A Quito’s legend, please!

12 ottobre 2009 da Alice

Siete seduti? Vi svelo la mia vera professione: spionaggio di cocktail.
In via del tutto eccezionale vi passo i segreti per preparare uno dei drink che preferisco: il Quito’s Legend. lemonade-cocktail-sl-1665308-l
niziate a scrivere il nome dei componenti e la loro quantità: un bicchiere di Bacardi Rum bianco, un bicchiere di Smirnoff Vodka (i russi non possono mancare), un bicchiere di grappa alla pesca, curaçao blue, sciroppo di lime, Seven Up (ci sono anche gli americani), Granatina. Imparateli a memoria, poi mangiatevi il pezzo di carta su cui li avete scritti.
Chiudetevi in cucina, tirate le tende e alla luce di una pila seguite attentamente questi passaggi.
Primo: versate nel mixer il rum, la vodka, la grappa  e il blue curacao.
Secondo: miscelate il tutto lentamente.
Terzo:  aggiungete il Seven Up e quindi, sempre lentamente, lo sciroppo di granatina.
Quarto: versate in un generoso bicchiere la formula ottenuta e guarnite con fettine d’arancia e lime, una ciliegina sotto spirito. Il drink Quito’s Legend, invitante e coloratissimo, è pronto da sorseggiare per la goduria della vostro corpo e della vostra mente.
Questo cocktail l’ho ”rubato” al barman del Quito’s Gazebo Restaurant, Cane Garden Bay, isola di Tortola. Non è stato facile, ho dovuto dar fondo a tutte le mie capacità di irresistibile seduttrice per sciogliere la lingua del barman.
Già che ci sono, due notizie sul Quito’s Gazebo Restaurant.QuitoRhymerTheEdge Il locale, ristrutturato di recente, è noto per due buoni, anzi, ottimi motivi. Primo: il proprietario è Quito Rhymer, artista, musicista, compositore e cantante. Non un tipo qualsiasi, ma uno dei personaggi e musicisti più conosciuti nelle BVI. In più, cosa che non guasta, è una persona maledettamente deliziosa. Secondo: a pranzo e a cena si mangia bene. Alla sera, mentre il sole tramonta, potete anche limitarvi a bere dei drink tra un ballo e l’altro, o semplicemente fermarvi ad ascoltare il sound caraibico, perfetta colonna sonora della Cane Garden Bay.
Quito e la sua chitarra acustica si esibiscono ogni martedì e mercoledì sera. Il venerdì e il sabato, invece, si balla al ritmo della band di Quito e The Edge. Se volete carpire i segreti di uno dei deliziosi cocktail state attenti: il barman del Quito’s Gazebo Restaurant è un osso duro.

Palme, baie, sabbia e web

30 settembre 2009 da Alice

La maggioranza delle persone, io compresa, è attratta dalle Isole Vergini Britanniche per la loro bellezza e molti inseriscono questo paradiso caraibico ai primi posti della speciale classifica che ha come titolo “Luoghi assolutamente da visitare e, appena posso, faccio le valige e ci vado”.
Le Vergini sono rimaste vergini, nel senso che spiagge, baie e vegetazione non sono stati aggrediti da mostri cementiferi o aggrovigliatii da lunghi filari di villette a schiera.
Chi governa queste isole è sempre stato attento a proteggere e coccolare il loro vero tesoro: la natura. 2854476
Ma chi pensa che le Isole Vergini Britanniche siano una manciata di isole rimaste esattamente come cinquecento anni fa, si sbaglia. Anche noi, amanti dei viaggi, non utilizziamo forse il web per conoscere le nostre mete, informarci su come raggiungerle, sapere dove alloggiare e quanto ci può costare?
Nel corso degli anni le attività legate all’accoglienza, all’ospitalità e al divertimento dei viaggiatori che raggiungono l’arcipelago sono diventate sempre più importanti. Bene, anche alle BVI c’è tecnologia, società che prestano molta attenzione ai nuovi strumenti di informazione. Ad esempio la Coldwell Banker, società di intermediazione immobiliare che  è presente in 46 Stati – tra cui le BVI- con 2.800 uffici e più di 101.000 associati, nel giugno scorso ha organizzato una conferenza a St. Marteen, nelle Indie Francesi Occidentali.  A questo importante incontro hanno partecipato 22 brokers e manager delle principali isole dell’Atlantico e dei Caraibi. L’obiettivo dello staff dirigenziale è stato quello di aiutare coloro che cercano buone occasioni per fare affari online e come migliorare questo servizio. Tra i numerosi nuovi concetti all’orizzonte spiccano le pagine individuali della compagnia su Facebook e Twitter, con tanto di elenchi di dati e i link ai loro personali siti web. L’utilizzo di tecnologie d’avanguardia e una presenza dominante sul web consentono di soddisfare in pieno l’esigenza di chi  vuole avere online, comodamente seduto a casa sua, tutte le informazioni di cui ha bisogno. Poi, una volta avute tutte le informazioni, bisogna vedere se c’è un conto in banca che permette l’acquisto o l’affitto di una casetta alle BVI. Ma questo è un altro discorso…

Leverik Bay Resort & Marina: l’ombelico del mondo a Virgin Gorda

23 luglio 2009 da Alice

La “Vergine grassa” ha per me un punto d’attrazione irresistibile: North Sound.
Alle BVI fare una classifica delle baie più belle è difficile. Io penso che sia anche sbagliato dare i voti. Con quale criterio si può giudicare, confrontare e stabilire una classifica? Ognuno ha un suo personale sistema di valutazione, ed è giusto che sia così. Io mi baso sui ricordi: i luoghi che dimorano nella mia memoria, perché legati ad un evento, un incontro, un’emozione, per me sono i più belli. North Sound è una baia fantastica perché qui ho conosciuto il “mio” skipper del cuore. Ho avuto fortuna: North Sound è la baia più frequentata dagli appassionati della vela e incontrare l’uomo giusto tra tanti lupi di mare non è mica poi così semplice. Galeotto fu il Leverick Bay Resort. leverick
Il Leverick Bay è un resort che sorge sull’incantevole laguna. I locali dicono che la particolare atmosfera del posto sia la stessa che secoli fa ha incantato pirati e che oggi incanta i velisti.
Le suite del Leverick Bay Resort hanno i nomi delle spezie delle West Indies: Cinnamon, Spice, Ginger e Nutmeg. Possono ospitare fino a 6 persone e comprendono zona giorno e zona notte, terrazza per il BBQ, un angolo cottura e una vista spettacolare su North Sound, Mosquito Island e il Mar dei Caraibi. Quanti tramonti e quante albe mi sono goduta dal mio terrazzo!
A poca distanza dalle suite c’è la piscina, lo shopping center, il centro benessere, i campi da tennis, il centro di water activities, atc atc. Io non ho mai messo piede in questi posti preferendo di gran lunga la spiaggia, la marina e il molo del Leverick, dove Nick e Monica, gestori del resort ormai da circa 25 anni, da bravi nostalgici del British Style, hanno avuto l’originale idea di mettere una cabina telefonica londinese trasformandola in doccia. Figuratevi che anche Sir Richard Branson, patron della Virgin, pare che abbia voluto essere ritratto sotto la doccia in cabina! :-) 3472937650_846e2fd854
Il Leverick Bay ha un’anima marinara: qui hanno sede le società Charter Virgin Gorda per il noleggio imbarcazioni e la marina del resort . Oltre alla vela, al Leverick Bay Watersports si può fare di tutto e di più: parasailing, snorkeling, pesca, kayak, corsi di diving o di sub. Oltre alla terrazza ed ai suoi panorami, ho un forte ricordo di un altro luogo: il Leverick Bay Restaurant. Qui ho conosciuto il mio skipper, anche lui goloso delle aragoste di Anegada. Mi ha colpito perché mentre tutti erano seduti a tavola, lui era l’unico in piedi a gustarsi le numerose fotografie appese alle pareti del ristorante. Soggetto: i momenti più belli dell’America’s Cup e delle maggiori gare di vela degli ultimi 100 anni. Da lì è scattata una magia, ma adesso mi fermo qua: non vorrete mica sapere tutto tutto, eh?

Are you an island hopper?

18 gennaio 2009 da Alice

Se sì, se anche voi come me immaginate e desiderate una vacanza non statica, cambiando isola ogni giorno, senza dovere programmare un viaggio in un “pacchetto chiuso” prima di partire, mi permetto di suggerirvi una possibile scaletta dei vostri spostamenti e delle cose da non perdere.
Ovviamente, è un’ipotesi assolutamente personale che riflette i miei gusti e costruita con l’esperienza di tanti viaggi nelle British Virgin Island. Mettiamo allora che io abbia dieci giorni a mia disposizione, e che abbia scelto di non trascorrerli tutti in barca a vela.
Dopo l’arrivo a Tortola, mi fermerei un giorno ad esplorare l’isola, noleggiando uno scooter per esempio, e percorrere la strada che lambisce l’isola nel versante nord, il più selvaggio. Poi prenderei il ferry che tutti i giorni collega Tortola e Jost Van Dike: è un piccolo postale che in un ora e mezza raggiunge la fantastica isoletta. Alloggerei sicuramente al piccolo Sandcastle Hotel che ha i bungalow sulla riva di White Bay, una delle spiagge più belle dei Caraibi. Il quarto giorno tornerei a Tortola e da lì un altro ferry per l’isola di Virgin Gorda. Mi fermerei a Virgin Gorda minimo due giorni, per non perdermi una giornata sulla sabbia di Savannah Bay ed un’altra tra i graniti di The Baths. A Spanish Town, il minuscolo e unico villaggio, andrei al porto e mi prenoterei per un uscita con un centro diving per andare a fare un’immersione nelle secche della piccola Dog Island. A questo punto, tornerei a Tortola per recarmi all’aeroporto di Beef Island e contratterei un volo col piccolo aeroplano che raggiunge in 30 minuti la pista di sabbia di Anegada. Lì consumerei i miei ultimi tre giorni soggiornando al Reef Hotel. Trascorrerei le giornate tra il turchese del mare e le strade bianche da girare in mountan bike (la si noleggia nell’hotel), per vedere ogni laguna ed ogni spiaggia della vasta isola tutta di sabbia corallina.trasparenze1.JPG
Certo, per godere della variegata natura delle BVI  in ogni sua espressione, servirebbero tanti in giorni in più. Ma vi assicuro che se deciderete queste tappe, tornerete a casa sbalorditi e innamorati.
Col blu negli occhi e le trasparenze tatuate sulla pelle. Parola di Alice.

È qui la festa

31 dicembre 2008 da Alice

Sapete cosa avranno in comune Times Square a New York, Trafalgar Square a Londra, e l’isola di Jost Van Dyke la notte del 31 dicembre? Non certo il clima: gelido nelle due celebri piazze, mentre nell’isoletta delle BVI  tergiverserà intorno ai 30 gradi di temperatura.
Da spartire avranno invece i festeggiamenti per l’arrivo del 2009 perché Jost Van Dyke è il terzo luogo più famoso al mondo per il brindisi di fine anno. Da tutti i Caraibi i diportisti arrivano a migliaia e si riversano a dare ancora tra le baie di Great Harbour e White Bay: è ormai una felice consuetudine. La festa comincia prima che il sole anneghi dentro l’orizzonte e – inutile dirlo – finisce al sorgere dell’alba. Al Foxy’s Tamarind Bar, più che bollicine di champagne ci saranno fiumi di buon rhum, brochette di pesce e musica calypso. La cosa che mi colpì qualche anno fa quando trascorsi il Capodanno nella baia erano gli scafi delle barche, che dondolavano con le tenui luci d’albero accese, come per partecipare al party sulla spiaggia: una magia.
Poi, quando arrivò il momento del countdown finale, dalla spiaggia gremitissima vidi lo spettacolo di luci e di fuochi che si rispecchiavano sul mare. Non erano comuni fuochi d’artificio: imparai quel giorno che marinai ed armatori aspettano quel giorno tutto l’anno per lanciare in cielo i razzi di segnalazione che hanno passato la data di scadenza.
Un doppio augurio e un doppio auspicio per chi naviga i Caraibi a vela  e ringrazia il mare delle Vergini Britanniche con un SOS che tra le onde non è mai servito.

Buon anno a tutti voi!!

Rockfeller che aveva visto giusto

25 settembre 2008 da Alice

Invidio sempre un po’ coloro i quali hanno avuto il privilegio di “scoprire” un luogo.
Voglio dire – scoprirlo prima di chiunque altro – e immaginare come poterlo rendere fruibile, godibile, abitabile; ma senza snaturarlo, anzi, cercando di sommare alla bellezza naturale l’ingegno, il tatto e l’opera dell’uomo.
Questa è la storia di uno dei resort di maggior pregio al mondo incastonato in una baia che continua ad essere tra le più belle del mondo: il Little Dix Bay. spiaggia del Little Dix Bay - thanks to Mariapaola
Era l’inizio degli anni Sessanta quando il magnate e filantropo newyorkese Laurence Rockefeller andò in vacanza sull’isola di Virgin Gorda, quasi deserta allora.
Acquistò quell’accecante mezzaluna che segnava il profilo di un fondale dai colori indicibilmente blu. Blu intermittenti ai celesti, ai turchesi, agli smeraldi.
Sì, era il posto giusto perché lì sorgesse un rifugio esclusivo e totalmente immerso nell’habitat della natura: e il Little Dix Bay nacque con quella precisa vocazione che per Rockefeller era una conditio sine qua non.
Rockfeller fu forse il primo nel mondo a concepire e a costruire con la visione che oggi chiamiamo eco-turistica: in fondo, era proprio lui a capo di numerose fondazioni americane che istituivano e sostenevano parchi naturali in tutto il mondo.
Oggi, dopo un restauro sapientissimo che ne ha conservato l’indole discreta, il Little Dix Bay continua ad evocare gli albori del turismo a cinque stelle ai Caraibi, pur con tutte le possibili sfumature di agio e di servizio.
Da parte mia, ricordo con nostalgia i giorni passati al Little Dix Bay nel corso degli anni: è sempre un piacere svegliarsi la mattina e restare abbagliati dalla bellezza della spiaggia, dal mare che luccica e sentire la brezza marina che soffia dolce. Unico dilemma del giorno: scegliere fra una passeggiata sulla sabbia o lasciarmi scivolare in acqua, fare un tuffo in mare o lasciarsi coccolare nella Sense Spa del resort. Devo dire che sorrido ancora se ripenso alla prima volta che il mio amico Gerard mi ha regalato un trattamento alla SPA del Little Dix: “Come faccio a rinchiudermi qua dentro? è scandaloso! questo panorama, questa bellezza e io devo rinunciare a stare all’aria aperta?”- Accettai per cortesia, pensando di rimpiangere la mia scelta. E, con mio grande stupore, subito cambiai idea quando vidi che la Sense Spa è cesellata tra le palme e le rocce. Una piccola infinity pool fa da sala d’attesa durante i minuti che anticipano i trattamenti scrub alle alghe e i massaggi alle essenze di aloe vera. Il personale, accogliente e gentilissimo, è abilissimo nel proporre i trattamenti che più sono indicati in base alla personalità di ognuno. Ed è un mondo ovattato, circondato da un lusso discreto e un’atmosfera di pace che rapisce mente e sensi. Da quel giorno la mia visita a quell’oasi di benessere è diventato un rituale di puro piacere che amo ripetere cullata dalla brezza marina e dal moto del mare ogni volta che visito le mie isole.

Damien Marley al BVI Music Fest 2008

8 luglio 2008 da Alice

Oggi vi allieto con un assaggio della performance dell’ultimo nato di casa Marley (non se la cava male, il ragazzo) al BVI Music Fest di quest’anno. Date un’occhiata alla vera anima del Caribe ;-)

Sotto il bikini, un dollaro

17 aprile 2008 da Alice

Due anni fa, nella primavera del 2006, è stato designato “The best waterfront beach bar in the Carribean”.The Painkiller Club - thanks to NordOvest
È il Soggy Dollar Bar, incastonato tra le palme di una delle spiagge più belle del mondo: White Bay, isola di Jost Van Dyke.
La barca sulla quale veleggiavo si è ancorata un pomeriggio nella baia e, guardando la spiaggia da lontano, quel bar appariva come una capanna o poco più, piantata sulla sabbia. Ho preso il sole stesa sul teck caldo della prua e prima che il sole cominciasse ad avere i colori rossi del tramonto mi sono tuffata e ho raggiunto a nuoto quella radiosa riva bianca. Ho camminato lungo tutto il bagnasciuga fino al famigerato punto di ristoro che è lì su quella spiaggia da più di quarant’anni. Mi è venuta voglia di un succo fresco di guyava anche se tutti chiedevano il cocktail della casa, l’arditissimo Painkiller: ananas, cocco, noce moscata e tanto rum. Mi sono avvicinata al banco e solo allora mi sono resa conto di non avere (ovviamente) il denaro per pagare. Il rasta che serviva ai tavoli mi ha detto “no problem, baby”the soggy dollar bar - Jost Van Dyke - thanks to ciasai invitandomi a sedermi e spiegandomi che la prossima volta avrei dovuto fare come di consueto avviene: sistemare un dollaro sotto il costume da bagno. Si chiama per questo Soggy Dollar, dollaro bagnato, perché il bello è proprio farsi un drink dopo una nuotata, liberi da borse, portafogli, cellulari che squillano. Ci pensano la brezza e il sole ad asciugar la banconota in una manciata di minuti. Dunque, sorseggiando il succo di guyava coi piedi affondati nella sabbia fine,the soggy dollar bar - particolare - thanks to ciasai mi son guardata intorno e ho notato che alle spalle del bar c’era annesso un minuscolo resort color pastello, il Sandcastle. Ero quasi dispiaciuta di essere su una barca a vela da crociera… mi sarei fermata eccome in uno di quei bungalow, per svegliarmi all’alba a camminare con l’acqua alle caviglie per cercare le minuscole conchiglie che la marea notturna riversa sulla
riva… Certo che non siamo mai contenti!

In regata come piace a me

19 febbraio 2008 da Alice

Il logo della manifestazione, thanks to: http://www.bvispringregatta.org/Manca veramente poco alla 37° edizione della kermesse velica più amata dei Tropici. La Spring Regatta che ha luogo dal 31 marzo al 6 aprile con base nel marina di Nanny Cay a Tortola e raduna di fatto le più belle barche (quest’anno oltre 160) che frequentano i Carabi e che misurano le performance agonistiche tra isole, isolotti, estuari turchesi. È questo il segreto del suo crescente successo: unire l’agonismo all’edonismo e alla felicità degli occhi.
Vi confesserò una cosa. Due anni fa vi partecipai con una barca a vela da crociera (con dovuti handicap sono ammesse tutte le classi).
Rispetto a grandi scafi in kevlar e carbonio o ad equipaggi molto agguerriti, il nostro se l’è presa non dico comoda ma con filosofia.
Dato che la possibilità del podio era impensabile, abbiamo fatto la nostra settimana di regate guardando sì molto attentamente le carte nautiche e i banchi di corallo da evitare. Ed anche regolando le vele al meglio perché vedere una barca che diventa tutt’uno con la brezza dell’Aliseo è sempre un gran piacere. Non altrettanta cura l’abbiamo prestata al cronometro. Perché vi devo dir la verità: navigare al lasco sfiorando Peter Island e i suoi fondali chiari e una spiaggia che ti scorre abbagliante sottovento, sono cose che distraggonoe possono farti un po’ dimenticare le classifiche e la linea del traguardo.
Un’altra confessione: il mio desiderio di finire la regata del giorno, era legato soprattutto a quel che ci sarebbe toccato prima che facesse sera: un bagno nel blu di qualche insenatura o su una banco di corallo a pelo d’acqua.
Lo so, non sono mai stata un’agonista pura, ma un’amante pura del mare, sì.