificio di alcune ore di sonno è stato premiato: l’alba alle BVI è uno spettacolo da brivido.  Per il primo tratto di viaggio siamo stati sulla parte superiore del Ferry, poi abbiamo dovuto spostarci sul ponte coperto a causa del forte vento, così ho potuto  leggere il mio libro senza litigare con le pagine svolazzanti. Dopo circa un’ora ecco profilarsi chiaramente dal finestrino la sagoma di Anegada  con i suoi alti alberi di ananas. Ed ecco  il Reef di Horseshoe, una delle barriere coralline più vaste del mondo. Si snoda  come una lunga coda attorno all’isola.
Anegada è notoriamente piatta. Lo svela anche il suo nome di origine spagnola: isola sommersa, annegata. Ma attenzione, è piatta solo perché il suo terreno compatto come la roccia è a zero metri sul livello del mare, mentre è bella rotonda in fatto di bellezza e fascino… Il suo ecosistema è completamente diverso da quello delle altre Isole Vergini Britanniche. Per scoprirlo basta noleggiare un’auto.
Ci siamo diretti a nord e abbiamo fatto una piccola tappa a Bone’s Bight (probabilmente il nome di qualche pirata), per fare una passeggiata sulla spiaggia; poi ci siamo diretti verso la foresta dell’interno. Il mio skipper mi ha buttato lì un’acuta osservazione: “Se per ammirare la bellezza di un fiocco di neve occorre il microscopio,  la bellezza di Anegada va vista in un solo colpo d’occhio”.anegada_beach_bg.jpg
Non lo pensavo così romantico!
La foresta di Anegada è il paese delle meraviglie: splendidi fiori, arbusti spinosi, piante grasse ed eleganti orchidee mozzafiato che crescono avviluppate ai cespugli. Mentre camminavamo, all’improvviso, arriva una magia. Poco al di sotto del sentiero,  più di cento fenicotteri rosa ci stavano guardando dal Red Pond. Che spettacolo!!
Eppure Anegada non è solo famosa per la sua natura: le aragoste che si gustano qui sono leggendarie. La gente del posto le chiama card e le cattura al largo del reef . Noi le abbiamo assaggiate a Pomato Point sulla costa occidentale dell’isola: esageratamente deliziose!
A fine pranzo abbiamo visitato il museo di Pomato Point, all’interno dello stesso ristorante. Sono esposti oggetti trovati nei relitti tipo monete, anfore e argenteria varia recuperata dal fondo del mare. La collezione è di proprietà di Wilfred Creque, un abitante dell’isola. Più di 200 barche hanno fatto naufragio nei pressi del reef di Anegada nei secoli scorsi.
Il mio skipper dice che chi governava quelle barche non ci sapeva fare… Lo so: oltre ad essere romantico è anche un po’ spaccone :-)

Terzo giorno della Spring Regatta. Mille emozioni alla Nanny Cay Cup di Tortola.

3 aprile 2009 da Alice

Sono qui, nella mia isola preferita delle Isole Vergini Britanniche , Tortola. Ė sempre fantastico raggiungere le BVI ma, lo ammetto, da quando la storia sentimentale con il “mio” skipper va a gonfie vele, è ancora più esaltante.
Sì, è a bordo di una barca, ma mi verrebbe il naso lungo se vi dicessi che i mie occhi sono solo per lui. Il 2 aprile, ad esempio, si è svolta la Nanny Cay Cup a Road Town, e i miei occhi si sono felicemente persi nell’azzurro chiaro del cielo, per poi specchiarsi nei riflessi blu turchese del mare. Ė stato il tipico giorno in cui capisci perché le Isole Vergini Britanniche sono il luogo più splendido della terra. bvisr_4april.jpg
Gli alisei sono sati generosi anche in questo terzo giorno di regata: venti di 12-14 nodi hanno gonfiato le vele delle numerose barche concorrenti giunte dalla Nuova Zelanda, Olanda, Inghilterra, Irlanda, Russia e oltre. I velisti professionisti amano la Spring Regatta e ogni anno arrivano sempre più numerosi con le famiglie al seguito. Quest’anno c’è anche un cane a bordo di una barca!
Per la Nanny Cay Cup, il campo di regata è stato disegnato per far navigare la flotta sottovento da North Sound, Virgin Gorda, fino all’ingresso del Nanny Cay Marina di Tortola. L’elegante, iridescente scafo blu di Vincitore ha messo la sua prua davanti alla Tre Harkoms di James Hudleston.Ha ragione lo skipper di Vincitore, Colin Booth, quando dice che la sua barca veleggia relativamente bene in poppa, ma è nel lato di bolina che esprime le performances migliori.
Colin ha toccato la velocità massima di 26 – 27 nodi, mantenendo facilmente una media di 20 nodi. Vincitore ha raggiunto il traguardo con più di mezz’ora di vantaggio su Tre Harkoms. Terza Arethusa, di proprietà di Philip Lotz. Quarta, con solo quattro secondi di ritardo da Arethusa, Luxury Girl di Eldridge Guy.
Per gli appassionati della vela faccio la brava cronista e riporto anche l’ordine di arrivo della classe Bareboat:Cool Girl, barca della Rob Swain Sailing School, prima; BVI Team seconda;Justice, dopo un brutta partenza, terza.
Nella classe Cruiser, invece, ha vinto Agostino, un Beneteau First 42 di proprietà di Tony Sayer , precedendo di quattro minuti Beneteau First Anguilla S7, di proprietà di Ian Hop Ross.
Domani l’evento principale della BVI Spring Regatta inizierà con 121 barche a sfidarsi nel Sir Francis Drake Channel.
Per quanto mi riguarda, vado subito a sfidare un sontuoso piatto di pesce nel ristorantino della Nanny Cay Marina. Devo consolare il mio skipper: è arrivato ultimo.

Spring Regatta: attorno a Virgin Gorda, spettacolo in mare, divertimento a terra

1 aprile 2009 da Alice

Non potevo mancare al BVI Sailing Festival 2009, evento clou del mare dei Caraibi, animato da piacevoli feste ma soprattutto dai molti che danno un enorme prestigio alla Spring Regatta.

bvisr_vincitore.jpg1 aprile 2009, secondo giorno, secondo appuntamento per centinaia di barche, tutte impazienti di gareggiare. Un po’ le invidio le barche, grandi o piccole che siano, perché la loro prua taglia le onde di un mare meraviglioso, le loro vele si gonfiano ai baci degli alisei e i fortunati velisti che ospitano a bordo possono ammirare un paesaggio di una bellezza incredibile. Oggi è il giorno del Bitter End Yacht Club. Per chi non lo sapesse, il Bitter End Yacht Club è un resort veramente unico che si trova nell’isola Virgin Gorda, incantevole perla delle Isole Vergini Britanniche . Questo Yacht Club accoglie barche e velisti che partecipano, all’interno del BVI Sailing Festival, al Round Virgin Gorda (per grandi barche a chiglia) e al Nation’s Challenge Cup Regatta (riservato ai piccoli e agili dinghy). Non solo. I velisti sanno divertirsi anche a terra e il Bitter End Yacht Club sa come soddisfarli: notte di festeggiamenti, con layday di grande successo. Nel linguaggio navale, il termine layday indica le operazioni di imbarco e sbarco che una nave fa nel porto. Ora ha un nuovo significato: festa e divertimento.
A differenza dei precedenti round Virgin Gorda, quest’anno gli skipper potevano scegliere di circumnavigare l’isola sia a babordo che a tribordo. Per chi è a digiuno della terminologia velistica, diciamo che le barche potevano fare il giro completo attorno all’isola in senso orario o in senso antiorario. Con venti di 12 – 14 nodi di mattina, un colpo di vento più sostenuto nel pomeriggio, le barche più grandi sono state avvantaggiate.
Il race alle 9:35. Dopo poco meno di quattro ore, uno Rogers 46 proveniente dal Regno Unito, ha tagliato la linea dell’arrivo.
Solo dieci delle undici barche iscritte sono state in grado di terminare il percorso entro il tempo limite, compresa la più piccola della flotta, un Santana 26.Nel pomeriggio si è invece svolta la gara della Nation’s Cup Challenge. Con 10 – 12 nodi di brezza, il Team Brasile, con Arethusa, ha vinto sia nella classe Hobies che Laser. bvisr_2april.jpgDomani, tutta la flotta del BVI Sailing Festival si ritroverà a gareggiare nelle acque di Tortola per la Nanny Cay Cup. Peccato che voi non siate qui con me: domani sera si balla al Mount Gay Party con musica dal vivo di MJ Blues.

BVI SPRING REGATTA: la più amata dagli alisei

20 marzo 2009 da Alice

Io ho avuto la fortuna di vedere arrivare alcune primavere alle BVI. Sulle acque azzurre, blu turchese, acquamarina e lapislazzulo dell’arcipelago delle Isole Britanniche Vergini iniziano a spuntare, come fiori, gli scafi di quattro classi veliche: Racer, Cruiser, Bareboat e Multihull. È un miracolo che si ripete dal 1972 a Nanny Cay, a sud dell’isola di Tortola. Gli amanti della vela di tutto il mondo, italiani compresi, da 37 anni anni a questa parte non sanno resistere al richiamo della BVI Spring Regatta, la regata più amata dei Tropici, la regina dei Caraibi, la preferita delle barche più belle. Esagerazioni? No, per me è molto logica questa attrazione. Logica e magica. Chi non ha mai visto l’arcipelago delle Vergini Britanniche non può capire quanto sia magico navigare tra isole, isolotti ed estuari di così lampante bellezza. Un partecipante dell’edizione passata ha trovato una definizione perfetta: la BVI Spring Regatta è l’edonismo dell’agonismo. Piacere e abilità competitiva si sposano in perfetta armonia in ognuno dei sette giorni di regata, dal 30 Marzo al 5 Aprile. Fino al 2002 erano tre i giorni di regata, ma dall’anno successivo la bellezza, l’importanza e il successo della competizione ha convinto gli organizzatori a prolungare il piacere dei velisti con l’istituzione del Sailing Festival. Nata dall’iniziativa e dalla passione di alcuni membri del BVI Hotel and Tourist Association, la Spring Regatta ha via via trovato nuovi sostenitori, come il BVI Yacht Club e lo stesso Governo locale. Nella scorsa edizione le mie orecchie hanno sentito frasi di pura poesia. Ad esempio “La bolina nel canale luminoso del Sir Francis Drake Channel è un’esperienza unica”. Oppure “Virare intorno all’isola di Norman, costeggiare Peter Island, vedere il bagliore delle spiagge bianche e sfilare sottovento il turchese dei fondali prossimi alla riva danno emozioni immense”. E ancora “Meraviglioso è ritornare in porto a Nanny Cay e trovare il calore sensuale della festa: calore nell’accezione prettamente caraibica”. A propisto di calore sensuale: l’inizio della regata è preceduto da tre giorni di festeggiamenti nelle acque di Tortola e Virgin Gorda. Stesse feste, giorno e notte, durante i giorni di regata, al Bitter End Yacht Club di Virgin Gorda e al Nanny Cay Marina di Tortola. Per non parlare della serata finale!

Dire spiaggia è riduttivo

30 maggio 2008 da Alice

Quando leggo sui giornali le classifiche di Condé Nast Traveller e la vedo, sul podio delle spiagge più belle del mondo, mi dico che sì: tra le migliaia che ho visto, The Baths è davvero di irripetibile bellezza. the Cave at VG Baths - tks to ciasaiMa poi, pensandoci, chiamarla solo spiaggia non dà l’idea della follia geologica che la contraddistingue. La spiaggia esiste, certo, e si allunga per quasi 900 metri ma la sua prerogativa è la sequenza del granito, scolpito in massi enormi che in modo grandioso e surreale ne disegnano anfratti, grotte, piscine naturali.
Dal villaggio di Spanish Town, la strada che porta ad ovest dell’isola di Virgin Gorda, finisce dove il promontorio comincia ad essere tempestato di rocce tondeggianti. Virgin Gorda, The Baths - tks to BVI TBUn bistrot a palafitta di foggia coloniale (si chiama Top of The Baths) vi dice che siete quasi al dunque.
Un sentiero scende tra le agavi e le bouganville, serpeggia fin alla prima luna di sabbia dove l’esuberanza del granito che si erge sulla riva è una magnifica visione. Ma siamo solo all’inizio. Dall’ultima imponente roccia a sinistra della spiaggia, si apre un varco minuscolo che è l’incipit del sentiero più stupefacente che abbia visto mai. A tratti, è “addomesticato” da un camminamento in teak che consente di percorrere il dedalo fantastico tra i massi di granito e le anse marine che tra questi si nascondono. Chi ce li ha messi qua? Viene da chiedersi. Sembrano giganti posati sulla riva da una mano ribelle e visionaria. L’eco dei passi e delle voci si stempera nell’acqua che ha il colore perlaceo del turchese. Ogni tanto, le sculture di granito danno tregua ad una piccola spiaggia dove verrebbe voglia di fermarsi. Ma i passaggi successivi, rasenti a quel granito rosa affondato nella sabbia, inducono in tentazione irrimediabile. Un’emozione primitiva ti fa desiderare di voler essere l’unica persona – anzi la prima – ad aver scoperto quella meraviglia. Tra te e te, dici che – domattina ci tornerò da sola, all’alba, per sentirne fino in fondo la forza primordiale. The Baths vista dal mare è una bizzarra e spettacolare spiaggia; ma penetrata dentro il suo segreto non è più soltanto spiaggia. È la forma fantasiosa e impertinente di un’architettura naturale formatasi per imperscrutabili dinamiche geologiche. È un corto circuito dell’energia di terra e mare, che ha generato uno scenario non riproducibile.

Virgin Gorda, The Baths - tks to ciasai