Dove la vela è una malattia (curabile)

13 marzo 2008 da Alice

Prickly Pear Island - Virgin Gorda thanks to: Ente del Turismo BVINe ho conosciuti uomini (e anche donne), che anche quando si trovano in vacanza su isole meravigliose sono insofferenti, fremono e, dopo due ore di spiaggia, non ne possono già più.
E tu lì: a dirgli che al ritorno quel silenzio lo rimpiangeranno; che quella laguna è così viva che – guarda – sembra respirare; che leggere all’ombra delle palme l’ultimo romanzo di McEwan è un impagabile piacere. Niente da fare: certe persone quel rapporto apparentemente ozioso con il mare non lo reggono. Devono fare, muoversi, non avere spazi vuoti. Soprattutto se, del mare, la cosa che amano è andare in barca a vela. Allora sono guai: se sentono la brezza fra i capelli, invece che un brivido di piacere provano un brivido di rabbia e di scontento: pensano a che bolina potrebbe in quel momento solcare la laguna; pensano che invece che starsene con le mani in mano sulla spiaggia, potrebbero stringere un timone e divertirsi da mattina a sera. Insomma, capirete che in certi casi la vacanza in coppia può scatenare scaramucce a meno che uno dei due, non rinunci alla propria personale idea dell’evasione. La soluzione in questo caso? Io ne conosco una che si chiama Bitter End Yacht Club.
È un resort (forse l’unico del mondo) concepito per fare una vacanza full immersion nella vela e allo stesso tempo, se si vuole, sulla spiaggia. Anzi, sulle spiagge perché il North Sound dove si trova, sull’isola di Virgin Gorda, è un dedalo di isole, spiagge bianche, canali navigabili. I cottage, immersi nella macchia tropicale affacciano sullo yacht club che dispone di oltre 100 barche a vela di ogni genere. Dall’Optimist, al Laser, all’Hobie Cat fino ai cabinati. Così, la vacanza è davvero libertà: chi vuole la spiaggia, i coralli e la laguna non deve più fare compromessi col compagno di viaggio che invece, con ostinazione vuole andare a vela, dovunque e comunque.

uno scatto eloquente

3 marzo 2008 da Alice

White Bay: una spiaggia di Jost Van Dyke, l’isola-covo del famigerato Olandese Volante..

Jost Van Dyke - White Bay - thanks to ciasai

Luna di miele senza necessaire

23 febbraio 2008 da Alice

Sulla spiaggia Savannah Bay, Virgin Gorda; particolare - thanks to ciasaidi Savannah Bay a Virgin Gorda ho conosciuto una coppia italiana. La spiaggia, una delle mie preferite, è lunghissima e formata da tante mezze lune. Stranamente è quasi sempre semi deserta. Anzi, a pensarci bene non è strano affatto perché le spiagge sono così tante ed il turismo di massa sconosciuto, che è facile trovare oasi di silenzio.
Li ho visti per due giorni consecutivi, stavano a un centinaio di metri da me, stesi al sole a leggere, a scambiarsi ogni tanto una tenera effusione. Involontariamente, sia che io che loro abbiamo deciso di andare in acqua a fare un bagno. Dato che la corrente mi ha spinto nel mio tuffo pigro verso di loro, li ho sentiti parlare: lui diceva a lei: “Domani ci compreremo anche la maschera, peccato non vedere quei coralli”. Sì, il fondale era striato di blu diversi a seconda che ci fosse sabbia oppure reef. Son tornata in spiaggia e dalla sacca ho preso la mia maschera e gliel’ho porta dicendogli di usarla finché avessero voluto. Mi hanno ringraziato: lui l’ha sistemata sul volto di lei e dopo un po’ hanno fatto cambio. Mentre ero sdraiata al sole li ho sentiti avvicinarsi. Venivano a restituirmela. Abbiamo fatto quattro chiacchiere e mi hanno raccontato che avevano perso il bagaglio. Non era mai partito dall’Italia verso Parigi, il primo scalo. A Parigi l’avevano saputo ma avevano deciso con un’alzata di spalle di partire lo stesso. Erano in viaggio di nozze, che importava, in fondo, non avere niente. Arrivati a Virgin Gorda, destinazione della loro luna di Miele, avevano acquistato immediatamente due costumi, due magliette, due bermuda. Ripromettendosi, il giorno successivo, di fare uno shopping più organico e completo. Ma ogni giorno rimandavano. Ora dopo ora, avevano capito che quello che mancava non era così fondamentale. Anzi, mi hanno detto in confidenza, che mai come in quel viaggio avevano goduto il mare, la natura, la potente semplicità di avere poche cose appresso. Perché questo dava loro l’impressione di essersi davvero isolati dal mondo, evasi dai riti quotidiani ed entrati in uno spirito dove la luna sapeva davvero di miele.