Terzo giorno della Spring Regatta. Mille emozioni alla Nanny Cay Cup di Tortola.

3 aprile 2009 da Alice

Sono qui, nella mia isola preferita delle Isole Vergini Britanniche , Tortola. Ė sempre fantastico raggiungere le BVI ma, lo ammetto, da quando la storia sentimentale con il “mio” skipper va a gonfie vele, è ancora più esaltante.
Sì, è a bordo di una barca, ma mi verrebbe il naso lungo se vi dicessi che i mie occhi sono solo per lui. Il 2 aprile, ad esempio, si è svolta la Nanny Cay Cup a Road Town, e i miei occhi si sono felicemente persi nell’azzurro chiaro del cielo, per poi specchiarsi nei riflessi blu turchese del mare. Ė stato il tipico giorno in cui capisci perché le Isole Vergini Britanniche sono il luogo più splendido della terra. bvisr_4april.jpg
Gli alisei sono sati generosi anche in questo terzo giorno di regata: venti di 12-14 nodi hanno gonfiato le vele delle numerose barche concorrenti giunte dalla Nuova Zelanda, Olanda, Inghilterra, Irlanda, Russia e oltre. I velisti professionisti amano la Spring Regatta e ogni anno arrivano sempre più numerosi con le famiglie al seguito. Quest’anno c’è anche un cane a bordo di una barca!
Per la Nanny Cay Cup, il campo di regata è stato disegnato per far navigare la flotta sottovento da North Sound, Virgin Gorda, fino all’ingresso del Nanny Cay Marina di Tortola. L’elegante, iridescente scafo blu di Vincitore ha messo la sua prua davanti alla Tre Harkoms di James Hudleston.Ha ragione lo skipper di Vincitore, Colin Booth, quando dice che la sua barca veleggia relativamente bene in poppa, ma è nel lato di bolina che esprime le performances migliori.
Colin ha toccato la velocità massima di 26 – 27 nodi, mantenendo facilmente una media di 20 nodi. Vincitore ha raggiunto il traguardo con più di mezz’ora di vantaggio su Tre Harkoms. Terza Arethusa, di proprietà di Philip Lotz. Quarta, con solo quattro secondi di ritardo da Arethusa, Luxury Girl di Eldridge Guy.
Per gli appassionati della vela faccio la brava cronista e riporto anche l’ordine di arrivo della classe Bareboat:Cool Girl, barca della Rob Swain Sailing School, prima; BVI Team seconda;Justice, dopo un brutta partenza, terza.
Nella classe Cruiser, invece, ha vinto Agostino, un Beneteau First 42 di proprietà di Tony Sayer , precedendo di quattro minuti Beneteau First Anguilla S7, di proprietà di Ian Hop Ross.
Domani l’evento principale della BVI Spring Regatta inizierà con 121 barche a sfidarsi nel Sir Francis Drake Channel.
Per quanto mi riguarda, vado subito a sfidare un sontuoso piatto di pesce nel ristorantino della Nanny Cay Marina. Devo consolare il mio skipper: è arrivato ultimo.

Spring Regatta: attorno a Virgin Gorda, spettacolo in mare, divertimento a terra

1 aprile 2009 da Alice

Non potevo mancare al BVI Sailing Festival 2009, evento clou del mare dei Caraibi, animato da piacevoli feste ma soprattutto dai molti che danno un enorme prestigio alla Spring Regatta.

bvisr_vincitore.jpg1 aprile 2009, secondo giorno, secondo appuntamento per centinaia di barche, tutte impazienti di gareggiare. Un po’ le invidio le barche, grandi o piccole che siano, perché la loro prua taglia le onde di un mare meraviglioso, le loro vele si gonfiano ai baci degli alisei e i fortunati velisti che ospitano a bordo possono ammirare un paesaggio di una bellezza incredibile. Oggi è il giorno del Bitter End Yacht Club. Per chi non lo sapesse, il Bitter End Yacht Club è un resort veramente unico che si trova nell’isola Virgin Gorda, incantevole perla delle Isole Vergini Britanniche . Questo Yacht Club accoglie barche e velisti che partecipano, all’interno del BVI Sailing Festival, al Round Virgin Gorda (per grandi barche a chiglia) e al Nation’s Challenge Cup Regatta (riservato ai piccoli e agili dinghy). Non solo. I velisti sanno divertirsi anche a terra e il Bitter End Yacht Club sa come soddisfarli: notte di festeggiamenti, con layday di grande successo. Nel linguaggio navale, il termine layday indica le operazioni di imbarco e sbarco che una nave fa nel porto. Ora ha un nuovo significato: festa e divertimento.
A differenza dei precedenti round Virgin Gorda, quest’anno gli skipper potevano scegliere di circumnavigare l’isola sia a babordo che a tribordo. Per chi è a digiuno della terminologia velistica, diciamo che le barche potevano fare il giro completo attorno all’isola in senso orario o in senso antiorario. Con venti di 12 – 14 nodi di mattina, un colpo di vento più sostenuto nel pomeriggio, le barche più grandi sono state avvantaggiate.
Il race alle 9:35. Dopo poco meno di quattro ore, uno Rogers 46 proveniente dal Regno Unito, ha tagliato la linea dell’arrivo.
Solo dieci delle undici barche iscritte sono state in grado di terminare il percorso entro il tempo limite, compresa la più piccola della flotta, un Santana 26.Nel pomeriggio si è invece svolta la gara della Nation’s Cup Challenge. Con 10 – 12 nodi di brezza, il Team Brasile, con Arethusa, ha vinto sia nella classe Hobies che Laser. bvisr_2april.jpgDomani, tutta la flotta del BVI Sailing Festival si ritroverà a gareggiare nelle acque di Tortola per la Nanny Cay Cup. Peccato che voi non siate qui con me: domani sera si balla al Mount Gay Party con musica dal vivo di MJ Blues.

BVI SPRING REGATTA: la più amata dagli alisei

20 marzo 2009 da Alice

Io ho avuto la fortuna di vedere arrivare alcune primavere alle BVI. Sulle acque azzurre, blu turchese, acquamarina e lapislazzulo dell’arcipelago delle Isole Britanniche Vergini iniziano a spuntare, come fiori, gli scafi di quattro classi veliche: Racer, Cruiser, Bareboat e Multihull. È un miracolo che si ripete dal 1972 a Nanny Cay, a sud dell’isola di Tortola. Gli amanti della vela di tutto il mondo, italiani compresi, da 37 anni anni a questa parte non sanno resistere al richiamo della BVI Spring Regatta, la regata più amata dei Tropici, la regina dei Caraibi, la preferita delle barche più belle. Esagerazioni? No, per me è molto logica questa attrazione. Logica e magica. Chi non ha mai visto l’arcipelago delle Vergini Britanniche non può capire quanto sia magico navigare tra isole, isolotti ed estuari di così lampante bellezza. Un partecipante dell’edizione passata ha trovato una definizione perfetta: la BVI Spring Regatta è l’edonismo dell’agonismo. Piacere e abilità competitiva si sposano in perfetta armonia in ognuno dei sette giorni di regata, dal 30 Marzo al 5 Aprile. Fino al 2002 erano tre i giorni di regata, ma dall’anno successivo la bellezza, l’importanza e il successo della competizione ha convinto gli organizzatori a prolungare il piacere dei velisti con l’istituzione del Sailing Festival. Nata dall’iniziativa e dalla passione di alcuni membri del BVI Hotel and Tourist Association, la Spring Regatta ha via via trovato nuovi sostenitori, come il BVI Yacht Club e lo stesso Governo locale. Nella scorsa edizione le mie orecchie hanno sentito frasi di pura poesia. Ad esempio “La bolina nel canale luminoso del Sir Francis Drake Channel è un’esperienza unica”. Oppure “Virare intorno all’isola di Norman, costeggiare Peter Island, vedere il bagliore delle spiagge bianche e sfilare sottovento il turchese dei fondali prossimi alla riva danno emozioni immense”. E ancora “Meraviglioso è ritornare in porto a Nanny Cay e trovare il calore sensuale della festa: calore nell’accezione prettamente caraibica”. A propisto di calore sensuale: l’inizio della regata è preceduto da tre giorni di festeggiamenti nelle acque di Tortola e Virgin Gorda. Stesse feste, giorno e notte, durante i giorni di regata, al Bitter End Yacht Club di Virgin Gorda e al Nanny Cay Marina di Tortola. Per non parlare della serata finale!

Che sogno! Regatare gomito a gomito con Paul Cayard..

13 ottobre 2008 da Alice

È una formula unica al mondo e si chiama Pro Am Regatta: Pro sta per professionisti ed Am per amatori. Sto parlando in particolare ai velisti e a quelli come me, che ogni tanto hanno segretamente desiderato essere a bordo con i grandi campioni della vela. Ma può accadere? Certo che sì: alle BVI accade da ventidue anni e tra meno di un mese (dal 1 all’8 novembre prossimo) va in onda l’edizione del 2008. 100_04221.JPGSi regata in flotta e percorsi di match race, come in Coppa America ma in questo caso le star del timone saranno con voi, se avrete il privilegio in quella settimana di soggiornare al Bitter End Yacht Club. Lo storico resort di Virgin Gorda è nato per gli amanti della vela e sorge nel North Sound, vale a dire, un dedalo di isole e canali che offre tutte le migliori occasioni e condizioni di veleggiare ai Tropici.
La regola delle regate è semplice: su una decina di scafi monotipo (il Laser, l’Hobie Cat e l’Hunter 216) ci sarà un timoniere campione e quattro velisti che come me vanno a vela solo per diletto. A novembre, tra gli altri, ci saranno Lowell North, Keith Musto, Russell Coutts (pluri vincitore dell’America’s Cup), Paul Cayard
 e Peter Holmberg, timoniere nato nella vicina St Thomas, che oltre ad avere vinto due edizioni della PRO AM è stato timoniere  di Oracle nella America’s Cup del 2003.
Insomma, un’occasione irripetibile per navigare con i grandi e semmai, carpire loro qualche piccolo segreto per stringere meglio il vento, per virare senza sbavature, per migliorare il fiuto tattico e soprattutto, per divertirsi tra il sole, il vento e il mare delle Isole Vergini Britanniche!

Fuga da New York

15 settembre 2008 da Alice

No, il film di John Carpenter non c’entra: la fuga da New York di cui voglio raccontarvi è quella di Davide Pugliese. Quante volte avete sentito dire – o addirittura pensato voi stessi: “lascio tutto e vado a vivere su un’isola”.
Lui l’ha detto e poi l’ha fatto. E non che la vita gli andasse poi così male, anzi. Davide, nato a Torino e cresciuto a Firenze, era partito ventenne per New York dove nel cuore di Manhattan aveva aperto il suo studio fotografico. Ha lavorato tanti anni con successo: servizi di moda per Vogue e Cosmopolitan, entourages di artisti, via vai di bellissime donne. Il suo studio era un crocevia sempre affollato e Davide, tra un set e l’altro amava cucinare per gli amici. E cucinava bene. Tutti a dirgli: “dovresti aprire un ristorante!” Un giorno, mentre era in Australia per vacanza, conobbe Cele, un’australiana che navigava a vela in giro per il mondo e che divenne sua moglie. Anche a Davide Pugliese piaceva molto il mare. Tanto che poco tempo dopo presero insieme la grande decisione: fuggire da New York. Cercare un’isola dove inventare un’altra vita.
Entrambi conoscevano le Isole Vergini Britanniche e scegliere Tortola fu una scelta naturale. Oggi la loro casa si chiama Brandywine Bay; e a mio parere è il miglior ristorante di Tortola: affacciato sulla spiaggia che guarda il Sir Francis Drake Channel, è ideale per assaporare piatti deliziosi in una cornice straordinaria. Chiudete gli occhi: non vi immaginate già li? Eccovi: una terrazza sul mare, cena a lume di candela, e Davide che vi illustra come ha saputo combinare i sapori del mare e quelli della terra, giostrando magistralmente l’incontro tra gli ingredienti locali con quelli mediterranei: conch e callaloo, basilico e olio di frantoio extravergine di oliva, la pasta all’uovo fatta a mano, pesce caraibico e ottimi vini.
E non è finita: c’è anche il gusto di sapere che i sogni si possono tradurre in vita vera. Bisogna solo crederci e partire.
Ieri ho voluto salutarli e ci siamo parlati su Skype, a chiacchierare di come sono andate le vacanze. Per Davide e Cele non sono ancora finite, il Brandywine riapre a fine ottobre.

Come un diario

16 luglio 2008 da Alice

Oggi non parlo di me ma di un mio amico, Francesco, che ha il dono di sapere trasmettere emozioni quando scrive, e l’appuntamento con il suo blog è diventato per me un piacere quotidiano. Ogni mattina – o quasi – quando clicco sull’iconcina del mio browser è fra i primi indirizzi che digito, pregustando il piacere di leggere i suoi “pensierini” o le sue “cattiverie”, o semplicemente di vedere cosa ha fatto oggi. Francesco è, oltre che appassionato di fumetti, un amante della vela, e amante delle mie isole :-)
Invito dunque tutti quelli che come me hanno voglia di iniziare bene la giornata a fare una visitina sul suo blog, senza trascurare il mio, ovviamente!

La diagnosi di un’isola

13 maggio 2008 da Alice

Ho sempre pensato che ogni isola è “privata” per definizione, dato che il suo perimetro delimita uno spazio eletto. Eppure, quand’essa è privata anche nel senso più concreto del termine, acquista certamente un appeal particolare. Come Peter Island, che ospita l’omonimo resort e che Condè Nast Traveller ha inserito nella sua classifica di “Best Places to Stay in the World” and “Top 20 Islands”.
Una prerogativa, quella di un dorato isolamento marino, che accende in ogni ospite che lo frequenti la sensazione di un profondo privilegio, di una identificazione con l’isola stessa come fosse un’entità vivente che lo riflette, che lo assimila alla sua insularità.
Lo scrittore Lawrence Durrell, analizzò questa sorta d’incantesimo nel suo romanzo Riflessi di una venere marina. Scrisse così:
“Da qualche parte, ho trovato una volta un elenco di malattie non ancora classificate dalla scienza medica; tra queste compariva il termine “islomania”, descritta come un’afflizione dello spirito rara, ma per nulla sconosciuta. C’è gente che trova le isole irresistibili. La semplice consapevolezza di trovarsi su un’isola, un piccolo mondo circondato dal mare, provoca loro un’inspiegabile ebbrezza.”
Soffro anch’io di quella malattia e non ne guarirò mai. Credo che ne soffrisse anche il magnate norvegese Torolf Smedvig che alla fine degli anni ’60 sperimentò di Peter Island i doni di una natura verginale. Vi costruì il lussuoso ma discretissimo resort che tutt’ora contagia di quella malattia chi vi si abbandoni con il corpo e con la mente. È allora che l’isola la si sente respirare e a poco a poco, prenderci per mano e accompagnarci nel segreto delle sue cinque spiagge.Deadman Bay at Peter Island Resort - thanks to ciasai

Rivivere la Spring Regatta..

9 maggio 2008 da Alice

Sentire il profumo del mare, avere la brezza che scompiglia i capelli, provare l’emozione della corsa, avvertire un brivido di adrenalina come fanno i veri lupi di mare.. tutto questo è la Spring Regatta!
Ho già scritto della competizione di quest’anno, dell’evento velico con vascelli storici a cura di Foxy Callwood.. insomma, alle BVI la vela si sente sulla pelle ..
Se, come me, volete rivivere le emozioni della Spring Regatta Vi invito a vedere ITINERARI, la trasmissione di viaggi curata dal mio amico giornalista e velista Stefano De Franceschi.
Stasera, venerdì 9 maggio, alle 20.30 su TeleCapodistria (e in replica domenica 11 maggio alle 17.30
ma anche via satellite su “hot bird 3″ o su internet: www.rtvslo.si/capodistria oppure sul sito www.terrediitinerari.it
“IL PARADISO DEI VELISTI” è il titolo della puntata interamente dedicata alle ISOLE VERGINI BRITANNICHE. E per chi volesse leggere il “diario” di Stefano, vi segnalo il link alla pagina in cui narra della sua avventura fra i mari delle BVI:
http://www.terrediitinerari.it/mostraviaggi.php?codice=140
In occasione della 37^ edizione della BVI Spring Regatta, come dicevo, Stefano ha avuto la possibilità di visitare in barca a vela alcune di queste isole:
Stefano al timone durante la Spring Regatta 2008 - tks to DoraTortola, Virgin Gorda, Peter Island, Norman Island sulle orme dei pirati che un tempo popolavano queste acque!

Non perdetevelo!!

Le barche ritrovate

26 aprile 2008 da Alice

Ve lo ricordate Foxy? Il cantastorie dell’isoletta Jost Van Dyke; quello che non voleva accendere la luce e di cui vi ho raccontato il 10 febbraio scorso? È proprio vero che i poeti, gli artisti, i musicisti sono spesso nostalgici romantici. Era il 1974 quando nella baia di Great Harbour dove – come succede ancora – si ancoravano lucenti yacht da crociera, Foxy sentì la nostalgia di quando le barche erano fatte di legno e non di vetroresina;Wooden Boat Regatta - thanks to www.foxysbar.com le vele di canapa e non di mylar. Radunò un manipolo di amici, reclutò i piccoli schooner sopravvissuti alla modernità e inventò la sua piccola regata, la Foxy’s Wooden Boat Regatta. Erano sette barche nella prima edizione di quell’estate lontana. Oggi, dopo 34 anni sono ormai decine: barche nate come mezzi da lavoro o da trasporto, restaurate secondo i canoni della carpenteria tradizionale, un mestiere che andava scomparendo. Devo dirvi che vederle costeggiare gli isolotti corallini di Sandy Cay o di Green Cay,Wooden Boat Regatta poster - thanks to www.foxysbar.com con quegli scafi di legno e le vele color panna, è una visione di estetismo e di eleganza che si fonde al paesaggio in modo ideale e perfetto. Da due anni sono ammesse alla linea di partenza anche le imbarcazioni a vela che abbiano compiuto i trent’anni di vita e dunque, acquisita una sorta di classicità. L’appuntamento velico, coordinato dal West End Yacht Club di Tortola è fissato per il 23, 24 e 25 maggio prossimi. Chi vuol vedere una scena mobile e vivente di com’erano i Caraibi, deve fare un salto in quei giorni a Jost Van Dyke.

BVI Spring Regatta: l’edonismo dell’agonismo

8 aprile 2008 da Alice

BVI Spring Regatta 2008 - thanks to BVI Spring RegattaHa compiuto la sua trentasettesima primavera la regata più amata dei Carabi. Oltre 160 barche hanno felicemente invaso gli specchi d’acqua di un arcipelago che sembra modellato proprio per essere navigato a vela. E i velisti lo sanno. Lo sanno coloro che da anni non mancano all’appuntamento della BVI Spring Regatta e che raggiungono Le Vergini Britanniche con scafi da competizione pura. Lo sanno gli amanti della crociera che nella classe a loro dedicata, esprimono l’indole sportiva altrimenti chiusa nel cassetto. Il dilettevole si sposa finalmente con una kermesse che mette insieme le due diverse anime degli uomini di mare. Quattro classi (Racer, Cruiser, Bareboat, Multihull) che con appositi handicap regatano sulle stesse rotte.
La marina di Nanny Cay a sud dell’isola di Tortola, quartier generale della Spring Regatta, anche quest’anno ha vissuto la sua annuale settimana di fulgore. Dal 31 marzo al 6 aprile ha calamitato l‘entusiasmo di migliaia di velisti. Così diversa dalle competizioni veliche consuete perché diverso è soprattutto lo scenario. Diverso e unico è affrontare la bolina nel canale luminoso del Sir Francis Drake Channel e poi virare intorno all’isola di Norman, costeggiare Peter Island e vederne il bagliore delle spiagge bianche e sfilare sottovento il turchese dei fondali prossimi alla riva.
Diverso è vedere gli spinnaker gonfiarsi di aliseo tra le quinte dei piccoli isolotti. Diverso è tagliare la linea del traguardo, quale sia la propria posizione, se ad aspettarti a pochi metri c’è il ristoro meritato di una baia blu dove tuffarsi. Diverso è ritornare in porto a Nanny Cay e trovare il calore sensuale della festa: calore nell’accezione prettamente caraibica. Come ogni anno c’erano anche gli italiani a regatare: il team voluto dal BVI Tourism Board si è piazzato tredicesimo con il suo Sunsail. Il risultato conta, certo. Ma conta pur sempre meno di quello che gli occhi vedono nella solarità assoluta di una campo di regata senza uguali!