Tre passeggiate a Tortola, l’isola delle sorprese

1 giugno 2009 da Alice

Andiamo troppo di fretta. I francesi hanno inventato un’arguta battuta per prendere in giro chi va forte in auto: “ Ha dimenticato a casa il fazzoletto”. Corriamo, corriamo… e ci perdiamo il meglio.
Io ho riscoperto il gusto di passeggiare con calma alle Isole Vergini Britanniche. È vero, da queste parti non ha senso andare di fretta. Soprattutto a Tortola. Una bella passeggiata all’interno dell’isola è il modo miglore per apprezzarne le bellezze naturali. Camminando con un’andatura calma ho capito che è più facile concentrarsi sui dettagli. Vedi e apprezzi ogni minima cosa: una splendida conchiglia arancione proprio ai tuoi piedi, un gruppetto di fiori multicolori avvinghiati alle viti…
Anche le orecchie diventano più sensibili. Per me, il suono più magico di Tortola è il trillo del cuculo delle mangrovie. Ha l’abitudine di nascondersi tra le fresche foglie del fico.
Se giri l’isola in macchina o in taxi te la scordi questa fantastica collezione di suoni, immagini e profumi.
La mia passeggiata preferita è quella di Long Bay, una bella distesa di spiagge bianche, situata a nord dell’isola.beach.jpg Long Bay è lunga quasi due chilometri, ma vi giuro che non mi sento stanca dopo averla percorsa tutta; anzi, ogni volta provo una sensazione di benessere fisico.
La spiaggia di Long Bay è una scultura sempre diversa. Come una bambina, ogni volta rimango affascinata davanti alle sue trasformazioni. Long Bay è donna, cambia spesso vestito e i più belli li sfoggia di sera: una volta è ampia e bassa, un’altra sottile come un nastro, con le onde che arrivano fino alle piante di vite e agli arbusti di piante grasse che fanno da confine tra mare e terra. Anche la sabbia è civettuola: a volte è compatta e puoi camminarci facilmente; altre volte, se le onde sono alte e la sabbia viene continuamente rimescolata, è come camminare dentro un porridge. Non conoscete il porridge? È una specie di polentina fatta con avena, acqua e latte.
Preferisco passeggiare insieme ai miei pensieri, da sola. Unica eccezione alla sera, e in particolar modo a Long Bay. La gente del posto si ritrova qui dopo il lavoro e si incrocia con i turisti che soggiornano al Long Bay Beach Resort. Capisci subito chi sono i turisti dall’abbronzatura: hanno gradazioni che vanno dal rosa intenso al bronzo.
Da noi queste passeggiate serali le chiamiamo struscio. Ed il senso dell’incrociarsi e sfregarsi c’è anche qui, però a Long Bay lo “sfregamento” è più socializzante.

Viaggiatori pionieri: le BVI prima dell’era del turismo

15 maggio 2009 da Alice

Ho avuto la fortuna di scoprire un libro stupendo, intrigante già dal titolo: “Travels with Myself and Another”. Lo ha scritto Martha Gellhorn, un’intrepida giornalista corrispondente di guerra. In Italia è stato tradotto da Guido Lagomarsino ed edito da FBE nella Collana La Mongolfiera. In poco più di 300 pagine, Martha racconta cinque “horror trips” (cinque orribili viaggi) vissuti in prima persona e con “qualcuno” accanto. Sapete chi è questo “qualcuno”? Ernest Hemingway! Martha ed Ernst si erano sposati nel 1940 e il viaggio raccontato alle BVI risale al 1942.
Il bello del libro sta proprio in quella data, perché dalle pagine emerge la fotografia di com’erano le BVI prima dell’era del turismo, degli yatch, delle strutture alberghiere.
Invidio Martha perché anch’io avrei voluto scoprire da pioniere Tortola e le altre isole.
Non c’erano porti d’attracco, né aeroporti. Di banche neanche l’ombra. L’energia era prodotta da piccoli generatori a diesel. Quando Martha approdò a Tortola nel 1942 trovò ospitalità nella guesthouse Social Inn, gestita da privati sulla Main Street. La sua camera era quasi nuda, la pioggia entrava dal soffitto e da sotto la porta. Indovinate chi c’è oggi in questo storico edificio, rinnovato e ampliato? L’emporio di spezie e la galleria d’arte Sunny Caribbee, di cui vi ho parlato alcuni post fa.
Durante il suo viaggio Martha scopre un’icona delle BVI di allora: l’island loop, la corvetta delle isole.
Queste tradizionali imbarcazioni trasportavano i prodotti dell’artigianato locale da Tortola a St Thomas per venderli in cambio di cibo. Per Martha queste corvette furono l’unico mezzo di trasporto che lei usava per spostarsi durante i suoi viaggi, aiutata da un giovane capitano locale chiamato Carlton De Castro, che ne possedeva una da 30 piedi chiamata Pilot.
Già che ci sono vi segnalo un altro bel libro, “Two on an isle”, stampato nel 1953. Nel 1958 uscì anche un film, Virgin Island, con Sydney Poitier e John Cassavetes. Oggi il libro è introvabile, ma il film è disponibile in DVD da Pusser’s Company Store a Road Town e da Pusser’s Marina Cay.
È stato scritto da altri due intrepidi pionieri che arrivarono alle BVI nel 1937: Rob and Rhodie White. Si erano appena sposati negli Stati Uniti quando la depressione economica li convinse a fuggire.
Giunti a Tortola, iniziarono a cercare un posto ideale per poter realizzare il loro sogno: trovare una piccola proprietà. Con una corvetta acquistata per pochi soldi e dopo parecchi viaggi per mare, approdarono a Marina Cay. Qui costruirono la loro prima dimora, all’ombra di un piccolo albero di fico, all’estremità della spiaggia di Privateer’s Bay. A Marina Cay la casa dei White è stata trasformata in un accogliente bar-libreria della catena Pusser’s  che propone ristoranti e negozi insieme. Non ci crederete,
ma il piccolo albero di fico descritto da Robb nel suo libro si può vedere sulla spiaggia proprio davanti all’ingresso del Pusser’s Restaurant. Io l’ho visto.

Anegada: piatta sul mare, rotonda di bellezza

10 maggio 2009 da Alice

Una rivista di viaggi inglese mi ha chiesto di scrivere un articolo su Anegada. Secondo voi, ho accettato o no?  Ho accettato, ho accetato… Ad una condizione però: due biglietti, andata e ritorno. Esclusivamente per voi, vi trascrivo i miei appunti personali di questa escursione di un solo giorno.
Ho buttato giù dal letto il mio amato skipper  molto presto perché il ferry da Road Town per Anegada parte alle sette del mattino. Il sacrificio di alcune ore di sonno è stato premiato: l’alba alle BVI è uno spettacolo da brivido.  Per il primo tratto di viaggio siamo stati sulla parte superiore del Ferry, poi abbiamo dovuto spostarci sul ponte coperto a causa del forte vento, così ho potuto  leggere il mio libro senza litigare con le pagine svolazzanti. Dopo circa un’ora ecco profilarsi chiaramente dal finestrino la sagoma di Anegada  con i suoi alti alberi di ananas. Ed ecco  il Reef di Horseshoe, una delle barriere coralline più vaste del mondo. Si snoda  come una lunga coda attorno all’isola.
Anegada è notoriamente piatta. Lo svela anche il suo nome di origine spagnola: isola sommersa, annegata. Ma attenzione, è piatta solo perché il suo terreno compatto come la roccia è a zero metri sul livello del mare, mentre è bella rotonda in fatto di bellezza e fascino… Il suo ecosistema è completamente diverso da quello delle altre Isole Vergini Britanniche. Per scoprirlo basta noleggiare un’auto.
Ci siamo diretti a nord e abbiamo fatto una piccola tappa a Bone’s Bight (probabilmente il nome di qualche pirata), per fare una passeggiata sulla spiaggia; poi ci siamo diretti verso la foresta dell’interno. Il mio skipper mi ha buttato lì un’acuta osservazione: “Se per ammirare la bellezza di un fiocco di neve occorre il microscopio,  la bellezza di Anegada va vista in un solo colpo d’occhio”.anegada_beach_bg.jpg
Non lo pensavo così romantico!
La foresta di Anegada è il paese delle meraviglie: splendidi fiori, arbusti spinosi, piante grasse ed eleganti orchidee mozzafiato che crescono avviluppate ai cespugli. Mentre camminavamo, all’improvviso, arriva una magia. Poco al di sotto del sentiero,  più di cento fenicotteri rosa ci stavano guardando dal Red Pond. Che spettacolo!!
Eppure Anegada non è solo famosa per la sua natura: le aragoste che si gustano qui sono leggendarie. La gente del posto le chiama card e le cattura al largo del reef . Noi le abbiamo assaggiate a Pomato Point sulla costa occidentale dell’isola: esageratamente deliziose!
A fine pranzo abbiamo visitato il museo di Pomato Point, all’interno dello stesso ristorante. Sono esposti oggetti trovati nei relitti tipo monete, anfore e argenteria varia recuperata dal fondo del mare. La collezione è di proprietà di Wilfred Creque, un abitante dell’isola. Più di 200 barche hanno fatto naufragio nei pressi del reef di Anegada nei secoli scorsi.
Il mio skipper dice che chi governava quelle barche non ci sapeva fare… Lo so: oltre ad essere romantico è anche un po’ spaccone :-)

Terzo giorno della Spring Regatta. Mille emozioni alla Nanny Cay Cup di Tortola.

3 aprile 2009 da Alice

Sono qui, nella mia isola preferita delle Isole Vergini Britanniche , Tortola. Ė sempre fantastico raggiungere le BVI ma, lo ammetto, da quando la storia sentimentale con il “mio” skipper va a gonfie vele, è ancora più esaltante.
Sì, è a bordo di una barca, ma mi verrebbe il naso lungo se vi dicessi che i mie occhi sono solo per lui. Il 2 aprile, ad esempio, si è svolta la Nanny Cay Cup a Road Town, e i miei occhi si sono felicemente persi nell’azzurro chiaro del cielo, per poi specchiarsi nei riflessi blu turchese del mare. Ė stato il tipico giorno in cui capisci perché le Isole Vergini Britanniche sono il luogo più splendido della terra. bvisr_4april.jpg
Gli alisei sono sati generosi anche in questo terzo giorno di regata: venti di 12-14 nodi hanno gonfiato le vele delle numerose barche concorrenti giunte dalla Nuova Zelanda, Olanda, Inghilterra, Irlanda, Russia e oltre. I velisti professionisti amano la Spring Regatta e ogni anno arrivano sempre più numerosi con le famiglie al seguito. Quest’anno c’è anche un cane a bordo di una barca!
Per la Nanny Cay Cup, il campo di regata è stato disegnato per far navigare la flotta sottovento da North Sound, Virgin Gorda, fino all’ingresso del Nanny Cay Marina di Tortola. L’elegante, iridescente scafo blu di Vincitore ha messo la sua prua davanti alla Tre Harkoms di James Hudleston.Ha ragione lo skipper di Vincitore, Colin Booth, quando dice che la sua barca veleggia relativamente bene in poppa, ma è nel lato di bolina che esprime le performances migliori.
Colin ha toccato la velocità massima di 26 – 27 nodi, mantenendo facilmente una media di 20 nodi. Vincitore ha raggiunto il traguardo con più di mezz’ora di vantaggio su Tre Harkoms. Terza Arethusa, di proprietà di Philip Lotz. Quarta, con solo quattro secondi di ritardo da Arethusa, Luxury Girl di Eldridge Guy.
Per gli appassionati della vela faccio la brava cronista e riporto anche l’ordine di arrivo della classe Bareboat:Cool Girl, barca della Rob Swain Sailing School, prima; BVI Team seconda;Justice, dopo un brutta partenza, terza.
Nella classe Cruiser, invece, ha vinto Agostino, un Beneteau First 42 di proprietà di Tony Sayer , precedendo di quattro minuti Beneteau First Anguilla S7, di proprietà di Ian Hop Ross.
Domani l’evento principale della BVI Spring Regatta inizierà con 121 barche a sfidarsi nel Sir Francis Drake Channel.
Per quanto mi riguarda, vado subito a sfidare un sontuoso piatto di pesce nel ristorantino della Nanny Cay Marina. Devo consolare il mio skipper: è arrivato ultimo.

Spring Regatta: attorno a Virgin Gorda, spettacolo in mare, divertimento a terra

1 aprile 2009 da Alice

Non potevo mancare al BVI Sailing Festival 2009, evento clou del mare dei Caraibi, animato da piacevoli feste ma soprattutto dai molti che danno un enorme prestigio alla Spring Regatta.

bvisr_vincitore.jpg1 aprile 2009, secondo giorno, secondo appuntamento per centinaia di barche, tutte impazienti di gareggiare. Un po’ le invidio le barche, grandi o piccole che siano, perché la loro prua taglia le onde di un mare meraviglioso, le loro vele si gonfiano ai baci degli alisei e i fortunati velisti che ospitano a bordo possono ammirare un paesaggio di una bellezza incredibile. Oggi è il giorno del Bitter End Yacht Club. Per chi non lo sapesse, il Bitter End Yacht Club è un resort veramente unico che si trova nell’isola Virgin Gorda, incantevole perla delle Isole Vergini Britanniche . Questo Yacht Club accoglie barche e velisti che partecipano, all’interno del BVI Sailing Festival, al Round Virgin Gorda (per grandi barche a chiglia) e al Nation’s Challenge Cup Regatta (riservato ai piccoli e agili dinghy). Non solo. I velisti sanno divertirsi anche a terra e il Bitter End Yacht Club sa come soddisfarli: notte di festeggiamenti, con layday di grande successo. Nel linguaggio navale, il termine layday indica le operazioni di imbarco e sbarco che una nave fa nel porto. Ora ha un nuovo significato: festa e divertimento.
A differenza dei precedenti round Virgin Gorda, quest’anno gli skipper potevano scegliere di circumnavigare l’isola sia a babordo che a tribordo. Per chi è a digiuno della terminologia velistica, diciamo che le barche potevano fare il giro completo attorno all’isola in senso orario o in senso antiorario. Con venti di 12 – 14 nodi di mattina, un colpo di vento più sostenuto nel pomeriggio, le barche più grandi sono state avvantaggiate.
Il race alle 9:35. Dopo poco meno di quattro ore, uno Rogers 46 proveniente dal Regno Unito, ha tagliato la linea dell’arrivo.
Solo dieci delle undici barche iscritte sono state in grado di terminare il percorso entro il tempo limite, compresa la più piccola della flotta, un Santana 26.Nel pomeriggio si è invece svolta la gara della Nation’s Cup Challenge. Con 10 – 12 nodi di brezza, il Team Brasile, con Arethusa, ha vinto sia nella classe Hobies che Laser. bvisr_2april.jpgDomani, tutta la flotta del BVI Sailing Festival si ritroverà a gareggiare nelle acque di Tortola per la Nanny Cay Cup. Peccato che voi non siate qui con me: domani sera si balla al Mount Gay Party con musica dal vivo di MJ Blues.

BVI SPRING REGATTA: la più amata dagli alisei

20 marzo 2009 da Alice

Io ho avuto la fortuna di vedere arrivare alcune primavere alle BVI. Sulle acque azzurre, blu turchese, acquamarina e lapislazzulo dell’arcipelago delle Isole Britanniche Vergini iniziano a spuntare, come fiori, gli scafi di quattro classi veliche: Racer, Cruiser, Bareboat e Multihull. È un miracolo che si ripete dal 1972 a Nanny Cay, a sud dell’isola di Tortola. Gli amanti della vela di tutto il mondo, italiani compresi, da 37 anni anni a questa parte non sanno resistere al richiamo della BVI Spring Regatta, la regata più amata dei Tropici, la regina dei Caraibi, la preferita delle barche più belle. Esagerazioni? No, per me è molto logica questa attrazione. Logica e magica. Chi non ha mai visto l’arcipelago delle Vergini Britanniche non può capire quanto sia magico navigare tra isole, isolotti ed estuari di così lampante bellezza. Un partecipante dell’edizione passata ha trovato una definizione perfetta: la BVI Spring Regatta è l’edonismo dell’agonismo. Piacere e abilità competitiva si sposano in perfetta armonia in ognuno dei sette giorni di regata, dal 30 Marzo al 5 Aprile. Fino al 2002 erano tre i giorni di regata, ma dall’anno successivo la bellezza, l’importanza e il successo della competizione ha convinto gli organizzatori a prolungare il piacere dei velisti con l’istituzione del Sailing Festival. Nata dall’iniziativa e dalla passione di alcuni membri del BVI Hotel and Tourist Association, la Spring Regatta ha via via trovato nuovi sostenitori, come il BVI Yacht Club e lo stesso Governo locale. Nella scorsa edizione le mie orecchie hanno sentito frasi di pura poesia. Ad esempio “La bolina nel canale luminoso del Sir Francis Drake Channel è un’esperienza unica”. Oppure “Virare intorno all’isola di Norman, costeggiare Peter Island, vedere il bagliore delle spiagge bianche e sfilare sottovento il turchese dei fondali prossimi alla riva danno emozioni immense”. E ancora “Meraviglioso è ritornare in porto a Nanny Cay e trovare il calore sensuale della festa: calore nell’accezione prettamente caraibica”. A propisto di calore sensuale: l’inizio della regata è preceduto da tre giorni di festeggiamenti nelle acque di Tortola e Virgin Gorda. Stesse feste, giorno e notte, durante i giorni di regata, al Bitter End Yacht Club di Virgin Gorda e al Nanny Cay Marina di Tortola. Per non parlare della serata finale!

Shopping in Paradiso

8 febbraio 2009 da Alice

Recentemente ho visto “I love shopping”, film che ha come protagonista una giornalista ossessionata dagli acquisti. Lo shopping per lei è come una droga, tanto che l’ha portata a prosciugare tutte le sue carte di credito. Cose che capitano a New York, Parigi, Milano, Londra. Personalmente, preferisco frequentare luoghi meno frenetici, anche in fatto di acquisti. Il mio stilista preferito, lo sapete, è la natura, e lo showroom in cui passerei intere settimane non si trova in via Montenapoleone, ma nelle Isole Britanniche Vergini. È una questione di stile di vita: c’è chi pagherebbe oltre 500 Euro un paio di scarpe con tacchi a spillo, e chi ne spenderebbe oltre 1000 per regalarsi un fantastico viaggio a Tortola e camminare a piedi nudi su una delle sue meravigliose spiagge. Se poi non vi basta registrare nella vostra memoria gli incredibili colori del mare, i profumi portati dagli alisei, i suomi dei ritmi locali, le mille emozioni di un’uscita in barca a vela, ma volete portare a casa o regalare a chi amate un ricordo concreto, ecco un mio personale consiglio “per gli acquisti”. Si chiama “Sunny Caribee Spice”. Il laboratorio-vendita (qui lo chiamano factory) lo trovate al numero 119 di Main Street, Road Town, Tortola. La prima volta che sono entrata è stata un’esperienza indimenticabile per i miei cinque sensi. Una strepitosa galleria di colori ed odori, oggetti da mangiare con gli occhi e da toccare con mano. Spezie, caffè, saponi, litografie, stampe, mostarde, salse, vassoi, T-Shirt per bambini, libri, carte geografiche, oggetti a forma di tartarughe, gechi, pesci, barche, pellicani, ballerini caraibici e angeli: non vorreste più uscire! Se volete conoscere tutti i sapori di questo paradiso dello shopping, leggete la storia che mi hanno raccontato i proprietari…

Are you an island hopper?

18 gennaio 2009 da Alice

Se sì, se anche voi come me immaginate e desiderate una vacanza non statica, cambiando isola ogni giorno, senza dovere programmare un viaggio in un “pacchetto chiuso” prima di partire, mi permetto di suggerirvi una possibile scaletta dei vostri spostamenti e delle cose da non perdere.
Ovviamente, è un’ipotesi assolutamente personale che riflette i miei gusti e costruita con l’esperienza di tanti viaggi nelle British Virgin Island. Mettiamo allora che io abbia dieci giorni a mia disposizione, e che abbia scelto di non trascorrerli tutti in barca a vela.
Dopo l’arrivo a Tortola, mi fermerei un giorno ad esplorare l’isola, noleggiando uno scooter per esempio, e percorrere la strada che lambisce l’isola nel versante nord, il più selvaggio. Poi prenderei il ferry che tutti i giorni collega Tortola e Jost Van Dike: è un piccolo postale che in un ora e mezza raggiunge la fantastica isoletta. Alloggerei sicuramente al piccolo Sandcastle Hotel che ha i bungalow sulla riva di White Bay, una delle spiagge più belle dei Caraibi. Il quarto giorno tornerei a Tortola e da lì un altro ferry per l’isola di Virgin Gorda. Mi fermerei a Virgin Gorda minimo due giorni, per non perdermi una giornata sulla sabbia di Savannah Bay ed un’altra tra i graniti di The Baths. A Spanish Town, il minuscolo e unico villaggio, andrei al porto e mi prenoterei per un uscita con un centro diving per andare a fare un’immersione nelle secche della piccola Dog Island. A questo punto, tornerei a Tortola per recarmi all’aeroporto di Beef Island e contratterei un volo col piccolo aeroplano che raggiunge in 30 minuti la pista di sabbia di Anegada. Lì consumerei i miei ultimi tre giorni soggiornando al Reef Hotel. Trascorrerei le giornate tra il turchese del mare e le strade bianche da girare in mountan bike (la si noleggia nell’hotel), per vedere ogni laguna ed ogni spiaggia della vasta isola tutta di sabbia corallina.trasparenze1.JPG
Certo, per godere della variegata natura delle BVI  in ogni sua espressione, servirebbero tanti in giorni in più. Ma vi assicuro che se deciderete queste tappe, tornerete a casa sbalorditi e innamorati.
Col blu negli occhi e le trasparenze tatuate sulla pelle. Parola di Alice.

Consigli per gli acquisti

13 gennaio 2009 da Alice

Com’è difficile, ogni volta, trovare nei luoghi che si visitano dei manufatti indigeni. Cerchi un pareo ai Caraibi e nell’etichetta trovi scritto made in Taiwan; vai in Grecia e ti ritrovi nelle bancarelle le collane di conchiglie dell’Oceano Indiano; vai a Firenze e vedi esposte nelle bancarelle le ceramiche di Positano.
Trovare oggetti che non siano souvenir fasulli è quasi un’arte. Alle BVI si può andare sul sicuro quasi sempre, perché il recupero e la valorizzazione dell’artigianato autoctono sono valori messi al primo posto. Innanzitu tto, se vi capiterà di esserci tra il 6 e l’11 marzo del 2009, vedrete la più importante parata di artigiani dei Caraibi: cinquanta artisti che porteranno la varietà dei loro manufatti in occasione del Carribean Art & Crafts Festival. Nel villaggio di Trellis Bay a Tortola si potranno acquistare un’infinità di oggetti originali delle isole: cesti, ceramiche, tessuti, quadri, stampe batik, sculture in legno.
Ma la possibilità di scegliere tra il meglio della produzione artigianale e artistica c’è tutti giorni a Trellis Bay, dove dal 1966 la galleria d’arte Aragorn’s espone i pezzi migliori degli artisti che nel tempo ha selezionato.catching-the-breezeop.jpg
Durante la mia ultima visita vi acquistai delle t-shirt davvero molto belle, con disegni stampati da un calco inciso a mano che, son certa, non troverò in nessun altro angolo del mondo. Guardatene uno… vi piace?

Fuga da New York

15 settembre 2008 da Alice

No, il film di John Carpenter non c’entra: la fuga da New York di cui voglio raccontarvi è quella di Davide Pugliese. Quante volte avete sentito dire – o addirittura pensato voi stessi: “lascio tutto e vado a vivere su un’isola”.
Lui l’ha detto e poi l’ha fatto. E non che la vita gli andasse poi così male, anzi. Davide, nato a Torino e cresciuto a Firenze, era partito ventenne per New York dove nel cuore di Manhattan aveva aperto il suo studio fotografico. Ha lavorato tanti anni con successo: servizi di moda per Vogue e Cosmopolitan, entourages di artisti, via vai di bellissime donne. Il suo studio era un crocevia sempre affollato e Davide, tra un set e l’altro amava cucinare per gli amici. E cucinava bene. Tutti a dirgli: “dovresti aprire un ristorante!” Un giorno, mentre era in Australia per vacanza, conobbe Cele, un’australiana che navigava a vela in giro per il mondo e che divenne sua moglie. Anche a Davide Pugliese piaceva molto il mare. Tanto che poco tempo dopo presero insieme la grande decisione: fuggire da New York. Cercare un’isola dove inventare un’altra vita.
Entrambi conoscevano le Isole Vergini Britanniche e scegliere Tortola fu una scelta naturale. Oggi la loro casa si chiama Brandywine Bay; e a mio parere è il miglior ristorante di Tortola: affacciato sulla spiaggia che guarda il Sir Francis Drake Channel, è ideale per assaporare piatti deliziosi in una cornice straordinaria. Chiudete gli occhi: non vi immaginate già li? Eccovi: una terrazza sul mare, cena a lume di candela, e Davide che vi illustra come ha saputo combinare i sapori del mare e quelli della terra, giostrando magistralmente l’incontro tra gli ingredienti locali con quelli mediterranei: conch e callaloo, basilico e olio di frantoio extravergine di oliva, la pasta all’uovo fatta a mano, pesce caraibico e ottimi vini.
E non è finita: c’è anche il gusto di sapere che i sogni si possono tradurre in vita vera. Bisogna solo crederci e partire.
Ieri ho voluto salutarli e ci siamo parlati su Skype, a chiacchierare di come sono andate le vacanze. Per Davide e Cele non sono ancora finite, il Brandywine riapre a fine ottobre.